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PAOLO VI

UDIENZA GENERALE

Mercoledì, 30 ottobre 1974

 

Epifania dell'Onnipotente nel mondo presente e futuro

Per noi, che in questo colloquio empirico, ma sostanziale, andiamo cercando d’individuare quali sono i bisogni maggiori e vitali della Chiesa ai nostri giorni burrascosi e decisivi, uno dei significati emergenti del Sinodo Episcopale, che si è concluso la scorsa settimana, è quello che punta al cuore del tema studiato dal Sinodo stesso, e cioè l’Evangelizzazione nel mondo contemporaneo, e che risponde alla domanda: in fondo, di che cosa ha bisogno questa Evangelizzazione, la quale ci è prospettata come la missione essenziale e primaria della Chiesa, come la sua ragion d’essere, in senso strumentale, dell’economia soprannaturale, divina, della epifania religiosa in questo e nel mondo futuro, cioè della gloria stessa di Dio, e della salvezza vera e definitiva dell’umanità? Di che cosa ha bisogno, di che cosa si serve, di che cosa si arricchisce e di che cosa difetta?

È chiaro che questa elementare, quasi banale domanda non mira ad individuare la causa prima dell’Evangelizzazione, ch’è, come sappiamolo, lo Spirito Santo, procedente dal Padre, fonte prima della Verità, della Parola, che si è incarnata in Gesù Cristo, il Quale insieme col Padre manda appunto il Paraclito agli Apostoli (Io. 16, 7) e alla Chiesa (Act. 2, 4); ed è chiara anche da parte nostra l’accettazione del mistero dell’Evangelizzazione, cioè del sistema, scelto da Dio, per diffondere il suo messaggio di verità e di grazia nell’umanità, un sistema, diciamo così, non automatico, né puramente carismatico e autonomo, o meglio, non dotato, dopo il suo primo annuncio evangelico, di autosufficienza, come potrebbe essere un insegnamento di dottrina, o di prassi dotate d’intrinseca e obbligante evidenza, che quindi potrebbe diffondersi da sé, per virtù appunto della propria evidenza empirica o scientifica, accessibile all’intelligenza naturale di chi lo studia, lo comprende e lo comunica; ma di un sistema fondato sulla testimonianza personale di chi annuncia tale messaggio, fondato cioè, da un lato, sopra un magistero testificante in virtù dello Spirito Santo, ed esteso ad una intera comunità di discepoli e di fedeli animata dallo stesso Spirito, e, dall’altro lato, fondato sulla fede, cioè sull’assenso intellettuale, sorretto dalla libera volontà, al messaggio in questione, messaggio, dicevamo, di verità e di grazia, cioè di pensiero illuminante e di grazia operante, messaggio di vita.

In altre parole, noi ammettiamo che la diffusione del Vangelo ha, praticamente e storicamente, bisogno d’una Evangelizzazione, d’una mediazione umana; e precisamente d’una causa cooperante (Cfr. 1 Cor. 3, 9), ministeriale umana, gerarchica in senso proprio, e comunitaria, cioè solidale e coefficiente; ha bisogno d’un sacerdozio sacramentale e d’un sacerdozio comune, come il Concilio ci ha chiaramente insegnato (Lumen Gentium, 10, 11, 28).
Così la risposta alla questione, che ci siamo proposta, è data: la Evangelizzazione ha bisogno di uomini. Ed è risposta così semplice, che può provocare una risposta deludente: lo sapevamo! Attenzione: se ciò era saputo, perché gli uomini sono mancati? o almeno, non sono bastati? Ed oggi che la riflessione sul sacerdozio comune ci avverte che ogni cristiano, ogni battezzato porta dentro di sé una vocazione missionaria, una chiamata all’apostolato, all’onore cioè e alla responsabilità della diffusione del Vangelo, com’e mai l’Evangelizzazione ancor oggi si afferma con tanto stento e con tanta fatica?

