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PAOLO VI

UDIENZA GENERALE

Mercoledž, 15 gennaio 1975

 

Il nostro inserimento nel Corpo mistico e sociale di Cristo

Occorre rifare in noi una mentalità cristiana; questo noi dicevamo altra volta in ordine al rinnovamento della nostra vita, in generale, ma specialmente della nostra vita cristiana, della nostra vita cattolica. Ora per ricuperare tale mentalità, per darle splendore ideale e sicurezza logica, per conferirle fecondità di opere ed energia di costume, l’avvenimento dell’Anno Santo può essere per tutti salutare.

Che l’invito sia permanente, e che esso nasca dal contesto originario della catechesi della sacra Scrittura, e che costituisca il fulcro della pedagogia battesimale, della rinascita dell’uomo in una forma esistenziale diversa, paradossale, superiore, nuova (... si ricordi il dialogo notturno di Gesù con Nicodemo (Io. 3, 3 ss.): e si ricordi il confronto, quasi l’antitesi, la metamorfosi dell’« uomo vecchio », l’uomo di questo mondo naturale, e l’« uomo nuovo », vivificato da un principio soprannaturale, di cui San Paolo ripetutamente ci parla - Cfr. Eph. 4, 2; Col. 3, 10; 2 Cor. 5, 17; etc.), ben lo sappiamo; o meglio bene lo dovremmo sapere, se davvero la nostra coscienza conserva effettiva memoria della nostra vocazione cristiana.

Il cristiano è un essere nuovo, un essere originale, un essere felice. Dice bene Pascal: « nessuno è felice come un vero cristiano, né (come lui) ragionevole, né virtuoso, né amabile » (PASCAL, Pensées, 541). Ora noi moderni, anche se ci professiamo in comunione con la religione cristiana (una comunione spesso taciuta, minimizzata, secolarizzata), raramente, o incompletamente, abbiamo il senso di questa novità del nostro stile di vita, e spesso ci atteggiamo a uomini conformisti e spregiudicati per il « rispetto umano » di apparire ciò che siamo, cristiani: gente cioè che ha un suo proprio libero e superiore, anche se logico e austero, modo di vivere.

Perciò la Chiesa ci richiama e ci ammonisce: cristiano, sii cosciente; cristiano, sii coerente; cristiano, sii fedele; cristiano, sii forte; in una parola: cristiano, sii cristiano.

Sarebbe utile, a questo punto, studiare gli ostacoli che ci impediscono di imprimere alla nostra vita un aspetto cristiano. La diagnosi di questi ostacoli, esterni o interni al nostro animo, costituirebbe un trattato di patologia spirituale, difficile a concludersi in poche pagine; del resto, esso fa testo in ogni nostro momento di ricupero religioso e morale. Noi possiamo ora limitarci a indicare un fattore indispensabile di questo auspicato rinnovamento cristiano; e non è difficile individuarlo, anche se non sempre a tutti è facile farvi ricorso. Ed è la grazia; è l’azione dello Spirito Santo; è il supplemento di luce e di forza, che solo il contatto con la divina sorgente della nostra rigenerazione spirituale ci può procurare. Ciò è chiaramente insinuato nella parola di San Paolo, che noi abbiamo scelto come paradigma del rinnovamento, che andiamo cercando. Egli dice: renovamini Spiritu mentis vestrae, rinnovatevi nello spirito della vostra mentalità (Eph. 4, 23), dove la parola Spiritu, pneumati nel testo originale, deve riferirsi, c’insegnano i maestri dell’esegesi, precisamente alla grazia, cioè allo Spirito Santo (Cfr. J. KNABENBAUER, Comm ... . ad Eph., p. 132). È l’efficacia che a noi deriva dalla passione di Cristo, dalla sua opera redentiva, la quale, come c’insegna S. Tommaso, a noi si trasmette per due vie principali: la fede e i sacramenti, mediante cioè un atto interiore della nostra anima, la fede, e mediante l’uso esteriore dei sacramenti (S. THOMAE Summa Theologiae, III, 62, 6). Ed ecco allora che si delinea davanti a noi la prassi religiosa dell’Anno Santo, non certo esclusiva a questa particolare celebrazione, ma in essa praticata con particolare impegno e con intenzionale assistenza del ministero ecclesiastico: una professione di fede, un ricorso all’azione sacramentale.

Il che ci riporta ad un altro ostacolo caratteristico, che si oppone al rinnovamento desiderato; ed è lo stato d’animo, che ultimamente s’è andato diffondendo e inasprendo: la diffidenza verso la Chiesa, così detta istituzionale, la Chiesa reale, la Chiesa umana, la Chiesa ministra, custode e dispensatrice dei misteri divini (Cfr. 1 Cor. 4, 1). Ricordiamo la grande affermazione d’un celebre pensatore cattolico tedesco Giovanni Adamo Moehler, precursore del movimento ecumenico (1796-l 838), sulla necessità della mediazione della Chiesa per conoscere Cristo e per vivere della sua vita (Cfr. G. A. MOEHLER, L’unità nella Chiesa, 1, 7). Così che il nostro rinnovamento ideale e vitale cristiano non potrà prescindere da una riscoperta del nostro inserimento nel corpo mistico e sociale di Cristo, ch’è appunto la Chiesa cattolica, e da una liberazione, oggi purtroppo di moda, dal tentativo di separare Cristo dalla Chiesa, quasi che contestando questa, e concedendo alla nostra interpretazione della verità religiosa ogni arbitraria critica verso la Chiesa, si possa godere d’una comunione più autentica e più vitale con Gesù Signore, che è fonte della nostra salvezza per tramite della sua Chiesa. Per ciò, diremo con S. Ignazio d’Antiochia, discamus secundum Christianismum vivere, impariamo a vivere secondo il cristianesimo (S. IGNATII Ad Magnesios, 10).

Questo il rinnovamento del Concilio, questo il rinnovamento dell’Anno Santo! « Chi ha orecchi da intendere, intenda » (Cfr. Matth. 13,9). Con la nostra Apostolica Benedizione.

© Copyright 1975 - Libreria Editrice Vaticana

 

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