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PAOLO VI

UDIENZA GENERALE

Mercoledì, 3 maggio 1967

 

Diletti Figli e Figlie!

Oggi il breve discorso, che Noi siamo soliti inserire nello svolgimento dell’udienza generale della settimana, si limiterà a dare a voi per primi l’annuncio d’un Nostro prossimo pellegrinaggio a Fatima, per onorare Maria Santissima e per invocare la sua intercessione a favore della pace della Chiesa e del mondo. Sarà un pellegrinaggio rapidissimo (i Nostri viaggi hanno questo carattere della rapidità e della brevità, che i mezzi moderni di trasporto Ci concedono, e che gli impegni del Nostro ufficio apostolico Ci impongono). È fissato, a Dio piacendo, per sabato 13 maggio, vigilia di Pentecoste, e in forma del tutto privata. La partenza avverrà al mattino, per aereo, diretto ad un campo d’aviazione vicino a Fatima, dove celebreremo la S. Messa, diremo una parola ai Fedeli colà adunati, saluteremo quanti avremo occasione di incontrare, e verso sera riprenderemo il volo per essere di nuovo a Roma durante la notte.

Voi immaginate quali ragioni Ci abbiano indotto a intraprendere questo pellegrinaggio. Fra tali ragioni la prima è quella dell’autorevole, ripetuta, cortese pressione dell’Episcopato Portoghese, il quale, forte del desiderio del Signor Cardinale Cerejeira, Patriarca di Lisbona, dell’appoggio del Signor Cardinale da Costa Nuñes (che abbiamo nominato Nostro Legato per presiedere alle prossime celebrazioni di Fatima), e amabilmente interpretato da Monsignor Pereira Venancio, Vescovo di Leiria, è riuscito a rendere per Noi obbligante l’invito ad intervenire almeno con un breve atto di presenza alla commemorazione del cinquantesimo anniversario, che si festeggia proprio in questo mese, delle apparizioni della Madonna a Fatima, non che a quella del venticinquesimo anniversario della consacrazione del mondo al Cuore Immacolato di Maria, compiuta da Papa Pio XII, di venerato ricordo.

Ma il motivo spirituale, che vuol dare a questo viaggio il suo proprio significato, è quello di pregare, ancora una volta, e più umilmente e vivamente, in favore della pace.

Ci sembra di dovere alla causa della pace questo Nostro singolare atto di religiosa impetrazione. È causa così grande e così bisognosa di sempre nuovo interesse, che Noi non esitiamo a tributarle un altro segno particolare della Nostra pastorale sollecitudine.

Ci sta infatti molto a cuore la pace interiore della Chiesa, alla quale Ci preme sia assicurato il generoso fermento del Concilio Ecumenico nell’integrità dell’autentica fede, nella coesione della carità e della disciplina ecclesiale, nel fervore dell’espansione apostolica per la salvezza del mondo e nella sincera ricerca d’avvicinamento ecumenico con quanti sono insigniti del nome cristiano. E non meno Ci sta a cuore la pace civile e sociale nel mondo. Sì, la pace dell’umanità. Noi osserviamo come questo nome benedetto, questa causa suprema della pace penetri sempre più nella coscienza degli uomini, come un postulato indispensabile d’ogni benessere e d’ogni progresso, e come un coronamento sopra ogni cosa desiderabile di tutti gli sforzi rivolti a dare all’uomo una vita degna, nella verità, nella giustizia, nella libertà e nell’amore (com’ebbe a proclamare il Nostro venerato Predecessore Giovanni XXIII). Nessuno ripudia la pace, in linea di principio; chi la ripudiasse di proposito, si costituirebbe da sé nemico dell’umanità. Così vediamo che tante iniziative di Uomini responsabili e autorevoli, di Stati, di Enti internazionali, di libere associazioni, di organi dell’opinione pubblica si muovono alla ricerca, al consolidamento, alla promozione della pace. È questo uno degli aspetti migliori della storia contemporanea; Noi lo ammiriamo, Noi lo incoraggiamo.

Ma nello stesso tempo vediamo insorgere ostacoli formidabili non solo allo sviluppo della pace, il quale, come abbiamo scritto nella Nostra recente Enciclica, reclama provvedimenti e rimedi molteplici e gravi, ma alla stabilità stessa della pace presentemente vigente nel mondo. L’ideale della concordia universale e del primato del bene comune, che la tragica esperienza della guerra e la paura di altra peggiore avevano acceso sul panorama del nostro secolo, sembra svanire in un sogno irrealizzabile. È questo che Ci rende trepidanti ed afflitti. Una volta ancora la storia umana dovrà forse documentare la parola della nostra liturgia, echeggiante il Vangelo, che il mondo non è capace di darsi la pace, quella vera e fraterna, quella sicura e durevole? (cf. Colletta della Messa per la pace, e Io. 14, 27). È così? È così? Il mondo è condannato a disperare di sé? Un fatalismo scettico dovrà guidare le sorti dell’umanità, e rinunciare al grande, impellente dovere di scongiurare a tempo l’immane sciagura d’una guerra «scientifica», cioè per tutti orrendamente micidiale? Ci dovremo accontentare dei tentativi, finora sterili, per mettere fine al conflitto nel Vietnam, che tutti tiene in ansia e in dolore; ovvero vi è altro da fare? Indubbiamente vi è altro da fare. A questo proposito Noi vogliamo ancora sperare che le nuove proposte di trattative per una composizione onorevole del conflitto, la quale assicuri la libertà dell’una e dell’altra parte contendente, non siano respinte, ma siano piuttosto studiate e finalmente accolte, favorite come possono essere da imparziali mediazioni e presidiate da autorevoli garanzie per il bene di tutto il Popolo vietnamita, sia dell’una che dell’altra regione, e per l’equilibrio ordinato e pacifico di tutto il Sud-Est Asiatico. Ma intanto che cosa si fa?

Lasciando a chi spetta il giudizio e l’azione sul piano della causalità temporale, Noi, senza perdere la fiducia negli uomini, ricorriamo alla speranza, che nasce da un’altra causalità, quella non mai stanca, non mai lontana, della bontà di Dio che ci è Padre; e per meritare l’intervento risolutore di questa misteriosa e provvida causalità, ecco che Ci rimettiamo in condizione di sperimentarne ancora una volta l’ineffabile e onnipotente assistenza; Ci rimettiamo in preghiera.

Ed a Colei, che per l’incolumità di questo nostro mondo moderno ha ancora mostrato il suo materno volto dolce e luminoso ai fanciulli, ai poveri, e ha raccomandato come rimedi sovrani la preghiera e la penitenza, Noi ricorriamo. Questa è la ragione del Nostro pellegrinaggio.

AccompagnateCi con l’adesione dei vostri cuori e delle vostre orazioni.

E, sicuri di ciò, paternamente vi benediciamo.

                                           

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