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PAOLO VI

UDIENZA GENERALE

Mercoledì, 1° febbraio 1967

 

Gli insegnamenti del ciclo liturgico

Diletti Figli e Figlie!

Il periodo di tempo, cioè di culto e di meditazione, che la liturgia della Chiesa dedica al mistero del Natale, sta per terminare. Con la festa della Purificazione domani si chiude il ciclo natalizio; e noi, prima di passare alla considerazione di un altro tema, sostiamo ancora un momento sul pensiero, che già ha offerto a queste nostre udienze settimanali motivo di qualche semplice, ma importante considerazione: il pensiero della conoscenza, che dobbiamo avere di quel Gesù, del quale abbiamo celebrato con tanto gaudio e tanto onore la natività. Dobbiamo conoscerlo; conoscerlo meglio; non basta un ricordo convenzionale; non basta un culto nominale; dobbiamo renderci conto circa la sua vera, profonda, misteriosa Entità, circa il significato della sua apparizione nel mondo e nella storia, circa la sua missione nel quadro dell’umanità, circa il rapporto che intercede tra Lui e noi; e così via. Non avremo mai finito di sondare il mistero della sua Personalità (una Persona, quella del Verbo di Dio, vivente nelle due essenze di Gesù, la natura divina e la natura umana); non avremo mai finito di ascoltarlo, come Maestro, di imitarlo, come esempio, di amarlo, come Salvatore, eccetera; non avremo mai finito di scoprire la sua attualità, la sua importanza per tutte le vere e grandi questioni del nostro tempo; non avremo mai finito di sentir nascere in noi, con esperienza spirituale unica, il desiderio, il tormento, la speranza di poterlo alla fine vedere, incontrarci con Lui, e di capire e di gustare, fino alla suprema felicità, ch’Egli è la nostra Vita, nuova e vera, la nostra salvezza.

CRISTO MEDIATORE FRA DIO E L'UOMO

Adesso, quasi per prendere congedo da questo ordine di riflessioni, o forse meglio: per dare a queste stesse riflessioni un nuovo incremento, vi invitiamo a salutare Gesù, nostro Signore, come mediatore fra due altre conoscenze. che a Lui si collegano e che da Lui partono in due diverse direzioni. Gesù, diciamo, è mediatore fra Dio e l’uomo (1 Tim. 2, 5); Gesu è Rivelatore, aggiungiamo, di Dio e dell’uomo. Se vogliamo veramente conoscere Dio, dobbiamo rivolgerci a Gesù; se vogliamo conoscere veramente l’uomo, ancora dobbiamo chiederlo a Lui. Da Gesù parte la via che sale alla vera conoscenza del Padre celeste, e dell’intima infinita Vita di Dio, la Santissima Trinità; da Gesù parte la via che discende alla vera conoscenza dell’umanità, al mistero dell’uomo, della sua natura, del suo destino.

Noi non facciamo ora né una predica, né una lezione; solo diamo a voi questa duplice importantissima e interessantissima indicazione, affinché incontrandovi col Papa, con Colui che indegnamente e umilmente qui vi rappresenta Gesù Cristo, voli abbiate la sensazione d’essere giunti ad una specie di bivio: di qui parte la strada per la scienza e lo studio di Dio; di qui parte l’altra strada per la scienza e lo studio dell’uomo.

NELLA PATERNITÀ DIVINA IL PRINCIPIO SUPREMO DELLA FRATERNITÀ UMANA

Che Gesù non sia soltanto il Rivelatore di Se stesso (la grande capitale questione del Vangelo: «Chi è il Figlio dell’uomo?», Matth. 16, 13. «Tu, chi sei?», Io. 8, 25), ma altresì il Rivelatore di Dio, si sa (cf. Matth. 11, 27); ma ciò che oggi interessa gli studiosi è l’osservare che Gesù rivela Dio in Gesù stesso; chi vede Lui (io dice Gesù stesso), vede il Padre (cf. Io. 14, 9); Egli, due volte asserisce S. Paolo, «è l’immagine di Dio» (2 Cor. 4, 4; Col. 1, 15; cf. Feuillet: Le Christ Sagesse de Dieu, p. 113 ss.); forse che non dobbiamo andare oltre nella nostra ricerca di Dio, e che dobbiamo rinunciare alla pretesa di mirare alla trascendenza di Dio, con tutto ciò che di sacro, di teologico, di mistico, d’ineffabile essa porta con sé, per fermarci alla visione del volto umano del Signore e alla coscienza del nostro comune destino con Lui? Questa è una delle nuove tentazioni, che può far cadere la fede, contraddire alla Parola programmatica di Cristo (cf. Io. 1, 18; 16, 25 etc.), soffocare il senso della verità del Dio vivente, dissacrare la Chiesa, e spegnere alla fine la vita cristiana, negare il suo segreto, la sua forza, ch’è l’incontro di Dio-Amore con l’uomo bisognoso di salvezza. Nella Paternità di Dio sta il principio supremo della fraternità umana; se, per cercare l’umanità, perdessimo la fede e la grazia della Paternità divina, perderemmo insieme la ragione prima di chiamare fratelli gli uomini. No; bisogna ricordare che Cristo è la via che ci introduce nel mondo divino, così com’è la via che si apre sugli orizzonti della vita umana; l’una e l’altra si toccano e si comunicano all’incontro, che S. Agostino ha più volte descritto nelle due famose parole: miseria e misericordia (cf. Enar. in Ps. 32; P.L. 36, 287; cf. Congar: Jésus Christ, 1).

Tutto questo ci dice quanto lo studio di Cristo ci deve interessare e appassionare; e come, avendo incontrato Cristo nella celebrazione commemorativa del suo Natale, noi non potremo più staccare da Lui gli occhi dei nostri spiriti. Così sia, con la Nostra Benedizione Apostolica.

                                    

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