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INDIZIONE DELL'ANNO SANTO 1975
LETTERA DI PAOLO VI AL CARDINALE MASSIMILIANO DE FURSTENBERG, PRESIDENTE
DEL COMITATO CENTRALE PER L'ANNO SANTO
A Sua Eminenza Reverendissima il Signor Cardinale Massimiliano de
Furstenberg Presidente del Comitato Centrale per l’Anno Santo.
Signor Cardinale,
Iniziandosi ufficialmente
domenica 10 giugno p. v., solennità di Pentecoste, in tutte le Chiese del mondo,
quel vasto movimento di rinnovamento spirituale, che avrà il suo culmine a Roma
nel 1975, vogliamo esporre brevemente a Lei, Signor Cardinale, che Noi abbiamo
preposto al Comitato Centrale per l’Anno Santo, quali siano gli obiettivi a cui
miriamo con tale iniziativa, quale spirito vorremmo regnasse in coloro che
risponderanno al nostro invito, e quali frutti speriamo se ne possano
raccogliere con la grazia dello Spirito Santo, nel cui nome e alla cui luce ci
mettiamo ora in cammino.
Come abbiamo dichiarato fin dal nostro primo annunzio, il 9 maggio u. s., col
Giubileo Noi ci proponiamo il rinnovamento dell’uomo e la sua riconciliazione
con Dio, che avvengono anzitutto a livello di profondità, nel sacrario
interiore, dove la coscienza è chiamata a operare la sua conversione, o «metànoia»,
mediante la fede e la penitenza (Cfr. Marc. 1, 15), e a tendere alla
pienezza della carità.
Dio stesso, infinitamente misericordioso, dopo aver redento il mondo mediante
Gesù Cristo suo Figlio, chiama tutti gli uomini, nessuno escluso, a partecipare
ai frutti della redenzione (Cfr. 1 Tim. 2, 4) e interviene col suo Santo
Spirito per operare in essi la salvezza (Cfr. Rom. 8, 10 ss.).
La Chiesa è convinta che solo da questa operazione interiore può derivare anche
la riconciliazione tra gli uomini, come dimensione sociale del nuovo patto di
alleanza, che deve abbracciare tutti i settori e i livelli della vita, nei
rapporti tra gli individui, le famiglie, i gruppi, le categorie, le nazioni; per
divenire, in quanto è possibile alla fragilità dell’uomo e alla imperfezione
delle istituzioni terrene, fermento di pace e di unità universale.
Essa, perciò, s’impegna a far sì che la forza della redenzione operata da Cristo
rinsaldi nei fedeli, nelle diocesi, nelle parrocchie, nelle comunità religiose e
negli altri centri di vita cristiana e di apostolato, come anche nelle Chiese
finora da noi separate, i vincoli della fede e della carità nel Sangue di Cristo
(Cfr. Col. 1, 20). La Pentecoste della grazia potrà così diventare anche
la Pentecoste della nuova fraternità.
Questo è lo spirito che Noi speriamo di veder fiorire in tutta la celebrazione
dell’Anno Santo.
Pertanto, Noi auspichiamo che sia riscoperto il valore delle pratiche
penitenziali, come segno e via della grazia, e impegno per l’intimo rinnovamento
che riceve la sua piena efficacia nel Sacramento della Penitenza, da usare e
amministrare secondo le disposizioni della Chiesa, per una ripresa individuale e
comunitaria del cammino sulla via della salvezza (Cfr. Act. 16, 17).
A Noi sembra che l’espressione, l’occasione e quasi la sintesi di queste
pratiche, le quali avranno il loro coronamento nella celebrazione eucaristica,
possa essere il Pellegrinaggio, che nella tradizione autentica dell’ascetica
cristiana, è stato sempre effettuato per motivi di pietà e di espiazione. Ancora
oggi esso può ispirarsi a tali moventi, sia quando avvenga nelle forme più
simili a quelle degli antichi romei, sia quando impieghi i moderni mezzi di
comunicazione.
