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PAOLO VI

UDIENZA GENERALE

Mercoledì, 12 gennaio 1977

 

Dopo il battesimo

La presenza a questa Udienza d’un gruppo, notevole per numero e per dignità di partecipanti, di appartenenti alle «Comunità neocatecumenali» ci offre l’occasione di richiamare l’attenzione dei nostri visitatori e di quanti si collegano all’ascoltazione di questa nostra familiare parola su due avvenimenti della Chiesa cattolica; e cioè sul Sinodo dell’Episcopato del 1974, che ebbe per tema « l’evangelizzazione » nel nostro tempo, e che diede materia alla nostra successiva Esortazione Apostolica «Evangelii Nuntiandi», dell’otto dicembre 1975; e, secondo avvenimento, il prossimo Sinodo dell’Episcopato, che, a Dio piacendo, sarà celebrato nel prossimo autunno del 1977, con l’inizio in data 30 settembre, e col tema sulla «catechesi», il quale si collega evidentemente col tema del Sinodo precedente. Questo dimostra come la coscienza della missione fondamentale della Chiesa, che è quella di diffondere il messaggio evangelico, secondo l’estremo ordine di Gesù al termine della sua visibile presenza sulla terra: «Andate e ammaestrate tutte le nazioni» (Matth. 28, 19), è vigile ed operante nella Chiesa stessa, e la impegna tutta, ministri e fedeli, all’annuncio del Vangelo, oggi più che mai, ciò sia per le difficoltà, sia per le possibilità, che il mondo moderno oppone ed insieme offre alla diffusione di tale annuncio.

Siamo dunque in una fase apostolica, missionaria, didattica quanto mai accentuata nella vita della Chiesa; tutti vi dobbiamo essere impegnati : la edificazione del Corpo mistico di Cristo sulla terra, che è la nostra Chiesa presente, è dovere d’ogni credente (Cfr. Lumen Gentium, 33).

In questa visione è chiaro, è auspicabile che si vengano moltiplicando gli sforzi per attuare questo immenso e urgente programma: evangelizzare, catechizzare; e si assiste alla fioritura di opere e di mezzi per dare all’annuncio del messaggio evangelico la sua migliore diffusione. Noi osserveremo come questo multiforme fenomeno nella santa Chiesa non riguardi solamente l’aspetto scolastico, didattico, della sua attività, ma piuttosto quello più ampio, pedagogico, vitale, nel quale l’insegnamento delle verità religiose è parallelo, anzi unito alla professione della vita, di cui l’insegnamento è norma e principio. In secondo luogo noteremo come questo dovere non assume in chi lo compie, e anche in chi ne è favorito, la qualifica d’un peso grave e difficile, anche se in realtà esso lo è, ma piuttosto d’un onore, d’una fortuna, d’una vocazione nobilitante ed esaltante: il suo compimento ha in se stesso la rifusione della fatica, che esso comporta; rende felici i suoi testimoni, li rende sicuri, li rende partecipi in anticipo dei beni di quel regno di Dio che essi vanno annunciando.

E poi diremo che coloro che con cuore semplice e generoso si mettono al servizio dell’evangelizzazione subiscono, certo per un segreto ma immancabile carisma dello Spirito Santo, una metamorfosi psicologica e morale caratteristica, quella che trasforma le difficoltà in stimoli, i pericoli in attrattive, le sconfitte stesse in titoli di merito e quindi di pace serena.

Adesso possiamo comprendere anche la testimonianza che i nostri odierni visitatori ci offrono: essa si svolge intorno al cardine della vita cristiana che è il battesimo, il sacramento della rigenerazione cristiana, il quale deve ritornare ad essere ciò che era nella coscienza e nel costume delle prime generazioni del cristianesimo. La prassi e la norma della Chiesa hanno introdotto la santa abitudine di conferire il battesimo ai neonati, lasciando che il rito battesimale concentrasse liturgicamente la preparazione che, ai primi tempi, quando la società era profondamente pagana, precedeva il battesimo, e che era detto catecumenato. Ma nell’ambiente sociale di oggi questo metodo ha bisogno d’essere integrato da una istruzione, da una iniziazione allo stile di vita proprio del cristiano, successiva al battesimo, cioè da un’assistenza religiosa, da un allenamento pratico alla fedeltà cristiana, da un inserimento effettivo nella comunità dei credenti, che è la Chiesa.

Ecco la rinascita del nome «catecumenato», che certamente non vuole invalidare né sminuire l’importanza della disciplina battesimale vigente, ma la vuole applicare con un metodo di evangelizzazione graduale e intensivo, che ricorda e rinnova in certo modo il catecumenato d’altri tempi.

Chi è stato battezzato ha bisogno di capire, di ripensare, di apprezzare, di assecondare l’inestimabile fortuna del sacramento ricevuto. E noi siamo lieti di vedere che questo bisogno oggi è compreso dalle strutture ecclesiastiche istituzionali e fondamentali, le Parrocchie. Si prospetta così una catechesi successiva a quella che il Battesimo non ha avuto; la «pastorale degli adulti», come oggi si dice, viene delineando, crea nuovi metodi e nuovi programmi; poi nuovi ministeri sussidiari sostengono la più esigente assistenza del Sacerdote e del Diacono nell’insegnamento e nella partecipazione alla liturgia; nuove forme di carità, di cultura e di solidarietà sociale accrescono la vitalità della comunità cristiana e ne fanno di fronte al mondo la difesa, l’apologia, l’attrattiva.

Con la nostra Apostolica Benedizione.

                             

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