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PAOLO VI
UDIENZA GENERALE
Mercoledì, 16 agosto 1967
Ciò che più vale: l'incontro con Dio
LA VERA REALTÀ DELLA VITA
Diletti Figli e Figlie!
Che cosa dobbiamo dirvi questa volta? Una semplice parola, ma, Noi pensiamo,
illuminatrice di tutta la vita cristiana, considerata nelle sue presenti
circostanze.
Una di queste circostanze, la più semplice e la più immediata, è data dal
fatto che voi siete pellegrini, viaggiatori, visitatori, turisti. Siete fuori;
fuori del vostro solito ambiente, fuori delle vostre consuete occupazioni, fuori
di voi stessi. E una delle prerogative delle vacanze, quella di consentire
un’evasione, una distrazione, quella di lasciare riposare le attività dello
spirito e di offrirgli impressioni facili e nuove, dall’esterno, senza fatica,
anzi con diletto, tenendolo desto non a spese proprie, ma come a uno spettacolo
divertente, a spese della scena esterna. Avviene tuttavia che, ad un certo
momento, se non si vuole sperimentare il vuoto prodotto interiormente da questo
atteggiamento passivo, si desidera riflettere, rientrare in sé, valutare il
senso e il valore delle cose vedute e delle esperienze subite. La realtà vera
della vita è ancora quella propria, quella personale, quella interiore, quella
capita, assimilata, confrontata al metro dei principi, che costituiscono la
verità. Se no, tutto che cosa vale? La sazietà, la stanchezza, la sapienza
sopravvengono; e un’amara esperienza riporta a noi la sentenza pessimista della
Bibbia: vanità, ogni cosa è vanità (Eccli. 1, 2).
E questo comune processo spirituale fa pensare ad un’altra circostanza, che
investe tutta la nostra vita moderna e che determina e caratterizza
l’orientamento generale del pensiero e dell’azione; . . . la proiezione cioè
dell’uomo al di fuori di sé. L’osservazione metodica e lo studio scientifico del
mondo, in cui ci troviamo, hanno dato risultati enormi e strabilianti; siamo
ormai abituati a giudicare la vita moderna dalle sue scoperte e dall’impiego
strumentale delle sue conoscenze, e perciò dalle grandi trasformazioni che
l’industria e la ricchezza recano con sé. Sta bene. Ma questa immensa e
progressiva conquista del mondo non soddisfa alla fine il cuore umano, se i suoi
desideri, invece di placarsi, si moltiplicano e si inaspriscono, per farlo
passare dalla fase creativa della prosperità al suo godimento, con tutte le
esaltazioni, le illusioni e le delusioni finali proprie dell’uomo che cerca
nella cultura e nel piacere di ricuperare se stesso. La parola di Cristo
echeggia eterna a questo riguardo: «Che cosa giova all’uomo conquistare anche
l’universo, se poi perde l’anima sua?» (Matth. 16, 26).
IL CENTRO E L’ORIGINE DELLA CARITÀ
E, cambiando sentiero, per venire su quello percorso oggi con maggiore
convinzione e più dinamico ardore dal cristiano, dall’apostolo che desidera
porsi al servizio del messaggio della salvezza e si mette al confronto della
società che lo circonda, noi osserviamo qualche cosa di analogo; un movimento
spirituale e pratico cioè che tutto si protende al di fuori del volenteroso
seguace del Vangelo; l’azione prevale sulla contemplazione, l’interesse
esteriore su quello interiore, la «missione» sul «culto». La carità sostiene e
spinge certamente questo orientamento pastorale, missionario, apostolico; ma se
la carità si consuma nelle opere esteriori e si inaridisce nelle sue sorgenti
interiori, non vien fatto di pensare al monito dell’Apostolo: «Se io
distribuissi tutte le mie sostanze e se dessi il mio corpo affinché sia
bruciato, e non avessi la carità, a nulla mi giova» (1 Cor. 13, 3)?
E cioè: non bisogna perdere di vista il focolare originario e alimentatore
della carità, il punto d’inserzione dell’Amore divino nel nostro, che di quello
divino vuol essere testimonio, anzi veicolo; non dobbiamo dimenticare il dove e
il come lo Spirito Santo, del Quale tanto si parla come se il suo ineffabile e
delicato contatto con la nostra vita autonoma e agitata fosse sempre a nostra
disposizione, si concede e realizza in noi la presenza invisibile, ma vera ed
operante di Cristo.
Questo volevo dirvi, Figli carissimi; bisogna che diamo alla vita interiore
l’importanza che le spetta, tanto nell’equilibrio dello sviluppo pedagogico
delle facoltà umane, quanto soprattutto nel compimento della nostra e
dell’altrui salvezza cristiana. L’uomo moderno, diremo con una similitudine d’un
filosofo di questo tempo, è uscito di casa e ha perduto la chiave per
rientrarvi; è «fuori di sé». Che così non sia del cristiano! Ricordiamo le
ripetute parole dell’insegnamento apostolico, che ci richiama a considerare
l’uomo . . . che sta al di dentro, «homo . . . qui intus est» (2 Cor. 4,
16), l’uomo interiore, «inteviovem hominem» (Rom. 7, 22), l’uomo nascosto nel
cuore, «absconditus est cordis homo» (1 Petr. 3, 4), sapendo che
dobbiamo essere fortemente corroborati mediante lo Spirito di Cristo nell’uomo
interiore, perché «Cristo abita mediante la fede nei nostri cuori» (Eph.
3, 17).
SOMMA IMPORTANZA DELLA VITA INTERIORE
Questa valutazione della vita interiore è di somma importanza, perché è
impossibile che il piano divino della nostra vocazione alla partecipazione alla
vita divina mediante la grazia, e della nostra missione alla diffusione del
regno di Dio fra i nostri fratelli si compia senza questa nostra prima personale
accoglienza dello Spirito, che ci fa cristiani, ch’è appunto la vita interiore.
La lezione non avrebbe più fine su questo tema, voi lo sapete; e certo sapete
quanti e quali maestri di vera spiritualità ne hanno parlato. Sapete quale
delicata e perenne pedagogia dobbiamo applicare a noi stessi per concentrare nel
silenzio esteriore ed interiore la nostra meditazione, e per acquistare qualche
capacità di preghiera e di colloquio con la misteriosa presenza di Dio; sapete
quale senso del sacro è dentro di noi, templi come siamo dello Spirito Santo (cf.
1 Cor. 3, 16-17), senso del sacro che dobbiamo coltivare verso noi stessi
per essere, come ora si dice, autentici; autentici cristiani e promotori del
regno di Dio.
Non sia perciò difficile condurre la ricreante esperienza delle vacanze
estive, come quella più larga dell’educazione contemporanea, a questa felice
conclusione: il bisogno di trovare ciò che più vale, ciò che tutto vale,
l’incontro con Dio, e la vera felicità d’avvertire che l’appuntamento per
l’incontro felice, dopo tante ricerche ed escursioni nel mondo esteriore, è
ancora fissato nell’umile e quieto raccoglimento del cuore. A voi cercatori
profani, a voi anime semplici e religiose, a voi giovani avidi delle più alte
realtà, a voi anziani desiderosi ormai di ciò ch’è veramente essenziale, con la
Nostra Benedizione Apostolica.
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