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PAOLO VI
UDIENZA GENERALE
Mercoledì, 10 agosto 1966
La santità e la missione salvatrice oltre ogni insufficienza umana
Diletti Figli e Figlie!
Quando noi Ci vediamo circondati, come in questo momento, di tanti volti
sconosciuti; quando pensiamo che molte delle persone presenti Ci incontrano per
la prima volta, e non conoscono di questa Sede centrale della Chiesa se non la
scena di questa Udienza; e quando ricordiamo come sia facile per un visitatore
passeggero, per un turista frettoloso, per un osservatore superficiale giudicare
secondo dei particolari curiosi, spesso insignificanti, tutto il mondo
ecclesiastico, la sua storia, la sua missione, la sua moralità, la sua
religione, sorge nel Nostro animo il dubbio circa il carattere buono,
edificante, felice dell’impressione, che questo incontro lascerà negli animi dei
Nostri visitatori.
Quale immagine, quale concetto della Chiesa e del Papa riporteranno essi a
ricordo di questo momento? Quale giudizio, quale atteggiamento sia spirituale
che pratico verso Roma cattolica? Se poi pensiamo che il volto storico,
l’aspetto umano, la faccia esteriore della Chiesa romana lasciano vedere tanti
difetti, tante incoerenze, tante debolezze, Ci domandiamo: sarà cresciuta, o
piuttosto diminuita in queste persone la stima e la simpatia per la Chiesa
stessa; sarà fortificata, ovvero scossa la loro fede? E se riflettiamo alle
molte critiche, ai molti sospetti, ai molti pregiudizi, che la mentalità
moderna, non esclusa spesso quella dei buoni e dei saggi, riserva al Nostro
ufficio apostolico e alla Chiesa, Ci domandiamo se la Nostra accoglienza così
semplice e così breve a quanti qua accorrono sia più idonea a svegliare in essi
sentimenti di sfavore e di noia, che di simpatia e di adesione.
È vero, Figli carissimi, che le vostre acclamazioni e i segni di affetto e di
devozione, con cui voi Ci festeggiate, Ci assicurano della bontà delle vostre
intenzioni e della fedeltà dei vostri animi.
Ma Noi non vogliamo tralasciare di ragionare un istante sull’ipotesi che la
vostra impressione di questa Udienza, e, in genere, dell’esperienza che voi
potete avere della vita della Chiesa, sia negativa. Non può capitare a tutti di
avere impressioni infelici sulla Chiesa?
Che cosa dunque vi diremo? Noi abbiamo passato in rivista, in alcune Udienze
precedenti, i nomi gloriosi che qualificano la Chiesa: regno di Dio e città di
Dio, casa di Dio, ovile e gregge di Cristo, Sposa di Cristo, e così via; come
pure abbiamo nominato alcuni degli aspetti con cui si presenta l’attività della
Chiesa: Chiesa orante, Chiesa missionaria e militante, Chiesa povera e
sofferente, ecc. Vi diremo ora che vi è un altro aspetto della Chiesa in questo
mondo, quello della Chiesa umile; della Chiesa, che conosce i propri limiti
umani, i propri falli, il proprio bisogno della misericordia di Dio e del
perdono degli uomini. Sì, vi è anche una Chiesa penitente, che predica e pratica
la penitenza; che non nasconde le proprie mancanze, ma le deplora; che si
confonde volentieri con l’umanità peccatrice per trarre dal senso della comune
miseria più forte il dolore del peccato, più implorante l’invocazione della
divina pietà, e più umile la fiducia della sperata salvezza. Chiesa umile, non
solo nelle file del popolo fedele, ma altresì, e soprattutto, nei gradi più alti
della gerarchia, che nella coscienza e nell’esercizio delle sue potestà,
generatrici e moderatrici del Popolo di Dio, sa di doverle adoperare per
l’edificazione e per il servizio delle anime; e ciò fino al grado primo, quello
di Pietro, quello che definisce se stesso «Servo dei servi di Dio», e che sente,
più d’ogni altro, la sproporzione fra la missione ricevuta da Cristo e la
debolezza e l’indegnità propria, sempre ricordando l’esclamazione dell’Apostolo
pescatore: «Exi a me, quia homo peccator sum, Domine: Allontanati da me,
Signore, perché io sono uomo peccatore» (Lc. 5, 8).
E qui un fatto singolare e stupendo si presenta, quello della santità e dell’indefettibilità
della Chiesa e della rappresentanza di Cristo in essa, anche quando gli uomini
di Chiesa sono personalmente manchevoli. La Chiesa di Pietro gode
d’un’assistenza di Cristo e d’una presenza dello Spirito Santo, che non
consentono la prevalenza delle forze del male (cfr. Matth. 16, 18); e la
Chiesa intera non cessa d’essere amata da Cristo anche nei più gravi momenti
della sua umana fragilità, e di possedere nell’esercizio delle sue funzioni
pastorali una santità strumentale, sempre capace di generare santità e salvezza
«per l’edificazione del Corpo di Cristo» (Eph. 4, 12).
Questa osservazione, che Ci condurrebbe allo studio delicato dell’azione del
Signore nella sua Chiesa, Ci autorizza a fare a voi, diletti Figli e Figlie, una
duplice raccomandazione. Procurate di conoscere bene la Chiesa, di conoscerla
meglio; ecco la prima raccomandazione. Non vi contentate di impressioni
superficiali, non giudicate la Chiesa soltanto dalla faccia umana e dalla veste
esteriore, ch’essa presenta; conoscetela nella varietà, nella ricchezza, nella
profondità dei suoi molteplici aspetti, nel mistero umano-divino del suo essere
interiore, nella santità e nella necessità della sua missione salvatrice.
Ed in secondo luogo: i difetti, i mali della Chiesa, se pur li incontrate,
non spengano, ma ancor più accendano il vostro amore per essa. Ripeteremo le
parole di Gesù: «Beato chi non si sarà scandalizzato in me» (Matth. 11,
6), ma avrà dato alla Chiesa fedeltà, testimonianza, servizio tanto maggiori
quanto più grandi sono i bisogni ch’essa manifesta. Con la Nostra Apostolica
Benedizione.
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