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PAOLO VI

UDIENZA GENERALE

Mercoledì,  31 ottobre 1973

 

La riconciliazione con Dio prima finalità dell'Anno Santo

L'avvenimento spirituale, annunciato alla Chiesa e al mondo, che si intitola Anno Santo, assume dimensioni enormi ed incombenti. Esso ci obbliga a definirlo, e non possiamo con una semplice indicazione di calendario; il significato, che tale momento storico e religioso deve assumere, si fa profondo e complesso non solo per il concetto di penitenza e di indulgenza che gli deriva dalla tradizione ormai secolare, ma anche per il fatto che nel prossimo Anno Santo si rispecchia in forma vitale ciò che il recente Concilio enunciò in forma dottrinale, e un binomio plurivalente, rinnovamento e riconciliazione, tenta di rendere accessibile alla riflessione e all’azione l’immenso tesoro degli insegnamenti conciliari. Noi temiamo di ripeterci, ma ciò non può essere senza stimolare la scoperta dei sempre nuovi e fecondissimi temi derivanti dal programma proposto.

Si è appena accennato, ad esempio, alla riconciliazione: con la nostra coscienza, col nostro prossimo; non abbiamo ancora considerato l’aspetto principale di questo fondamentale capitolo, ch’è la riconciliazione con Dio. L’Anno Santo tende in primissima istanza a riconciliare gli uomini con Dio, noi credenti dapprima, e poi quanti uomini è possibile indurre a questo incontro salvifico e beatificante.

Gioverà ai nostri spiriti l’avere presente un testo sintetico e incisivo di San Paolo: «Se uno è in Cristo (cioè vero cristiano), è una creatura nuova; ciò ch’era vecchio è sparito; ecco è sorto il nuovo. E tutto questo è da Dio, Che ci ha a sé riconciliati per mezzo di Cristo, e ci affidò il ministero di riconciliazione: giacché è Dio che ha in Cristo riconciliati a sé gli uomini, non imputando ad essi i loro mancamenti e riponendo in noi la parola della conciliazione. Noi (apostoli) dunque facciamo le funzioni di ambasciatori di Cristo, come se Dio stesso vi esortasse per mezzo nostro. Per Cristo noi vi supplichiamo, riconciliatevi con Dio» (2 Cor. 5, 17-20).

In queste parole, che si ripetono in altre simili dell’Apostolo (Cfr. Rom. 5, 10), è sottintesa tutta la concezione della nostra vita morale, ed è espressa tutta la sintesi dottrinale della redenzione e della salvezza.

E cioè la nostra umana esistenza nasce, vive, si svolge e tramonta in un rapporto esistenziale e morale con Dio. Qui è tutta la sapienza della vita; qui la filosofia della verità, qui la teologia del nostro destino. Noi nasciamo creature di Dio; noi siamo ontologicamente da Lui dipendenti; e, volere o no, noi siamo davanti a Lui responsabili. Siamo costruiti così. Intelligenza, volontà, libertà, cuore, amore e dolore, tempo e lavoro, relazioni umane e sociali, la vita, in una parola, ha una derivazione variamente determinata, ed ha una finalità, pure variamente definita, in rapporto con Dio. L’uomo non è adeguatamente concepibile senza questo riferimento essenziale con Dio. Per quanto misterioso e trascendente, e perciò ineffabile sia il Dio eterno principio dell’universo, Egli incombe sopra di noi, ci conosce, ci osserva, ci penetra, ci conserva continuamente; è il Padre della nostra vita. Lo possiamo ignorare, dimenticare, disconoscere, negare e rinnegare; Egli è. È vivo: è vero. «In Lui noi viviamo, ci muoviamo, ed esistiamo», come afferma S. Paolo all’areopago d’Atene (Act. 17, 28).

Certamente questa Weltanschauung, questa concezione del mondo, è oggi avversatissima; non si vuole ammettere l’esistenza di Dio, si preferisce violentare la propria ragione con l’assurdo aforisma della «morte di Dio», piuttosto che allenare la propria mente alla ricerca e all’esperienza della luce divina. L’ateismo sembra trionfare. La religione non ha più ragion d’essere? Il peccato non esiste? . . . Oh! siamo saturi di queste ideologie. Ma noi siamo sempre convinti, per grazia stessa di Dio, che Dio esiste, come il sole; e che tutto da Lui ci viene e tutto da noi a Lui va. E voi, che ci ascoltate, figli sapienti e credenti, siete con noi parimente di ciò persuasi, certamente.

E comprendiamo allora come sia urgente, moderno, strategico l’avvento di quest’Anno Santo, che ci deve confermare, dentro e fuori di noi, dell’esistenza sovrana di Dio, e dell’economia di Dio, cioè del disegno, - ch’è un disegno d’infinito Amore -, da Lui stabilito, per fare di noi dei discepoli attenti, dei servitori fedeli, ma soprattutto dei figli felici. Sentiamo tutti, chi in un modo, chi in un altro, che la nostra rispondenza a questo disegno, a questo piano di relazioni naturali e soprannaturali è stata, ed è sempre imperfetta. Forse è stata ostile e fedifraga. Ci sentiamo peccatori. Qui un’altra pagina immensa, drammatica questa, dolorosa e umiliante, quella del nostro peccato, ci si apre davanti. Noi abbiamo spezzato i rapporti doverosi e vitali, che ci sostenevano in Dio. Noi non abbiamo mai pareggiato con l’integrità della nostra risposta, con la totalità del nostro amore, l’Amore che Dio ci offre. Siamo ingrati, siamo debitori! Noi saremmo anzi perduti, se Cristo non fosse venuto a salvarci. E allora? allora ecco la stringente necessità di riconciliarci con Dio: reconciliamini Deo!

Ed ecco la sorprendente fortuna! la riconciliazione è possibile! questo è l’annuncio che l’Anno Santo fa risuonare nel mondo e nella coscienza: è possibile! Che tale annuncio arrivi in fondo ai nostri cuori! Con la nostra Benedizione Apostolica.


Il coro «De Mastreechter Star»

Ein wort besonderer Begrüssung richten Wir an den grossen Sangerchor aus Holland «De Mastreechter Star». Seien Sie alle mit den hohen Persönlichkeiten aus dem kirchlichen und staatlichen Leben Hollands sowie Ihren Angehörigen und Freunden herzlich willkommen!

Ihr Chor, liebe Freunde, geniesst durch seine Leistungen einen hohen Ruf. Wir danken Ihrem Chorleiter wie jedem einzelnen von Ihnen für Ihren unermüdlichen Einsatz im Dienste der «Musica Sacra». Der Gregorianische Choral wie die Aufführung der wunderbaren mehrstimmigen Kompositionen, vor allem der klassischen Schule, verleihen der gottesdienstlichen Feier Schönheit und Würde, tragen aber auch gleichzeitig in erhöhtem Masse zur Vertiefung von Glaube und Frömmigkeit der Gläubigen bei. Setzen Sie darum voll Freude und Begeisterung Ihre kirchenmusikalische Arbeit fort entsprechend den Richtlinien der Päpstlichen Verlautbarungen.

                                                                                                

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