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PAOLO VI
UDIENZA GENERALE
Mercoledì, 14 aprile 1976
La Pasqua diventa la scoperta meravigliosa dell'amore che Dio ha per
noi
Fare la Pasqua, che cosa significa? Significa innanzitutto entrare
nella contemplazione delle realtà supreme, che riguardano la nostra salvezza.
Queste realtà, noi dicevamo, possono essere riassunte ed espresse in due quadri
estremamente drammatici: il primo prospetta la condizione esistenziale
dell’uomo, una condizione infelicissima, qual è quella d’una creatura mancata,
vivente cioè in una natura decaduta e viziata, operante in un suo anormale
funzionamento, ereditata dalla nascita stessa e aggravata di solito da falli
personali e responsabili; la condizione cioè del peccato originale peggiorata
dalle colpe volontarie, incapace di per sé di ridare al proprio essere uno stato
d’innocenza e quindi di rapporti positivi e felici con Dio, a cui noi saremmo
destinati come a nostra vera vita e a nostra perfetta beatitudine. La diagnosi
teologica, secondo la fede convalidata dalla diagnosi etico-spirituale, e
possiamo pur dire storico-biologica, risultante dall’esperienza, ci porta a
questa conclusione desolata su la vita umana considerata solo in se stessa: la
conclusione d’una necessità di salvezza. È a questa dolorosa coscienza che ci
deve condurre l’umanesimo profano e pagano, alle soglie cioè della follia e del
pessimismo. L’uomo non può salvarsi da sé.
Il secondo quadro, quello stupendo e originale della nostra religione, ci
presenta il mistero dell’intervento divino per la nostra salvezza. Sì, Dio è
venuto in soccorso dell’umanità, franata nella rovina dopo la rottura del primo
anello che la agganciava alla Vita stessa di Dio, e resa inferma per giunta
dalle colpe proprie degli uomini peccatori. Una prodigiosa rivelazione, di per
sé non dovuta a noi creature trascinate nella disgrazia di Adamo e oppresse
dalle nostre proprie mancanze, ci annuncia questa sorpresa: «Dove è abbondato il
peccato, ha sovrabbondato la grazia» (Rom. 5, 20); e ciò: «per mezzo di
Gesù Cristo nostro Signore» (Ibid. 5, 21).
Stampiamo profondamente nei nostri animi questo duplice quadro delle supreme
verità che descrivono la nostra sorte e la bontà ineffabile e potente di Dio
nella celebrazione della nostra salvezza, della nostra Pasqua. S. Agostino,
ancora una volta, ci rivela il suo genio di sintesi, sigillando in due parole
questa storia dell’umana Redenzione; e le parole sono: «miseria», la quale
condensa la condizione dell’uomo, la nostra fatale antropologia; e:
«misericordia», il poema dell’amore salvifico di Dio, la sua folgorante teologia
(Cfr. S. AUGUSTINI Enarr. in Ps. 32, 4: PL 36, 267). Miseria e
misericordia: uno sforzo per entrare con la mente, col cuore, nell’abissale
significato di queste due parole, l’una al fondo dell’analisi umana, l’altra in
vetta alla divina rivelazione, ci può aiutare a comprendere qualche cosa del
dramma pasquale, e ci può servire a raccogliere sopra queste schede decisive
della nostra religione tante altre parole della Sacra Scrittura, non meno densa
di rivelatrici ricchezze. Ricordiamone alcune. Scrive San Paolo agli Efesini:
«Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amati, da
morti che eravamo per i peccati ci ha fatti rivivere con Cristo» (Eph. 2,
4-5). E Giovanni, nel suo Vangelo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo
Figlio unigenito, perché chiunque crede in Lui non muoia, ma abbia la vita
eterna» (Io. 3, 16); e ancora: «Da questo noi abbiamo conosciuto l’amore:
Egli ha dato la sua vita per noi» (1 Io. 3, 16; cfr. C. SPICQ, Agapè,
11, 179 ss.).
