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PELLEGRINAGGIO AD AQUINO
OMELIA DEL SANTO PADRE PAOLO VI
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Sabato, 14 settembre 1974
Io vorrei avere, non un minuto, ma un’ora per parlare a voi, perché arrivo in
un mondo di meraviglie, e la prima meraviglia siete voi che mi accogliete così!
Pensavo di arrivare ad Aquino quasi sconosciuto, di passare come un
pellegrino fuggitivo e di non incontrare nessuno, salvo il Vescovo e i sacerdoti
che assistono questa Basilica. Senza avere la sorpresa di avere questa immediata
visione di una popolazione così numerosa, così buona e così accogliente. Questa
è la prima e la più grande sorpresa e quello che mi colma di felicità, per
questa vostra accoglienza! E poi, ho saputo che voi siete una città ormai
industriale, mi hanno mostrato nientemeno una macchina di vostra produzione.
Siete già nel «grande giro» della civiltà moderna che si trasforma, e vi
raccomando, senza lasciare i vostri campi, che sono giardini di bellezza, di
prosperità e di fecondità. Sapete aggiungere a questo lavoro l’altra fatica, la
fatica moderna dell’industria. Mi congratulo con voi e con quanti hanno merito
in questo sviluppo. E poi, io che ricordo che cosa è passato di qua, a
Montecassino, con la guerra e dopo la guerra e quanto è stato lavorato per
rifare tutto il panorama delle vostre abitazioni. E sono stato direi
meravigliato e felice di vedere «smaltata» tutta la pianura di case nuove, di
abitazioni nuove... tutto è nuovo! Ho visto le vostre vie di questa cittadina
belle, pulite, moderne. Non avete niente da invidiare ad una città, come si dice,
«del Nord», dove sono più avanzati nella cura delle cose di questo mondo. Mi
compiaccio tanto e vorrei dare un pensiero anche a quelli che hanno lavorato
perché la vostra vita avesse questo quadro e avesse questo modo di esprimersi e
di rinnovarsi. Io ho conosciuto chi ha lavorato e chi ha promosso questo lavoro,
ma non sapevo che gli effetti fossero così considerevoli e così degni di plauso,
di speranza e di augurio per il vostro avvenire. Dicevo: vorrei avere tanto
tempo disponibile! Ah, come diventiamo esagerati e paradossali nei nostri
desideri! Ma sono i desideri del cuore, di parlare con ciascuno di voi, di dire
a ciascuno di voi una parola, di dire a ciascuno di voi l’affetto e la mia
ammirazione e la stima che abbiamo per voi, per ciascuno di voi e per tutta
questa popolazione! Quanti sacerdoti ho veduto e quanti vescovi sono qui
presenti, che hanno voluto onorare questa mia venuta con la loro presenza,
quanti sindaci! Le popolazioni sono presenti anche loro nella loro espressione
civile, organizzativa e anch’essa popolare. Che siano tutti benedetti, i pastori
delle anime e anche gli amministratori delle città, dei villaggi e delle cose di
questo mondo! Siate tutti benedetti! Ma le famiglie ho visto, i bambini, quanti,
quanti, e a tutti vorrei davvero fare una carezza, e a tutti dare una
benedizione! Sappiate che questo minuto che io passo con voi, per me, è
preziosissimo! Perché mi mette nel cuore una tale abbondanza di sentimenti, tale
visione, direi tale coscienza del mio ministero, che vorrei davvero essere
capace di fare quello che ha fatto Gesù, di moltiplicare le sue grazie, quando
si trovava in mezzo alla folla. Che il Signore vi benedica!
Questa città, è troppo celebre, perché noi potessimo trascurare di farvi
almeno una breve sosta per onorarla e incontrare nella sua sede il vescovo, i
sacerdoti, i fedeli, e anche le autorità civili di Aquino. Abbiamo visitato con
grande venerazione Fossanova, dove è morto san Tommaso. Adesso visitiamo con non
minore devozione la Città che a san Tommaso dà il suo titolo e si rende celebre
in tutto il mondo e direi in tutta la storia, in tutta la cultura: Aquino! E
sentivo proprio in questi giorni una religiosa (per dire quanto il vostro nome
vola per gli spazi e per il tempo), una buona religiosa, una suora di America. «
Come si chiama? », «Aquinas!», che vuol dire «di Aquino»!
E siamo lieti allora di potere condividere con voi oggi un momento di
preghiera per venerare la memoria di san Tommaso e per invocare la sua
intercessione.
E a voi, abitanti di Aquino, che cosa diremo? Superfluo certamente
raccomandare a voi d’essere lieti e fieri di essere i discendenti e i
concittadini di un così grande uomo, un santo, un dottore della Chiesa, certo
una delle figure più grandi della storia dell’umanità, che ha illustrato la
dottrina della Chiesa come forse nessun altro nella sua storia è riuscito a
fare. Grande gloria per voi, grande fortuna! Lasciate che noi vi auguriamo, anzi
vi raccomandiamo, cosa che tocca la vostra responsabilità e la vostra
rispondenza spirituale: guardate di essere degni di portare il nome di san
Tommaso d’Aquino!