S’e lo sapevamo che l’economia del Vangelo si fonda sul concorso libero e volenteroso, ma moralmente esigente, da parte d’ogni cristiano, la carenza di uomini che facciano dell’apostolato un programma di vita non si risolve in un’accusa contro l’ignavia e l’infedeltà di tanti seguaci di Cristo, che di Cristo sono incuranti, sono forse disertori?
Se noi meditiamo su questo aspetto della vita cristiana, segnata dall’obbligo d’una professione militante della fede, non ci appaiono forse sconfortanti le difficoltà incontrate da tante Chiese locali, e dall’insieme stesso della Chiesa cattolica nello sforzo di Evangelizzazione, sia interiore alla comunità di coloro che si professano cattolici, sia esteriore nell’area circostante di tanti e tanti concittadini, spesso non solo passivi, ma ostili alla vita religiosa e alla carità sociale, che ne deve risultare?
Due questioni qui sorgono bisognose di studio e di conclusioni più positive di quelle che oggi ordinariamente vi sono date. E cioè, prima, è oggi ancora ammissibile il proselitismo, l’apostolato, lo sforzo missionario? La libertà di coscienza e il pluralismo delle opinioni non annullano ormai ogni preoccupazione apologetica della nostra fede? Risposta: no, non annullano, ma piuttosto sollecitano il dovere dell’evangelizzazione da compiersi, nel rispetto dell’altrui coscienza e opinione, ma con altrettanto cresciuta sollecitudine di testimonianza, di esempio e di assistenza, e con altrettanto aumentata sapienza di motivi e di mezzi persuasivi: l’evangelizzazione sarà pedagogicamente più riguardosa e più attraente, ma non mai rinunciataria.

E seconda questione: e come mai oggi l’evangelizzazione manca quasi dappertutto, nel confronto statistico, di chi ne faccia una propria missione? Ecco il problema delle vocazioni, sia comuni d’ogni laico cattolico, che voglia essere autenticamente fedele, sia specifiche di chi ascolti in sé e fuori di sé l’invito eroico e gioioso a consacrare la propria esistenza alla sequela di Cristo, e più propriamente alla vita religiosa e alla vita sacerdotale. Problema aperto! aperto per la scarsezza di chi vi dia la risposta interrogante di San Paolo, folgorato sull’a via di Damasco: «Signore, che cosa vuoi ch’io faccia?» (Act. 9, 6); aperto per l’ampiezza e per la complessità del mondo contemporaneo, che quanto più si allontana da Cristo, tanto più, come gregge senza pastore (Matth. 9, 36), ne sperimenta la struggente mancanza. Aperto alla generazione anziana, che piegando verso il tramonto sente talora la strana, ma non mai tardiva chiamata alle grandi cose dello spirito e della carità; aperto specialmente all’a generazione nuova che, non tutta cauterizzata dai fuochi fatui del mondo esteriore della fortuna e dei sensi, ma sensibilizzata da più misteriose luci del mondo interiore della verità e del sacrificio, sta per rispondere: «Eccomi, poiché tu mi hai chiamato» (1 Reg. 3, 6).
Aperto, diciamo; ma intanto concludiamo con la nostra ovvia ed ora viva affermazione: l’evangelizzazione, il regno di Dio, la Chiesa ha bisogno di anime, uomini e donne, che ne facciano la formula, il programma, la beatitudine della propria vita.
Noi preghiamo, e tutti benediciamo.

Il Capitolo Generale dei Padri Bianchi

Aux quatre-vingt-dix Pères blancs, qui ont maintenant A achevé leur Chapitre général et sont venus Nous saluer avant de regagner leurs divers champs d’apostolat, Nous tenons à dire notre estime, à leur apporter nos encouragements et à les assurer de notre Soutien dans la prière. Notre estime, parce qu’ils donnent un témoignage admirable d’esprit de service et d’abnégation dans les tâches qui leur sont confiées, en particulier en ce qui concerne le développement et la formation du clergé africain. Nos encouragements, pour qu’ils ne se laissent pas rebuter par les difficultés extérieures, et poursuivent leur collaboration désintéressée au progrès spirituel et temporel des populations auprès desquelles ils ont été envoyés. Notre prière enfin, pour que ces messagers de la Bonne Nouvelle ne se sentent jamais seuls, mais soutenus par la charité de toute l’Eglise. A tous une particulière Bénédiction Apostolique, et nos vœux de mandat très fécond à leur nouveau Supérieur général, le Père Jean-Marie Vasseur.

                     

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