La Pasqua diventa allora la scoperta meravigliosa dell’amore che Dio,
mediante Cristo, nell’effusione dello Spirito Santo, ha per noi; e se questa
scoperta accresce il pentimento della nostra coscienza per l’indegnità della
nostra condotta, ci inonda poi di fiducia e di gaudio, sapendo ristabilito il
nostro rapporto filiale e felice col Dio vivente.
In questa prospettiva, vi auguriamo, Figli tutti carissimi, la «buona
Pasqua», e confermiamo l’augurio con la nostra Apostolica Benedizione.
Ai rappresentanti dell’Ordine Carmelitano
Porgiamo il nostro cordiale benvenuto al Superiore Generale dei
Carmelitani, P. Falco Thuis, e al Consiglio generalizio, che accompagnano le
Superiore Generali degli Istituti aggregati al medesimo Ordine, qui convenute
per presentarci l’omaggio della loro devozione.
Vi siamo riconoscenti per questa attestazione di bontà e vi esprimiamo la
nostra soddisfazione per il convegno di studio che ha preceduto questo nostro
incontro: sappiamo, infatti, che vi siete riuniti per porre nel dovuto risalto i
vincoli di fraterna solidarietà esistenti tra di voi e, soprattutto, per
riscoprire gli autentici valori della spiritualità carmelitana in vista di un
qualificato e sempre più generoso servizio alla Chiesa.
La preghiera e la contemplazione, unitamente all’imitazione della Madonna, a
cui l’Ordine è dedicato, costituiscono il fondamento e l’anima di ogni
apostolato; e ispirare, pertanto, la propria esistenza a tali principii
significa voler vivere in intimità con Dio, propiziarne la misericordia sul
mondo, sentirsi in spirituale e operante comunione col prossimo. Di qui il
vostro comune programma, il modello di vita che vi stringe in una sola grande
famiglia e che rende meritoria la vostra presenza nella Comunità ecclesiale
universale.
Vi sia di stimolo e d’incoraggiamento nel vostro rinnovato impegno la nostra
Benedizione Apostolica, che volentieri estendiamo a tutti i vostri Confratelli e
Consorelle.
Agli aderenti all’Unione Nazionale Cooperative Italiane
E’ presente quest’oggi all’udienza una folta rappresentanza dei Soci
dell’Unione Nazionale Cooperative Italiane, i quali son venuti a farci visita
dopo aver celebrato comunitariamente la «Santa Pasqua del Cooperatore».
La prima parola che vi rivolgiamo vuol essere espressione del nostro
compiacimento per questo gesto di pietà religiosa: riunendovi a pochi mesi dal
riconoscimento giuridico della vostra Unione, avete offerto una pubblica
dimostrazione di fede, nel ricordo del suo mistero centrale: il mistero del
Signore Gesù ch’è morto e risorto per noi. La seconda parola va, poi, al
prevalente rilievo che voi intendete dare alla famiglia, come prima fonte da cui
deve scaturire la formula stessa della cooperazione. Un tale accento sembra a
noi assai appropriato, nel momento in cui molte sono le insidie che minacciano i
nuclei familiari, ed è, perciò, necessario salvaguardarli, assisterli, elevarli
secondo una prospettiva non semplicemente economica, ma anche e soprattutto
solidaristica e morale.
Siamo sicuri che anche in avvenire vi manterrete fedeli a questa
impostazione, e ben volentieri vi impartiamo il conforto della Benedizione
Apostolica.
A studenti partecipanti a un incontro dell’Istituto per la Cooperazione
Universitaria
Nous voulons aussi adresser notre salut cordial aux nombreux étudiants
qui sont présents, et particulièrement à ceux qui participent à la rencontre
internationale organisée par l’Institut pour la coopération universitaire.
Vous trouverez dans tette ville, chers amis, un lieu privilégié pour mieux
percevoir l’enracinement historique de notre civilisation occidentale;
enracinement culturel, avec le sens du droit et de la cité que nous a légué la
Rome antique; enracinement spirituel, surtout, grâce aux apôtres qui apportèrent
au centre du monde païen la semence de l’Evangile. Nous souhaitons que vous
puissiez emporter de ce séjour une aide pour l’orientation de votre avenir, que
Nous demandons au Seigneur de bénir.
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