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PAOLO VI
UDIENZA GENERALE
Mercoledì, 2 giugno 1965
Il buon pastore guida tutte le anime
Diletti Figli e Figlie!
Sapete che cosa viene alla Nostra mente a causa di queste udienze generali?
Viene alla Nostra mente il desiderio di leggere nelle vostre anime le
impressioni che vi sorgono dentro, proprio a causa dell’udienza stessa. A Noi
pare d’indovinare alcuni vostri pensieri; e Ci sembra conforme alla semplicità e
alla schiettezza dell’incontro spirituale, che desideriamo avere con voi, il
farne oggetto del Nostro breve discorso.
Vediamo se riusciamo a comprenderci. Noi crediamo che una delle vostre
impressioni spontanee in ciascuno di voi sia questa: perché sono qui? Si fa cioè
cosciente in ciascuno di voi la ragione della vostra presenza. Ciascuno di voi
può subito rispondere: sono qui per vedere il Papa. Certamente. Ma perché, Noi
chiediamo, volete vedere il Papa? E a questa domanda, anch’essa del tutto ovvia
e immediata, la risposta non è per tutti uguale. Per intenderci facilmente
diremo che vi sono tre modi di rispondere. Cioè qualcuno dice a se stesso: io
sono qui come un estraneo, come un semplice visitatore, come un osservatore,
come un turista, un curioso, uno che assiste, per conoscere, per vedere, ma che
rimane forestiero e staccato, senza personale partecipazione all’intensità
spirituale di questo momento e di questa atmosfera. Qualche altro invece
risponde a se stesso: sono qui perché mi piace. Qui vi sono tante belle cose da
vedere, da sentire, da pensare; sono qui da amico; amico, ad esempio, dell’arte,
amico della storia, amico dello spettacolo, che qui posso osservare e godere. La
partecipazione, in questo caso, è ancora più cordiale e sincera, ma parziale;
aderisce a qualche aspetto di questo incontro, ma non forse a ciò che più
importa: la comunione di fede e di carità, che costituisce l’essenza vera e
profonda dell’incontro stesso. E finalmente vi è chi dice a se stesso: io sono
qui, perché sono in casa mia, sono in casa del Padre comune, sono figlio della
Chiesa e mi trovo qui in piena confidenza, sono qui per sentirmi cattolico cioè
unito non solo a tutti quelli che sono presenti di fatto, ma anche a tutti
quelli che sono presenti di spirito, a tutti i fedeli che formano una sola
famiglia di Cristo, un solo popolo di Dio: è per godere un istante di questa
misteriosa pienezza spirituale che sono qui; per sentirmi io pure membro vivo
del Corpo mistico di Cristo, nella certezza d’una sola fede, nella gioia di
un’identica carità.
Diciamo dunque: qui si può essere come estranei, come amici, come figli.
Fate attenzione: questa classifica, che in questo momento viene in evidenza,
che si fa sensibile nei vostri spiriti, vale non soltanto ora e qui; vale sempre
per definire le differenti posizioni, che gli animi delle persone del nostro
tempo possono assumere rispetto alla Chiesa: vi è chi si considera estraneo, chi
si considera amico, chi si considera figlio e membro vivo della comunione
cattolica. E osservate ancora come questa triplice divisione riguarda non solo
gli animi, ma le cose altresì di cui s’interessano gli uomini di ogni tempo: vi
sono cose estranee alla competenza diretta della Chiesa, le cose temporali, le
cose di questo mondo e per questo mondo; vi sono cose comuni alla Chiesa e a
questo mondo; l’arte, ad esempio, la cultura, la beneficenza, e così via; e vi
sono cose che solo la Chiesa possiede ed essa sola può dare: la dottrina del
Vangelo, la preghiera liturgica e la grazia sacramentale, la via del Signore e
la sua speranza di vita eterna.
E se pensate ancora, vi accorgete che queste diverse cose, che determinano
diverse posizioni rispetto alla Chiesa, possono trovarsi, sotto differenti
aspetti, nella medesima persona, la quale può essere, al tempo stesso,
indipendente, quando si occupa di cose moralmente indifferenti e religiosamente
profane; collegata, quando si occupa di cose che appartengono simultaneamente
alla sfera profana e alla sfera sacra; e partecipe infine, quando agisce da
soggetto fedele alla santa Chiesa.
Accenniamo a questa diversità di rapporti (e non sono solo questi, nella
complessa realtà della vita; pensate, ad esempio, ai rapporti delle anime
nell’ordine della grazia, quelle lontane, nel peccato o nell’inimicizia; quelle
vicine, nell’unione spirituale e nella santità), perché Ci sembra un aspetto
interessante, di spontanea coscienza, nel momento in cui Ci troviamo; una specie
di esame di coscienza si pronuncia nei vostri spiriti a riguardo delle vostre
relazioni con la Chiesa e con Cristo; e poi perché sappiate che Noi, in astratto
se non in concreto, conosciamo codesta pluralità di relazioni, e le rispettiamo.
Diremo soltanto la Nostra altrettanto spontanea reazione a codesta varia
presentazione spirituale dei Nostri visitatori; ed è quella del Pastore - Dio
voglia: del buon Pastore, che conosce il suo gregge ed effonde su di esso una
medesima affezione, un eguale interesse, una unica carità. Tutti, tutti qui,
Figli e Figlie carissimi, siete accolti con lo stesso cuore; tutti siete per Noi
i benvenuti nella dilezione, che il Cuore immenso di Cristo - al cui culto è
particolarmente rivolta la devozione di questo mese di giugno - comunica al
piccolo Nostro cuore di Pastore e di Padre comune.
Se volessimo proseguire su questo tema potremmo dire qualche mirabile cosa: è
la vostra accoglienza, ad esempio, a dosare l’intensità della Nostra pastorale
affezione e a qualificarne il tenore; e di più, ricordate che questa Nostra
affezione ha misure strane; spesso la distanza l’accresce invece che attenuarla;
e spesso chi si crede difeso dalla carità apostolica per la sua indifferenza o
per la sua ostilità, è più ricordato e cercato da tale carità; appunto come nel
Vangelo del pastore, affannato nella ricerca della pecorella smarrita. Citiamo
una voce dei primi secoli cristiani, quella di Tertulliano: «Errat et una
pastoris ovicula, sed grex una carior non erat»;
si perde anche una sola pecorella del pastore, ma tutto il gregge non era più
caro di quella sola (De paenitentia, VIII, P.L., 1, 1353).
Così, Figli e Figlie, quanti qui siete, e quanti a voi giunge l’eco della
Nostra umile voce, tutti sappiate che nella carità di Cristo vi portiamo nel
cuore, e tutti vi benediciamo nel suo santissimo Nome.
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