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PAOLO VI
UDIENZA GENERALE
Mercoledì, 16 marzo 1977
Libertà e dovere nella vita cristiana
Lo snodarsi della Quaresima ed il progredire della sapientissima
pedagogia della sua liturgia, ci inducono, quasi ci costringono a riflettere sul
tema centrale di questo straordinario periodo, vero tempo forte dello spirito:
la conversione. Siamo chiamati a convertirci, a far penitenza. In questo
Leit-motiv la Chiesa, fin dalla sua remota antichità, ha sviluppato tutta
una pienezza di motivi teologici, spirituali e morali, che si è espressa nei
riti liturgici, come nella predicazione dei grandi Padri, con l’intento appunto
di preparare i cuori alla conversione: ed è ben noto come il tempo quaresimale
preludesse al conferimento del Battesimo e alla riconciliazione dei peccatori
nella Penitenza.
Ciò facendo, la Chiesa non ha fatto che continuare il grande messaggio della
Rivelazione, mediante la quale Dio ha chiamato gli uomini a entrare in comunione
con Lui e ad infrangere quei ceppi che ne impedivano il cammino. Perché proprio
di cammino si tratta: la conversione è un cammino, diciamo così, a ritroso, come
indica il verbo ebraico šûb (cambiar strada, invertire la direzione,
tornare indietro). È idea profonda e stupenda che permea le pagine dell’Antico
Testamento, particolarmente dei Profeti (Cfr. Is. 1, 11-17; Ier.
3, 21-25; 4, l-4; 31, 18; 36, 3; Ez. 11, 19 ss.; 18, 31 ss.; 36, 26-31;
Am. 5, 14 ss.; Os. 14, 2-9), i quali alzano la voce per invitare
il popolo ribelle a ritornare a Dio, come fa Isaia con parole roventi:
«Lavatevi, purificatevi, togliete dalla mia vista il male delle vostre azioni.
Cessate di fare il male, imparate a fare il bene, ricercate la giustizia» (Is.
1, 16 ss.); o come promette Geremia, il profeta per eccellenza della
conversione: «Darò loro un cuore capace di conoscermi, perché io sono il
Signore; essi saranno il mio popolo e io sarò il loro Dio» (Ier. 24, 7).
Questa voce si fa preghiera nei Salmi (ricordate il «Miserere»?: «Crea in me, o
Dio, un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo» (Ps. 50, 12). Questo
grido vien fatto rimbalzare al tempo di Cristo, in tutta la sua forza, dal
Precursore (Matth. 3, 2. 8; Luc. 3, 10-14); e Gesù ne farà il
segno squillante dell’avvento del Regno di Dio, anzi la condizione prima per
entrare nel nuovo ordine della salvezza, ch’Egli viene a instaurare nel mondo:
«Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete
al Vangelo» (Marc. 1, 15; cfr. Matth. 4, 17). Gesù è venuto a
chiamare i peccatori alla conversione (Cfr. Luc. 5, 32): i pubblicani, la
peccatrice, il buon ladrone sono il segno vivo di questa possibilità, di questa
realtà di ricupero, che il Figlio di Dio offre all’umanità decaduta per il
peccato. Occorre rinascere (Cfr. Io. 3, 3), occorre diventare come i
bambini (Cfr. Matth. 18, 3 loci et paralleli.). Si pensi alla forza di
santificazione che quest’ultima parola ha avuto per una grandissima anima dei
tempi moderni, Teresa di Lisieux!
Non finiremmo più di ricordare parole e fatti evangelici per mettere in luce
il senso e il valore di questa conversione, di questa penitenza, di questa
metánoia, che è appunto un rivolgimento interno, un cambiare strada, un
ritornare fra le braccia del Padre, come lo descrive visivamente con accenti
incomparabili la parabola del figlio che ritorna (Cfr. Luc. 15, 11-32).
Come ben comprendiamo dai chiarissimi insegnamenti di Gesù, lo scopo è quello di
una modificazione profonda, in due direzioni.
Anzitutto, modificare la maniera di pensare, la mentalità, gli intimi moventi
delle azioni: e si pensi di quale mutamento difficile si tratta, se coinvolge la
personalità più segreta e profonda di ciascuno di noi; e, in secondo
significato, si tratta anche di mutare la condotta pratica, il comportamento,
l’agire, affinché le azioni esteriori corrispondano senza ormai più stridenti
contrasti con la interiore rivoluzione, avvenuta nello spirito.
In una parola, si tratta di stabilire una piena, sempre più piena conformità
di pensiero e di vita con la volontà di Dio, che Gesù ci fa chiedere nella
preghiera programmatica del cristiano: fiat voluntas tua,
sia fatta la tua volontà (Matth. 6, 10), senza ostacoli, senza remore,
senza resistenza; come in Cielo così in, terra.
Sono parole ostiche, ma solo per chi rifiuta di aprire il cuore alla voce del
Signore, solo per chi si ostina a procedere in «direzione vietata» contro tutti
i richiami della Rivelazione e della coscienza. Certamente siamo molto distanti
dalla concezione permissiva moderna, che esalta nei modi più provocatori, specie
per chi ancora non sia temprato e forte, una libertà che è solo licenza; un
istinto, un interesse, un’amoralità e un immoralismo che equivalgono solo
all’egoismo più sfrenato; ma così si dimentica che esiste un rapporto tanto
ontologico ed esistenziale, quanto deontologico, tra la libertà,
consapevolmente, virilmente esercitata, e il dovere che da essa trae forza,
virtù e merito.
Difficile? Certo. Ma non impossibile. È la via da sempre segnata da Dio per
chi vuole esser degno di diventare suo figlio. Troveremo la forza per seguirla?
Sì. È Cristo che ci chiama con le parole più sconvolgenti, che devono infondere
tanta confidenza anche in chi si sia smarrito lontano: «ci sarà più gioia in
Cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti, che non hanno
bisogno di conversione» (Luc. 15, 7). Sì, così è, così sia, fratelli e
figli carissimi.
Con la nostra Benedizione Apostolica.
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