E come potrebbe (ecco, viene la questione viva e attuale) come potrebbe una
popolazione come la vostra, dopo sette secoli dalla morte di san Tommaso, e
assorbita adesso in un contesto storico, sociale e industriale ben differente da
quello in cui visse ed operò quel santo, come potrebbe essere in qualche modo
nella linea della sua tradizione? Come potete chiamarvi voi figli, parenti e
concittadini di san Tommaso?
Voi non pretendete, certo, di gareggiare con la sua sapienza e nemmeno di
mettervi sulla traccia della sua vocazione, sia religiosa che intellettuale.
Nessuno può pretendere d’essere al fianco di tale Maestro! Ma tutti quanti siamo
figli fedeli della Chiesa, possiamo e dobbiamo, almeno in qualche misura, essere
suoi discepoli! E questo faremo se daremo alla nostra istruzione e formazione
religiosa l’importanza che essa merita di avere.
Dove, se non ad Aquino, lo studio della nostra religione, anche nella forma
elementare e popolare con cui lo presentiamo, ma forma necessaria e sapiente,
dove deve essere tenuto in onore, e deve essere compiuto da tutti con
particolare impegno? Se non siete fedeli voi, agli insegnamenti e all’eredità di
sapienza, di studio e di comprensione della Rivelazione di Dio di cui il maestro
Tommaso è stato testimone e diffusore, chi lo deve essere? Se non siete voi i
primi discepoli di san Tommaso d’Aquino, gli altri, che possono dire?... «Ad
Aquino non ci si pensa, e allora... ».
Ecco allora la lezione che ancora viene a noi dal vostro santo maestro,
Tommaso d’Aquino: procuriamo di essere studiosi, di dare una premura assidua e
amorosa a quella vecchia parola che vuol dire una grande realtà: alla dottrina
cristiana. Quella che vi è insegnata dal vostro Vescovo, dal vostro Parroco, dai
vostri sacerdoti e maestri e maestre di religione, sia in chiesa e sia nelle
scuole. Noi abbiamo ricevuto, proprio questa mattina, in Udienza, un numeroso
gruppo di studenti che venivano da tutta l’Italia, e venivano per essere
premiati come vincitori del «Concorso Veritas», di cui certo avete notizia anche
voi. Sono studenti che volontariamente studiano la religione nelle classi medie
superiori e fanno anche esami che non sarebbero tenuti a dare pur di dare segno
di intelligenza e di amore alla dottrina cristiana. Sapete! Io speravo: «Chissà
che non ci sia uno di Aquino!». Non lo so, perché non abbiamo avuto premura e
potere di fare questa verifica. Ma se il Signore ci dà vita, se il Signore ci dà
vita, che l’anno venturo almeno uno, due, dieci, cento dei vostri figlioli
vengano da Aquino, dove si ami lo studio della religione! Sarebbe questo molto
bello.
Perciò noi ci permettiamo di insistere in questa nostra raccomandazione, se
siete veramente consapevoli dell’onore d’appartenere ad Aquino, che dà il nome
al più grande teologo delle nostre scuole, non solo medioevali, ma anche
moderne. Cercate d’essere diligenti ed impegnati nello studio regolare
perseverante della Religione. Mi viene in mente che un uomo di Stato e
professore d’università, che è presente a questa riunione ha, pochi giorni fa,
spiegato, come ancora il pensiero di san Tommaso d’Aquino sia la struttura
portante della nostra cultura!
E allora, questa nostra raccomandazione noi la rivolgiamo specialmente a
quegli studenti che hanno scelto poi per vocazione la vita ecclesiastica o
religiosa: seminaristi, onorate san Tommaso con lo studio del suo pensiero!
La Chiesa, pur ammettendo come legittimo e doveroso il conoscere le nuove e
varie forme della cultura religiosa, non ha cessato di rinnovare, anche nel suo
recente Concilio, uno studio preferenziale delle opere di san Tommaso. Egli è
tale maestro da essere considerato, ancor oggi, attuale e, nella diffusione di
tante opinioni, o discutibili, o false, come provvidenziale! Vada questa nostra
esortazione ai nostri Seminari, alle Case religiose, alle nostre stesse
Università!
Ed allora la nostra voce, proprio da Aquino, si rivolge anche ai maestri di
filosofia e di teologia, che in tutta la Chiesa di Cristo compiono la grande
missione di trasmettere la dottrina genuina della Chiesa.
Noi, guardiamo a questi, che si sono dati allo studio e all’insegnamento, con
grande fiducia e con grande speranza! Noi, di qua, li preghiamo, in nome di
Cristo, di essere fedeli al magistero che Cristo ha affidato alla sua Chiesa, di
essere, come san Tommaso, appassionati della Verità, della verità religiosa,
nella sua autentica espressione! E vada ad essi, in questa circostanza e da
questo centro della memoria di san Tommaso d’Aquino, da questo luogo benedetto,
vada la nostra paterna esortazione, la nostra incoraggiante riconoscenza, e la
nostra Apostolica Benedizione!
* L’Osservatore Romano, martedì 28 giugno 2011, numero 26, pp. 8-9. |