 |
PAOLO VI
UDIENZA GENERALE
Mercoledì, 26 novembre 1969
Effusione degli animi nella Assemblea Comunitaria, ricchezza del nuovo
rito della Santa Massa
Diletti Figli e Figlie!
Ancora noi vogliamo invitare i Vostri animi a rivolgersi verso la novità
liturgica del nuovo rito della Messa, il quale sarà instaurato nelle nostre
celebrazioni del santo Sacrificio, a cominciare da domenica prossima, prima
Domenica dell’Avvento, 30 novembre. Nuovo rito della Messa: è un cambiamento,
che riguarda una venerabile tradizione secolare, e perciò tocca il nostro
patrimonio religioso ereditario, che sembrava dover godere d’un’intangibile
fissità, e dover portare sulle nostre labbra la preghiera dei nostri antenati e
dei nostri Santi, e dare a noi il conforto di una fedeltà al nostro passato
spirituale, che noi rendevamo attuale per trasmetterlo poi alle generazioni
venture. Comprendiamo meglio in questa contingenza il valore della tradizione
storica e della comunione dei Santi. Tocca questo cambiamento lo svolgimento
cerimoniale della Messa; e noi avvertiremo, forse con qualche molestia, che le
cose all’altare non si svolgono più con quella identità di parole e di gesti,
alla quale eravamo tanto abituati, quasi a non farvi più attenzione. Questo
cambiamento tocca anche i fedeli, e vorrebbe interessare ciascuno dei presenti,
distogliendoli così dalle loro consuete devozioni personali, o dal loro
assopimento abituale.
Ci dobbiamo preparare a questo molteplice disturbo, ch’è poi quello di tutte
le novità, che si inseriscono nelle nostre abituali consuetudini. E potremo
notare che le persone pie saranno quelle maggiormente disturbate, perché avendo
un loro rispettabile modo di ascoltare la Messa si sentiranno distolte dai loro
consueti pensieri e obbligate a seguirne degli altri. I sacerdoti stessi
proveranno forse qualche molestia a tale riguardo.
PREPARARSI AI CAMBIAMENTI
Che cosa fare in questa speciale e storica occasione?
Innanzi tutto: prepararci. Non è piccola cosa questa novità; non dobbiamo
lasciarci sorprendere dall’aspetto, e forse dal fastidio, delle sue forme
esteriori. È da persone intelligenti, è da fedeli coscienti informarsi bene
circa la novità, di cui si tratta. Per merito di tante buone iniziative
ecclesiali ed editoriali questo non è difficile. Come altra volta dicevamo, sarà
bene che ci rendiamo conto dei motivi, per i quali è introdotta questa grave
mutazione: l’obbedienza al Concilio, la quale ora diviene obbedienza ai Vescovi
che ne interpretano e ne eseguiscono le prescrizioni; e questo primo motivo non
è semplicemente canonico, cioè relativo ad un precetto esteriore; esso si
collega al carisma dell’azione liturgica, cioè alla potestà e all’efficacia
della preghiera ecclesiale, la quale ha nel Vescovo la sua voce più autorevole,
e quindi nei Sacerdoti, che ne coadiuvano il ministero, e che come lui agiscono
«in persona Christi» (cfr. S. IGN., Ad Eph., IV): è la volontà di
Cristo, è il soffio dello Spirito Santo, che chiama la Chiesa a questa
mutazione. Dobbiamo ravvisarvi il momento profetico, che passa nel corpo mistico
di Cristo, ch’è appunto la Chiesa, e che la scuote, la risveglia, e la obbliga a
rinnovare l’arte misteriosa della sua preghiera, con un intento, che
costituisce, com’è stato detto, l’altro motivo della riforma: associare in
maniera più prossima ed efficace l’assemblea dei fedeli, essi pure rivestiti del
«sacerdozio regale», cioè dell’abilitazione alla conversazione soprannaturale
con Dio, al rito ufficiale sia della Parola di Dio, sia del Sacrificio
eucaristico, donde risulta composta la Messa.
IL PASSAGGIO ALLA LINGUA PARLATA
Qui, è chiaro, sarà avvertita la maggiore novità: quella della lingua. Non
più il latino sarà il linguaggio principale della Messa, ma la lingua parlata.
