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PAOLO VI

UDIENZA GENERALE

Mercoledì, 17 aprile 1974

 

Dal Battesimo la nostra comunione vitale con Cristo

Noi tutti faremo bene a prolungare spiritualmente la nostra celebrazione della Pasqua nel ricordo del nostro battesimo. Il rapporto fra il mistero pasquale, che Cristo celebrò con la sua passione, la sua morte e la sua risurrezione, ed il sacramento del nostro battesimo ci è insegnato da San Paolo con parole chiarissime nel celebre passo della lettera ai Romani: «Ignorate voi forse che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù siamo stati battezzati nella morte di Lui? siamo dunque stati sepolti con Lui nella morte mediante il battesimo, affinché, come Cristo fu risuscitato da morte per la gloria del Padre, così anche noi camminiamo in novità di vita. Poiché se noi siamo stati inseriti nella somiglianza della morte di Lui, lo saremo anche a quella della risurrezione; sapendo questo, che il nostro uomo vecchio fu crocifisso con Lui perché fosse distrutto il corpo del peccato, in modo da non essere più nomi schiavi del peccato . . . Cosi anche voi fate conto di essere morti al peccato, e di vivere a Dio in Cristo Gesù» (Rom. 6. 3-11).

Questa è una fontana di dottrina: sulla salvezza portata da Cristo all’umanità, e come; cioè mediante il mistero pasquale; sull’antropologia insegnata dal cristianesimo, e cioè sul peccato originale; sulla azione sacramentale salvifica, derivata dallo stesso mistero pasquale; sugli effetti del battesimo, quali la purificazione del peccato e la restituzione del battezzato alla grazia divina, che vuol dire ad una misteriosa, ma reale partecipazione della nostra vita naturale alla vita divina, soprannaturale; con le conseguenze che derivano da un fatto così straordinario, specialmente per il nostro destino escatologico, cioè oltre la morte temporale, per l’eternità, ma, fin d’ora, per la nostra comunione vitale con Cristo, nostro capo, di Cui diventiamo membra nel suo mistico corpo, che è la Chiesa, con l’impegno da parte nostra, mediante l’aiuto divino e il sostegno della Chiesa stessa, d’essere «uomini nuovi» (Cfr. Eph. 4, 24) nella mentalità (Cfr. Rom. 12, 2), nel costume, nello stile di vita, e specialmente nella carità fraterna (1 Io. 3, 13).

Questa dottrina sul nostro battesimo ci dovrebbe essere più familiare, e dovrebbe costituire il substrato della nostra vita spirituale e morale, la quale dovrebbe modellarsi misticamente e moralmente con quella di Cristo: con Lui dobbiamo essere in certo modo crocifissi (Cfr. Rom. 6, 6; Gal. 2, 20); con Lui morti (2 Tim. 2, 11); con Lui con sepolti (Col. 2, 12), per rivestirci di Cristo (Gal. 3, 27), ed essere poi con Lui viventi e conrisuscitati (Eph. 2, 5; Col. 2, 13), e coeritieri e conglorificati (Rom. 8, 17).
Fissiamo ora il nostro pensiero sul punto focale di questa dottrina fondamentale per ogni cristiano, e cioè sul contatto, sull’unione, sulla comunione di vita che il battesimo, per virtù della passione, della morte e della risurrezione di Cristo, opera in noi. È il mistero della giustificazione e della santificazione ideato dall’amore di Dio per la nostra salvezza.
Non sarà trascorsa indarno per noi la Pasqua, se essa avrà riacceso in noi la coscienza del nostro battesimo. È questo il nostro voto, con la nostra Benedizione Apostolica.

                 

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