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PAOLO VI
UDIENZA GENERALE
Mercoledì, 27 gennaio 1965
Universalità del Sacro Collegio
Diletti Figli e Figlie!
Il tema del giorno è il Concistoro, con la nomina dei nuovi Cardinali. Ne
parlano tutti, anche quelli che non sono direttamente interessati a questo
avvenimento, perché tutti comprendono che esso non è singolare soltanto per i
suoi aspetti esteriori: la rarità, la pubblicità, la solennità,
l’internazionalità . . ., ma altresì per il rapporto ch’esso può avere con
l’orientamento, sia pratico che spirituale, della Chiesa nelle questioni del
nostro tempo, e per il significato ch’esso riveste in ordine alle persone
chiamate a far parte del Sacro Collegio. La vita cattolica è, in qualche modo,
caratterizzata da questo fatto; e questo spiega l’attenzione che lo circonda, e
giustifica la filiale curiosità, che Ci pare di cogliere nei vostri occhi a Noi
rivolti in una muta, ma penetrante interrogazione: che cosa dobbiamo pensare di
questo prossimo Concistoro? Il Papa non ci dice nulla su questo tema, che tanto
stimola l’interesse di tutti, anche dei profani, e tanto più quello dei figli
fedeli, venuti all’udienza del Papa, mentre tutto il mondo commenta, discute,
pronostica, calcola, critica, plaude o sentenzia circa questo preannunziato
Concistoro?
Figli carissimi! Voi non pretendete certamente da Noi, con queste vostre
silenziose, ma evidenti domande, delle risposte esaurienti; vi basta saperne
dalle Nostre labbra quel qualche cosa che vi aiuti a giudicare questo
avvenimento nella sua vera luce. Vi diremo, innanzi tutto, che l’avvenimento non
è straordinario, ma si inserisce nella vita consueta della Chiesa, per il fatto
stesso che il Collegio cardinalizio esiste da secoli e ch’esso è iscritto nella
legge normale della Chiesa, nel Diritto Canonico. Straordinari, se mai, sono
alcuni suoi aspetti, che meritano qualche spiegazione. L’aspetto numerico, per
primo. Si sa che fin dal secolo XVI il numero dei Cardinali era fissato a
settanta; così aveva stabilito Sisto V, con la sua Costituzione «Postquam
verus», nel 1586, per togliere l’arbitrio di superflue creazioni
cardinalizie, per dare figura giuridica determinata al Sacro Collegio e per
riferirsi al numero biblico dei settanta Seniori d’Israele, che dovevano
assistere Mosè nel governo del popolo ebreo (cfr. Ex. 24, 1; Pastor,
10, 169-170). E da allora il numero di settanta non era stato oltrepassato;
anche Papa Pio XII, Noi ricordiamo, volle attenersi entro tale limite, pur
avvertendo che esso rispondeva a fatica alle cresciute dimensioni della Chiesa (cfr.
Discorsi . . . VII, 304 ss.). È stato Papa Giovanni a varcare quel
limite; ed allora non è parso a Noi sconveniente profittarne, e portare il
numero dei Cardinali viventi oltre il centinaio; e ciò per ragioni plausibili.
Le proporzioni della Chiesa odierna non sono più quelle del Cinquecento, ma sono
assai cresciute e si sono dilatate, per grazia di Dio, sulla faccia della terra.
Inoltre la funzione rappresentativa del Sacro Collegio si è fatta più ampia e
più esigente, e ciò proprio per il deciso impulso dato dallo stesso Papa Pio XII
al carattere soprannazionale della Chiesa, il quale si riflette nella struttura
del corpo cardinalizio; e per la diffusione dell’idea ecumenica, alla quale il
Concilio in corso di celebrazione conferisce tanto splendore e tanta speranza.
Non è Nostra intenzione, vi diremo subito, di accrescere l’efficienza del
Sacro Collegio per via d’inflazione numerica; è anzi Nostro proposito, anche se
a Concilio finito dovremo procedere alla creazione di qualche altro Cardinale,
di contenerne strettamente il numero entro i confini delle vere necessità della
Chiesa, la quale deve, sì, rispecchiare la sua magnifica universalità nel
Collegio Cardinalizio, sintesi ormai dell’orbe cattolico non meno che dell’urbe
romana, ma ciò maggiormente in forma simbolica e qualitativa, che non
quantitativa; tanto più che Noi pensiamo di poterCi anche valere nell’esercizio
del Nostro ufficio apostolico, secondo i bisogni ed in varie forme,
dell’assistenza di Nostri Fratelli nell’Episcopato, come già avviene e come
meglio potrà avvenire in futuro.
Perciò Nostra intenzione è di dare al Sacro Collegio un’espressione di più
piena comunione e di più effettiva rappresentanza di autorità, di collegialità,
di esperienza, di tradizione, di cultura, di merito. Avrete osservato, a questo
proposito, la varietà di qualificazioni, che distinguono i nuovi membri del
Collegio Cardinalizio. Questo vi dica come la Chiesa romana non sia un ovile
chiuso, immobile, egoista ed esclusivista, ma sia piuttosto il centro
indispensabile d’un gregge raccolto e multiforme, il gregge di Cristo,
mirabilmente caratterizzato dalla complementarità delle sue proprietà
costituzionali: l’unità e la cattolicità, l’autorità e la fraternità, l’identità
della fede nella sconfinata e polivalente larghezza della carità.
E accenniamo appena a queste cose, Figli carissimi, affinché, venendo voi a
farci visita nell’incidenza di questo bello episodio ecclesiastico, cresca in
voi il desiderio di sempre meglio conoscere e sempre più ammirare questo
vecchio, maestoso e robusto albero della Chiesa di Pietro, che, passando secoli
e infuriando bufere, lungi dal divenire arido e decrepito, trova sempre in se
stesso le energie divine, che Cristo gli ha infuse e che, a volta a volta, ne
ringiovaniscono le tradizionali strutture. Ed anche affinché abbiate ad amare
sempre più la santa Chiesa di Dio nel suo aspetto universale, ed abbiate a
pensare che voi, figli, voi fedeli, a tutti questi fatti, come dice l’Apostolo,
«non siete ospiti e forestieri, ma siete concittadini dei santi e della famiglia
di Dio» (Eph. 2, 19).
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