Per chi sa la bellezza, la potenza, la sacralità espressiva del latino,
certamente la sostituzione della lingua volgare è un grande sacrificio: perdiamo
la loquela dei secoli cristiani, diventiamo quasi intrusi e profani nel recinto
letterario dell’espressione sacra, e così perderemo grande parte di quello
stupendo e incomparabile fatto artistico e spirituale, ch’è il canto gregoriano.
Abbiamo, sì, ragione di rammaricarci, e quasi di smarrirci: che cosa
sostituiremo a questa lingua angelica? È un sacrificio d’inestimabile prezzo. E
per quale ragione ? Che cosa vale di più di questi altissimi valori della nostra
Chiesa? La risposta pare banale e prosaica; ma è valida; perché umana, perché
apostolica. Vale di più l’intelligenza della preghiera, che non le vesti seriche
e vetuste di cui essa s’è regalmente vestita; vale di più la partecipazione del
popolo, di questo popolo moderno saturo di parola chiara, intelligibile,
traducibile nella sua conversazione profana. Se il divo latino tenesse da noi
segregata l’infanzia, la gioventù, il mondo del lavoro e degli affari, se fosse
un diaframma opaco, invece che un cristallo trasparente, noi, pescatori di
anime, faremmo buon calcolo a conservargli l’esclusivo dominio della
conversazione orante e religiosa? Che cosa diceva San Paolo? Si legga il capo
XIV della prima lettera ai Corinti: «Nell’assemblea preferisco dire cinque
parole secondo la mia intelligenza per istruire anche gli altri, che non
diecimila in virtù del dono delle lingue» (19 ecc.). E Sant’Agostino sembra
commentare: «Purché tutti siano istruiti, non si abbia timore dei professori» (P.L.
38, 228, Serm. 37; cfr. anche Serm. 299, p. 1371). Ma del resto il
nuovo rito della Messa stabilisce che i fedeli «sappiano cantare ‘insieme, in
lingua latina, almeno le parti dell’ordinario della Messa, e specialmente il
simbolo della fede e la preghiera del Signore, il Padre nostro» (n. 19). Ma
ricordiamolo bene, a nostro monito e a nostro conforto: non per questo il latino
nella nostra Chiesa scomparirà; esso rimarrà la nobile lingua degli atti
ufficiali della Sede Apostolica; resterà come strumento scolastico degli studi
ecclesiastici e come chiave d’accesso al patrimonio della nostra cultura
religiosa, storica ed umanistica; e, se possibile, in rifiorente splendore.
PARTECIPAZIONE E SEMPLICITÀ
E finalmente, a ben vedere, si vedrà che il disegno fondamentale della Messa
rimane quello tradizionale, non solo nel suo significato teologico, ma altresì
in quello spirituale; questo anzi, se il rito sarà eseguito come si deve,
manifesterà una sua maggiore ricchezza, resa evidente dalla maggiore semplicità
delle cerimonie, dalla varietà e dall’abbondanza dei testi scritturali,
dall’azione combinata dei vari ministri, dai silenzi che scandiscono il rito in
momenti diversamente profondi, e soprattutto dall’esigenza di due requisiti
indispensabili: l’intima partecipazione d’ogni singolo assistente, e l’effusione
degli animi nella carità comunitaria; requisiti che devono fare della Messa più
che mai una scuola di profondità spirituale e una tranquilla ma impegnativa
palestra di sociologia cristiana. Il rapporto dell’anima con Cristo e con i
fratelli raggiunge la sua nuova e vitale intensità. Cristo, vittima e sacerdote,
rinnova ed offre, mediante il ministero della Chiesa, il suo sacrificio
redentore, nel rito simbolico della sua ultima cena, che lascia a noi, sotto le
apparenze del pane e del vino, il suo corpo e il suo sangue, per nostro
personale e spirituale alimento, e per la nostra fusione nell’unità del suo
amore redentore e della sua vita immortale.
INDICAZIONI NORMATIVE
Ma resta ancora una difficoltà pratica, che l’eccellenza del sacro rito rende
non poco importante. Ma come faremo a celebrare questo nuovo rito, quando non
abbiamo ancora un messale completo, e quando ancora tante incertezze circondano
la sua applicazione? Ecco. gioverà, per terminare, che vi leggiamo alcune
indicazioni, che Ci vengono dall’officina competente, cioè dalla Sacra
Congregazione per il Culto Divino. E sono queste:
«Quanto all’obbligatorietà del rito:
1) Per il testo latino: i sacerdoti che celebrano in latino, in
privato, o anche in pubblico per i casi previsti dalla legislazione, possono
usare, fino al 28 novembre 1971, o il Messale romano o il rito nuovo.
