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PAOLO VI

UDIENZA GENERALE

Mercoledì, 1° dicembre 1965

 

Primato di autorità, primato di carità

Diletti Figli e Figlie!

Chi, venendo a questa Udienza, a questo incontro con l’umile, ma autentico successore dell’Apostolo Pietro, sulla cui tomba noi ci troviamo, non si contenta di guardare la scena esteriore, che gli si presenta davanti, per quanto unica e parlante con cento voci pur degne d’ascolto e di riflessione, ma cerca di entrare nella sfera delle verità interiori, qui significate e qui eloquenti circa il mistero della Chiesa e della sua prodigiosa concentrazione in questo punto locale, storico, giuridico, spirituale, e quindi della sua altrettanto prodigiosa irradiazione universale; può darsi che arrivi, se fedele, se pio, se attento, ad avvertire la presenza d’un segreto ambientale; d’un segreto, che solo dovrebbe essere noto a Cristo e a Pietro, ma che l’evangelista Giovanni ha saputo cogliere e registrare all’ultima pagina del suo Vangelo, e che perciò è reperibile a chi sa meditare il Vangelo, e sa vederne il riflesso perenne nella storia, che da esso direttamente deriva.

Il segreto, che forma il Nostro personale conforto e il Nostro personale tormento, è contenuto ed espresso in una semplice, ma formidabile sillaba, che suona «più, plus, pléon» (Io. 21, 15), e che Gesù ha unito, in maniera tanto inattesa, ma tanto luminosa, al verbo «amare», esigendo e suscitando in quel Simone Pietro, che nella notte della passione del Signore aveva dato la triste prova della sua debolezza, e che Gesù, quasi per cancellare quella colpa ed il suo penoso ricordo, riconfermava nell’ufficio di supremo Pastore del suo mistico gregge. Disse infatti il Signore risorto, nella famosa apparizione sul lago di Tiberiade: «Simone di Giovanni, mi ami tu più di costoro?»; e costoro erano gli altri Apostoli, tra cui il prediletto, l’Evangelista che ci racconta la scena. Ebbene: quel «più», che mette Pietro a confronto con i migliori e maggiori seguaci di Cristo, è parola tremenda. Esige e suscita, dicevamo, un primato d’amore, che deve distinguere Pietro nel misterioso rapporto che intercede fra lui e Cristo, e che lo deve caratterizzare nel rapporto anch’esso misterioso, ma visibile questo, che fa di Pietro il primo Pastore nella santa Chiesa e della santa Chiesa. Al primato d’autorità, già conferito a Simone Pietro, Gesti vuole che corrisponda un primato di carità: potestà totalmente gratuita quella, virtù questa, dove un grande dono, una grande grazia, una grande capacità di amare deve confondersi con il più grande sforzo, il più grande slancio del cuore umano chiamato a tale sommità d’amore.

Vi dicevamo che questo è un segreto; sì, perché si riferisce all’aspetto più interiore e più personale della investitura di Pietro a Vicario di Cristo, e forma il principio, se così possiamo dire, della pedagogia e della psicologia dell’Apostolo eletto ad essere primo; primo nell’amore a Cristo, per essere primo nel governo della Chiesa, e cioè nell’amore alla Chiesa. Scoprire questo segreto fa capire molte cose. Bisognerebbe ricordare Santa Caterina da Siena, e i Santi che hanno saputo leggere nel cuore della Chiesa e vedere nel Papa, come ora spesso si ricorda, «colui che presiede alla carità».

Il che vuol dire, Figli carissimi, che qua venendo voi arrivate in una casa vostra, in una famiglia vostra; in quel porto, in quel rifugio, dove forse avete desiderato trovarvi in momenti amari, ma orientativi della vita, per essere sicuri di non essere soli al mondo, di non essere orfani, e dimenticati e disprezzati. Qui si può pensare d’essere accolti, compresi, istruiti, guidati, confortati, perdonati, riabilitati, allietati, vivificati; in una parola: amati. Amati di amore divino e di amore umano.

Diciamo una cosa molto bella per voi, per ciascuno di voi, e per quanti avranno la sorte e il coraggio di varcare le soglie della casa di Pietro; la casa dell’amore di Cristo e degli uomini. Ma sappiamo ch’è insieme, cosa molto difficile, per Noi; perché amare, come il Signore vuole che ami il Pastore, il Pastore primo specialmente, è davvero difficile: esige cuore immenso, cuore fermo, cuore ardente, cuore eroico. È il Nostro studio e la Nostra angustia! Ma Noi, rispondendo umilissimamente al Signore: «Tu sai che io ti amo», come allora rispose Pietro, confidiamo di mormorare, estraendola dalla Nostra coscienza, la Nostra più profonda parola, e così confidiamo di celebrare in Noi, per la Chiesa, la misericordia amorosa di Cristo.

Venendo a questa Udienza può darsi che voi sappiate un po’ penetrare questo segreto di Pietro, e che subito vogliate esserne e partecipi e felici. Così vi conceda Cristo Signore, mediante la Nostra Benedizione Apostolica.

                                                  

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