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PAOLO VI

UDIENZA GENERALE

Mercoledì, 30 maggio 1973

 

La devozione a Maria SS. ma Madre di Cristo Salvatore, Madre della Chiesa, nostra umile e gloriosa Regina

Voi sapete dell'Anno Santo. Il suo impegno comincia nelle Chiese locali dalla prossima Pentecoste. Vuol essere un periodo di rinnovamento spirituale e morale, e vuole trovare la sua espressione caratteristica nella riconciliazione, cioè nella ricomposizione dell’ordine, di cui Cristo è principio, delle singole anime nella profondità delle coscienze, ordine d’ogni uomo con Dio, ordine d’ogni rapporto umano nell’armonia dei sentimenti comunitari, nella giustizia, nella concordia, nella carità, nella pace. Dovrebbe essere l’Anno Santo una specie di momento profetico, di risveglio messianico, di maturazione cristiana della civiltà, che ebbe talvolta nella poesia del mondo, anche profana, una sua intuizione ideale. Come dice, ad esempio, l’antico e ben noto vaticinio di Virgilio? - voi giovani, freschi di scuola, lo ricordate: magnus ab integro saeclorum nascitur ordo (Buc. IV, v. 5); il suo fu lampo lirico; il nostro vorrebbe essere uno di quegli sforzi coscienti e collettivi, che lasciano nella Chiesa e nel mondo un passo in salita, un segno di progresso cristiano, un’acquisizione d’umanità penetrata dallo Spirito vivificante del regno di Dio.

È sogno il nostro? Un ideale, certamente, ma non dev’essere vano, non irreale. Difficile certamente; e per noi, uomini di poca fede, una pretesa superiore alle nostre forze. Rinnovare le energie spirituali e morali della Chiesa e di conseguenza, o in concomitanza, quelle della nostra società, è aspirazione coraggiosa, la quale, se altra mai, ci fa toccare con mano la necessità d’un soccorso superiore, estrinseco, ma a noi vicino, da noi accessibile; un soccorso pietoso e affettuoso, e già inscritto in un piano generale di bontà e di misericordia; un piano che deve pur esserci, se è vero, come è vero, che l’umanità è chiamata, liberamente ma sicuramente, a un destino di salvezza. Quale soccorso? Quale può essere l’aiuto che ci abilita ad osare, a sperare le finalità dell’Anno Santo? Chi può ottenerci l’esito prodigioso, che, seguendo le esigenze logiche del Concilio, ci siamo proposti?

La Madonna, Figli carissimi, Maria Santissima, la Madre di Cristo Salvatore, la Madre della Chiesa, la nostra umile e gloriosa Regina.

Qui ci si apre davanti un grande panorama teologico, proprio della dottrina cattolica, nel quale vediamo come il disegno divino della salvezza, offerta al mondo dall’unico mediatore, efficace per virtù propria, tra Dio e gli uomini, che è Cristo Gesù (Cfr. 1 Tim. 2, 5; Hebr. 12, 24), si realizza con la cooperazione umana, meravigliosamente associata all’opera divina (Cfr. H. DE LUBAC, Méditations sur l’Eglise, pp. 241 ss.). E quale cooperazione umana è stata eletta nella storia dei nostri destini cristiani, prima per funzione, per dignità, per efficienza, non puramente strumentale e fisica, ma come fattore predestinato, ma libero e perfettamente docile, se non quella di Maria? (Cfr. Lumen Gentium, 56)

Qui il discorso sulla Madonna non finirebbe più. Ma ora, per noi, dopo d’esserci ancorati alla dottrina che la pone al centro del piano redentore come prima e, in certo senso, indispensabile accanto a Cristo nostro Salvatore, basterà ricordare e affermare come l’esito rinnovatore dell’Anno Santo dipenderà dall’aiuto superlativo della Madonna. Abbiamo bisogno della sua assistenza, della sua intercessione. Dobbiamo mettere in programma un particolare culto alla Vergine Maria, se vogliamo che l’avvenimento storico-spirituale, al quale ci prepariamo, raggiunga i suoi veri scopi.

Noi ci limitiamo adesso a condensare in una duplice raccomandazione il favore di questo culto mariano, al quale affidiamo tante nostre speranze. La prima raccomandazione è capitale: dobbiamo meglio conoscere la Madonna come il modello autentico e ideale dell’umanità redenta. Studiamo questa creatura limpidissima, questa Eva senza alcun peccato, questa figlia di Dio, nella quale il pensiero creatore, primigenio, intatto di Dio si rispecchia nella sua innocente e stupenda perfezione. Maria è la bellezza umana, non solo estetica, ma essenziale, ontologica, nella sintesi con l’Amore divino, con la bontà e con l’umiltà, con la spiritualità e con la chiaroveggenza del «Magnificat»; è la Vergine, è la Madre nell’espressione più pura e più autentica; è la Donna vestita di sole (Cfr. Apoc. 12, 1), nella cui visione si devono abbagliare i nostri occhi, tanto spesso offesi ed accecati dalle immagini profanate e profanatrici dell’ambiente pagano e licenzioso da cui siamo circondati e quasi aggrediti. La Madonna è il «tipo» sublime non solo della creatura redenta dai meriti di Cristo, ma il «tipo» altresì dell’umanità pellegrinante nella fede; è la figura della Chiesa, come S. Ambrogio la chiama (In Luc. 2, 7: PL 15, 1555), e S. Agostino la presenta ai Catecumeni: figuram in se sanctae Ecclesiae demonstrat (De Symb. 1: PL 40, 661). Se noi avremo l’occhio fisso in Maria, la benedetta, noi potremo ricomporre in noi la linea e la struttura della Chiesa rinnovata.

E la seconda raccomandazione non è meno importante: noi dovremo avere fiducia nel ricorso alla intercessione della Madonna. Dovremo pregarla, invocarla. Ella è ammirabile per sé, è amabile per noi. Ella, come nel Vangelo (Cfr. Io. 2, 3 ss.), interviene presso il Figlio divino, e ottiene da Lui miracoli, che l’andamento ordinario delle cose per sé non ammetterebbe. È buona, è potente. Conosce i bisogni e i dolori umani. Dobbiamo rinverdire la nostra devozione alla Madonna (Cfr. Lumen Gentium, 67), se vogliamo ottenere lo Spirito Santo ed essere sinceri seguaci di Cristo Gesù. La sua fede (Luc. 1, 45) ci conduca nella realtà del Vangelo, e ci assista a ben celebrare l’Anno Santo che viene.

Con la nostra Benedizione Apostolica.

                                        

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