Se usano il Messale romano possono però servirsi delle tre nuove
anafore e del Canone romano con gli accorgimenti previsti nel testo ultimo
(omissione di alcuni Santi, delle conclusioni, ecc.). Possono inoltre dire in
volgare le letture e la preghiera dei fedeli.
Se usano il nuovo rito devono seguire il testo ufficiale con le
concessioni in volgare sopra indicate.
2) Per il testo volgare. In Italia tutti coloro che celebrano col
popolo, dal 30 novembre prossimo, devono usare il "Rito della Messa",
pubblicato dalla Conferenza Episcopale Italiana o da altra Conferenza nazionale.
Le letture nei giorni festivi saranno prese:
- o dal Lezionario edito dal Centro Azione Liturgica
- o dal Messale Romano festivo usato finora.
Nei giorni feriali si continuerà ad usare il Lezionario feriale, pubblicato
tre anni fa.
Per chi celebra in privato non si pone alcun problema, perché deve
celebrare in latino. Se, per particolare indulto, celebra in volgare: per i
testi deve seguire quanto è stato detto sopra per la Messa col popolo; per il
rito, invece, deve seguire l’apposito "Ordo", pubblicato dalla Conferenza
Episcopale Italiana».
In ogni caso, e sempre, ricordiamo che «la Messa è un Mistero da vivere in
una morte di Amore. La sua Realtà divina sorpassa ogni parola . . . È l’Azione
per eccellenza, l’atto stesso della nostra Redenzione nel Memoriale, che la
rende presente» (ZUNDEL). Con la Nostra Apostolica Benedizione.
* * *
Salutiamo con paterno compiacimento il Gruppo dei Rettori dei Santuari e dei
Direttori di Pellegrinaggi riuniti a Roma in Convegno per studiare i problemi
relativi all’attività liturgica e pastorale nei Santuari.
Vi ringraziamo, diletti Figli, del vostro omaggio e molto apprezziamo
l’oggetto del vostro fraterno incontro. Un programma pastorale di largo respiro
e sapientemente organizzato non può ignorare la funzione integrativa che i
Santuari possono oggi svolgere nel campo dell’apostolato cristiano. Valorizzare
pertanto questo contributo ai fini di una più completa formazione spirituale dei
fedeli è una prova del vostro alto sentire cristiano, e Noi volentieri
pregheremo il Signore affinché possiate attendere a questo compito con zelo,
competenza e sincero spirito apostolico.
A tale scopo vi impartiamo di cuore la Nostra propiziatrice Apostolica
Benedizione.
* * *
Rivolgiamo il Nostro paterno e affettuoso saluto anche al Gruppo di sacerdoti
partecipanti al Corso Internazionale di Studi sugli Esercizi Spirituali di S.
Ignazio.
Sappiate, diletti Figli, che Noi vi seguiamo col più vivo interesse nel
silenzioso, ma assai proficuo lavoro, cui state attendendo; e confidiamo che ne
conseguano sempre in più larga e consolante copia quei frutti di pietà, di
fervore e di generosità apostolica, di cui si è così abbondantemente arricchita
nel passato e tuttora si alimenta la vita spirituale dei fedeli attraverso la
pratica degli Esercizi Ignaziani.
A questo scopo vi assisteremo con la Nostra preghiera, invocando su di voi e
sulla vostra attività la continua protezione del Signore, di cui è pegno la
Nostra Apostolica Benedizione.
* * *
Nous voulons spécialement saluer un groupe de missionnaires de la
Congrégation du Cœur Immaculé de Marie de Scheut. Malgré l’urgente des taches,
chers Fils et chères Filles, vous avez voulu vous ménager ici, à Rome, une halte
prolongée de prière, d’étude et de réflexion, pour mieux définir votre place et
votre action dans l’actuel renouveau de l’Eglise.
Si, à l’exemple de l’apôtre Saint Paul, pour annoncer l’Evangile vous avez à
cœur de vous faire tout à tous, la méditation de la vie et de l’enseignement du
Sauveur vous permettra de renouveler à sa source l’authenticité de votre
témoignage et le rendra ainsi accessible aux hommes.
