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PAOLO VI
UDIENZA GENERALE
Mercoledì, 20 ottobre 1965
La mistica città collocata sul monte
Diletti Figli e Figlie!
Noi abbiamo esortato i Nostri visitatori, come, del resto, tutti i credenti,
ad amare la Chiesa. Sorge allora spontanea la domanda: perché? Quali titoli ha
la Chiesa al nostro amore? Noi crediamo che questa domanda si presenti allo
spirito di chi assiste ad un’udienza come questa, non solo come spettatore
curioso, ma come fedele devoto ed avido di meglio comprendere le .ragioni della
sua professione cattolica; e crediamo altresì che tale domanda faccia scaturire
un fiume di risposte, suscettibili ciascuna di ampia e profonda meditazione.
Perché dobbiamo amare la Chiesa? La domanda si pone subito in relazione con
un’altra, estremamente semplice e difficile insieme: che cosa è la Chiesa? che
cosa è la Chiesa, perché noi la dobbiamo amare? E allora i vari aspetti, in cui
possiamo scorgere il volto della Chiesa, cioè l’essere suo e la sua missione, la
sua origine e la sua storia, i nomi con cui essa è designata, ci si presentano
come titoli che esigono la nostra devota affezione alla Chiesa: non è la Chiesa
l’oggetto dell’amore di Cristo, la sua mistica Sposa? Se Cristo tanto l’ha
amata, fino a dare la vita per lei, fino a farne il termine terreno e storico
dell’opera sua, non dovremo noi stessi amarla con simile dilezione? Non è la
Chiesa nostra madre, nell’ordine della grazia; nostra maestra, nell’ordine della
fede? non è l’arca della nostra salvezza? non è la famiglia di Dio, dove la
comunità cristiana, l’intera umanità in via di redenzione, si trova riunita
dalla carità e per la carità? E così via.
Noi vorremmo fermare la vostra attenzione, per questa volta, sopra uno dei
più luminosi motivi, che esigono il nostro amore alla Chiesa: è santa; la
dobbiamo amare perché è santa; perché è la santa Chiesa.
Chi le ha dato questo titolo? Non si trova testualmente questo titolo nella
sacra Scrittura, ma lo si deduce (cfr. Eph. 5, 33). Il che vuol dire che
la Chiesa stessa se lo è riconosciuto. Il senso della santità è fra le prime
deduzioni che la Chiesa trasse dalla coscienza del suo essere e della sua
vocazione; così che la qualifica di «Santa», attribuita alla Chiesa, fin dai
primi padri apostolici (cfr. San Ignazio, ad Trall., introd.) divenne abituale,
entrò subito nei simboli e nelle professioni battesimali della fede (cfr.
Denz.-Schoen. 1, 10, etc.), e rimase poi sempre come aggettivo consueto e
protocollare per designare una delle proprietà intrinseche e una delle note
esteriormente visibili della Chiesa, la sua santità.
E che cosa significa santità? Non possiamo ora soffermarci su questo concetto
complesso e vasto come un mare; ci basta accennare alla parentela ch’esso ha con
la religione. Dice bene San Tommaso che la santità è essenzialmente la stessa
cosa che la religione, salvo che questa si riferisce al culto di Dio, mentre la
santità, in senso generale, consiste nell’ordinamento d’ogni atto virtuoso verso
Dio stesso (cfr. S. Th. II, II, 81, 8 ad 1); la possiamo perciò
considerare come la più alta perfezione morale e spirituale dell’uomo sotto
l’influsso della religione. Ciò significa che la santità trova la sua piena e
originaria espressione in Dio e da Dio, santo per essenza e prima sorgente
d’ogni santità. La Chiesa perciò è santa in quanto a Dio si riferisce, per
tramite e virtù di Cristo, che santa la concepì e la fondò, santa la fece e
sempre la va facendo con l’infusione dello Spirito Santo, nei sacramenti e in
tutta l’economia della grazia; santa la rende per la custodia e per la
diffusione della sua parola, per la distribuzione dei suoi carismi, per
l’esercizio delle sue potestà, per la capacità di generare e formare anime
viventi in comunione con Dio. La Chiesa è santa come istituzione divina, come
maestra di verità divine, come strumento di poteri divini, come società composta
di membri aggregati in virtù di principii divini. «Nella misura in cui ella è di
Dio, la Chiesa è assolutamente santa» (cfr. S. August.: Contra
litteras Petiliani;. P.L. 43, 453; Congar, Angelicum,
1965, 3, p. 279).
Noi dovremmo essere capaci di contemplare questo volto splendente della
Chiesa, questa sua visione idealmente santa e perfetta, questa Gerusalemme
celeste calata sulla terra (Apoc. 21, 2), questa «città collocata sulla
montagna» (Matth. 5, 14), questa santa Chiesa di Dio, umanità rigenerata
a formare il Corpo mistico di Cristo. La sua bellezza ci riempie di meraviglia e
d’amore. Sì, d’amore, perché questa Chiesa è il pensiero di Dio realizzato
nell’umanità, è lo strumento e il termine della nostra salvezza. Impossibile non
amare la Chiesa, quando la si e contemplata nella sua santità.
A questo punto Noi avvertiamo la solita obbiezione: ma codesta Chiesa, tutta
santa e luminosa, è ideale o reale? è un sogno, un’utopia, o esiste davvero? La
Chiesa, che noi conosciamo e che noi siamo, non è piena di imperfezioni e di
deformità? La Chiesa storica e terrestre non è composta di uomini deboli,
fallaci, peccatori? Anzi non è proprio il confronto stridente fra la santità,
che la Chiesa predica e che dovrebbe essere sua, e la sua condizione effettiva,
quello che suscita ironia, antipatia e scandalo verso la Chiesa? Sì, sì: gli
uomini che compongono la Chiesa sono fatti dell’argilla di Adamo, e possono
essere e spesso sono peccatori. La Chiesa è santa nelle sue strutture, e può
essere peccatrice nelle membra umane in cui si realizza; è santa in cerca di
santità; è santa e penitente insieme? è santa in se stessa, inferma negli uomini
che le appartengono. Questo fatto dell’infermità morale in tanti uomini di
Chiesa è una terribile e sconcertante realtà; non dobbiamo dimenticarlo. Ma esso
non altera l’altra realtà, esistente nel disegno di Dio e in parte già raggiunta
dagli eletti, quella della stupenda santità della Chiesa; ed invece di produrre
scandalo e sdegno, dovrebbe produrre amore ancora maggiore, quello che noi
abbiamo per le persone care, quando sono malate; un amore che così si pronuncia:
affinché la Chiesa sia santa, noi, noi dobbiamo essere santi, cioè veramente
suoi figli degni, forti e fedeli.
È ciò che auguriamo dando a tutti la Nostra Benedizione Apostolica.
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