 |
PAOLO VI
UDIENZA GENERALE
Mercoledì, 26 ottobre 1977
Il Sinodo: segno di unità nella Chiesa di Dio
Ora, quando sta per concludersi, diremo una parola sul Sinodo dei
Vescovi, riunito a Roma durante questo mese di ottobre. Nessuno ignora di che
cosa si tratta. Si tratta di una riunione di Vescovi, provenienti, si può dire,
da tutto il mondo; o meglio da ogni Regione, dove la Chiesa cattolica è
costituita; circa duecento, tenendo conto dei rappresentanti delle Famiglie
Religiose, e dei Capi dei Dicasteri della Curia Romana. Che il mondo moderno si
esprima in organismi internazionali, quasi universali e organici, è un fatto di
civiltà che fa onore al nostro tempo e che lascia sperare delle sorti sempre
migliori dell’umanità. Ma noi non possiamo ignorare come esista un organismo
analogo, ma originale, anteriore nel tempo, superiore negli scopi, e
spiritualmente incomparabile, il quale si occupa, esso pure, di riunire il
genere umano, di infondergli un senso di fratellanza, fondata sopra una identità
di principii, di interessi e di sentimenti, che trasformi la molteplicità dei
suoi componenti in una comunione di persone, che conservando, anzi sviluppando
ciascuna la propria personalità, sentano e godano d’essere un’unica società, un
corpo solo.
Questo organismo, tutti sappiamo, si chiama Chiesa, che vuol dire assemblea,
e si qualifica come universale, cioè aperto a tutti gli uomini, sia considerati
individualmente, sia collettivamente, cioè Chiesa cattolica. In questa singolare
associazione di esseri umani un aspetto, anzi un fatto essenziale e profondo, è
manifesto, ed è l’unità. Ripetiamo con riverenza e con gaudio questa nota, o per
meglio dire, questa proprietà, perché essa ci indica il segreto di questo
fenomeno umano, ci avverte ch’esso nasconde ed insieme manifesta un mistero, una
presenza trascendente, un’imponderabile ma pure certissima attività divina:
l’unità nella Chiesa è effetto dello Spirito Santo, anima del corpo mistico di
Cristo.
Rileggete, Fratelli carissimi, la narrazione della Pentecoste, nel secondo
capo degli Atti degli Apostoli, dove la novità del fatto prodigioso è attestata
dall’esplosione, si può dire, della parola ispirata, risonante nella molteplice
diversità delle lingue proprie dei fortunati presenti a quella prima «epifania
della Chiesa» (Cfr. J. HAMER, L’Eglise est une communion, p. 221).
Rileggete ciò che scrive S. Paolo, che raccomanda agli Efesini «di conservare
l’unità dello Spirito, per mezzo del vincolo della pace». Egli aggiunge: «Un
solo corpo, un solo Spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati
chiamati, quella della vostra vocazione: un solo Signore, una sola fede, un solo
battesimo. Un solo Dio Padre di tutti . . . A ciascuno di noi tuttavia è stata
data la grazia secondo la misura del dono di Cristo . . .» (Eph. 4, 3-7).
Parole queste che risolvono nella perfetta unità della dottrina il grande e
sofferto sforzo ecumenico, e autorizza un certo pluralismo estrinseco delle
forme di espressione della medesima fede, fiorente da un identico ceppo, e
convergente verso un’identica unità di amore e di vita.
Noi vorremmo che voi tutti aveste a cogliere, come una visione di bellezza
spirituale, come un concento di armonia beatificante, come un impegno di fedeltà
corroborante il vostro incontro romano col Sinodo dei Vescovi, che proprio in
questi giorni si conclude presso la Tomba dell’Apostolo Pietro, e che vi fa
sentire voi pure partecipi della fede, della speranza e della carità, che lo
Spirito infonde alla sua Chiesa benedetta.
Con la nostra Benedizione Apostolica.
Ai pellegrini di due parrocchie romane
Partecipano all’udienza di stamani le rappresentanze di due parrocchie
romane, a noi particolarmente care: la parrocchia di San Benedetto al Gazometro,
che celebra il cinquantesimo della propria inaugurazione solenne, e quella di
San Leone I in Via Prenestina, giunta al venticinquesimo anniversario della
propria fondazione. A tutti voi, carissimi figli, il nostro saluto affettuoso e
la nostra parola di augurio cordiale. Sappiamo della sollecitudine generosa e
perseverante, con cui nelle vostre comunità si lavora, sotto la spinta
animatrice dei sacerdoti, per portare Cristo a tutti i fratelli. Noi vi
esortiamo a continuare, con slancio rinnovato, nell’impegno di costruire su
Cristo «pietra angolare» (Eph. 2, 22) la Chiesa viva della parrocchia, di
cui il tempio materiale, eretto anni fa, è il simbolo e la figura. Vivete e
agite nella convinzione che è Cristo a proclamare, oggi, in mezzo a voi la
parola di salvezza mediante il suo Vangelo: è Lui che, ancora oggi, opera
attraverso i Sacramenti, che sono gesti suoi; Lui ammaestra e governa per mezzo
di coloro che ha scelto per farne pastori del mistico gregge, strumenti del suo
amore. In Cristo dunque, fratello primogenito (Rom. 8, 29), la parrocchia
diventi la famiglia dei figli di Dio, in cui ci si sente accolti, ci si conosce,
ci si ama, ci si aiuta e insieme si testimonia di fronte al mondo la gioia di
sapersi redenti. Vi accompagni la nostra Apostolica Benedizione.
|