Nul doute que la Vierge Immaculée, dont vous êtes les fils à un titre
particulier, ne soit toujours la reine de vos cœurs et de votre apostolat, elle
saura vous initier à tette parfaite docilité à l’Esprit qui l’a si étroitement
associée au rachat du monde.
C’est en invoquant sa puissante intercession que Nous vous donnons de grand
cœur Notre paternelle Bénédiction Apostolique.
* * *
Una parola di saluto vogliamo indirizzare a voi, lavoratori e tecnici, che,
guidati dal Cappellano dei Lavoratori Italiani a Lugano, rappresentate
idealmente tutti i vostri colleghi, minatori, meccanici, gruisti, manovali, in
procinto di iniziare i lavori per il traforo autostradale del San Gottardo.
Con un gesto di profonda fede, avete voluto portare qui, a Roma, affinché
fosse da Noi benedetta la statua di Santa Barbara, che desiderate collocare
all’imbocco della galleria.
Possa la celeste Patrona dei Minatori impetrare sulle vostre persone e sul
vostro lavoro l’aiuto paterno e misericordioso di Dio, affinché l’ardita opera
progettata, la quale collegherà due popoli, sia felicemente condotta a termine.
Con questi voti ed in pegno della Nostra benevolenza, di cuore vi impartiamo
l’Apostolica Benedizione, che estendiamo altresì al vostro Cappellano, ai vostri
dirigenti, ai vostri colleghi, alle vostre famiglie e a tutti i vostri cari.
* * *
¡Bienvenidos, queridísimos
sacerdotes y peregrinos todos de Colombia! Vuestra devota visita suscita en
Nuestro ánimo sentimientos de gratitud y evoca tantos momentos consoladores de
Nuestra presencia en vuestra católica Nación.
Ante la tumba de San Pedro, estáis dando testimonio de vuestra fe, de vuestra
firmeza cristiana, de vuestros deseos de traducir en obras vuestra comunión
de amor con Cristo. Que El os mantenga y aliente en estos ideales. Así
lo sea, con la Bendición Apostólica
- reiteración de cuantos gozosamente
impartimos en la risueña Bo gota - que ahora
volvemos a otorgar a vosotros, a vuestras familias, a toda la entrañable
y siempre recordada Colombia.
¡Bienvenidos, Peregrinos de Guatemala!
Vuestra significativa presencia Nos llena de consuelo y cordialmente os la
agradecemos. Que el Señor os asista siempre,
con gratias de felicidad, en vuestros caminos cristianos. En ellos os acompañan
Nuestras plegarias y la Bendición que, con
todo afecto, otorgamos a vosotros, a vuestros familiares, y al pueblo entero de
Guatemala.
A vosotras, Carmelitas de la Caridad de Santa Joaquina Vedruna Nuestra
complacencia por los méritos que tenéis en la educación
juvenil, en la asistencia de caridad, en el apostolado misionero. Que vuestro
Capítulo en curso sirva a intensificar más
vuestros ideales de amar a Dios y la Iglesia en el servicio a los hermanos. Así
lo pedimes en Nuestra oración y, a ese fín,
otorgamos a todos los miembros y obras del Instituto una amplia Bendición.
* * *
Distinguished Representatives of East African Airways,
Your kind visit to Us recalls the happy memories of Our pilgrimage to Africa,
to venerate the Martyr Saints of Uganda, and to bring the Apostolic Blessing
personally to all the peoples of your vast Continent.
Your presence enables Us to express Our heartfelt thanks directly to the
management and personnel of your airline, both in Africa .and in Europe, for the
exquisite courtesy which accompanied the preparation of Our visit, and ensured
the safety and comfort of Our flight to Entebbe and return to Rome. We ask you
kindly to greet and thank, in Our name, the pilots and crew of the aircraft on
which We and Our companions travelled with such satisfaction.
We are confident that, in your numerous contacts with persons of many
different languages, and nationalities, you will ever strive to make Africa
better known and understood, and to promote international friendship, concord
and peace.
Sincerely grateful for your generous services, and expressing warm wishes for
your prosperity and success, We gladly invoke upon each of you and your families,
upon all the personnel of East African Airways, your Nations, and all of beloved
Africa, choice divine graces and blessings.
|