È necessario però che il Pellegrinaggio sia accompagnato, oltre che dalla
preghiera e dalla penitenza, anche dall’esercizio della carità fraterna, che è
chiara dimostrazione dell’amore di Dio (Cfr. 1 Io. 4, 20, 21; 3, 14), e
deve esprimersi, da parte dei singoli fedeli, delle loro associazioni, delle
comunità e istituzioni ecclesiali, in opere di misericordia spirituale e
corporale, in favore dei fratelli più bisognosi. Così l’Anno Santo dilaterà
veramente gli spazi della carità della Chiesa, e sarà foriero di un rinnovamento
e di una riconciliazione di dimensioni universali.
Perché queste finalità siano raggiunte più facilmente, facciamo voti che la
pratica del Pellegrinaggio sia realizzata in tutte le Chiese locali, nelle
Cattedrali o nei Santuari, diocesani e nazionali, quasi tappe intermedie per
convergere infine, nel 1975, a Roma, centro visibile della Chiesa universale.
Qui le rappresentanze delle Chiese locali concluderanno il cammino del
rinnovamento e della riconciliazione, venereranno le tombe degli Apostoli,
rinnoveranno la loro adesione alla Chiesa di Pietro, e Noi, a Dio piacendo,
avremo la gioia di riceverle a braccia aperte e insieme con loro renderemo
testimonianza all’unità della Chiesa nella fede e nella carità.
È Nostro ardente desiderio, che in questo cammino verso le «fonti della
salvezza» (Cfr. Is. 12, 3), si associno, nelle forme a loro possibili, ai
Nostri figli pienamente uniti alla Chiesa di Pietro, anche gli altri seguaci di
Cristo e tutti coloro che, su vie diverse e apparentemente lontane, cercano con
retta coscienza e buona volontà l’unico Dio (Cfr. Act. 17, 27).
I programmi concreti del Pellegrinaggio e di altre pratiche, dirette a favorire
il rinnovamento e la riconciliazione, saranno certo indicati per le Chiese
locali dalle Conferenze Episcopali, tenuto conto sia della mentalità e delle
costumanze dei luoghi, sia delle vere finalità dell’Anno Santo, che abbiamo or
ora illustrato.
Da parte Nostra domandiamo ai pellegrini che, dopo d’aver pregato secondo le
intenzioni Nostre e di tutto il Collegio Episcopale, partecipino, localmente, a
una solenne funzione comunitaria, o facciano una sosta di riflessione dinanzi al
Signore, concludendola con la recita o col canto del Pater e del Credo,
e con una invocazione alla Vergine Santissima.
Quasi in risposta a queste manifestazioni semplici e sincere mediante le quali i
fedeli, nelle Chiese locali, attueranno una reale conversione e professeranno di
voler permanere e rafforzarsi nella carità verso Dio e verso i fratelli, Noi,
come umili ministri di Cristo Redentore, concederemo, nelle debite forme, il
dono dell’Indulgenza. Di tale dono beneficeranno anche quei Nostri figli che,
non potendo partecipare al Pellegrinaggio perché impediti da malattia o da altra
grave causa, vi si uniranno spiritualmente con l’offerta delle loro orazioni e
delle loro sofferenze.
Con l’Anno Santo la Chiesa, esercitando il «ministero della riconciliazione» (Cfr.
2 Cor. 5, 18), offre occasioni privilegiate, richiami speciali, perché
tutti coloro che saranno raggiunti dalla sua parola e, più ancora, come è nei
Nostri voti e nelle Nostre preghiere più ardenti, dal tocco interno e ineffabile
della grazia, abbiano a partecipare alla gioia cristiana, frutto delle virtù
salvifiche del Redentore.
Concludiamo questa lettera con l’esprimere le speranze che riponiamo nella
celebrazione del prossimo Anno Santo. Esse sono, lo ripetiamo, il rinnovamento e
la riconciliazione come fatti interiori e come attuazioni di unità, di
fraternità, di pace che si espandono, dagli animi rinnovati e riconciliati in
Cristo, in tutta la Chiesa, e verso tutta la società umana, sulle vie della
carità, il cui frutto è la giustizia, la bontà, il perdono reciproco, il dono di
sé e dei propri beni per i fratelli. In una parola, Noi speriamo e auspichiamo
che un rinnovato senso cristiano della vita affini gli animi e si diffonda
ampiamente nel mondo, per la comune salvezza.
Ecco, Signor Cardinale, quanto volevamo farle conoscere in questa vigilia di un
importante periodo della storia del!a Chiesa nei nostri giorni, di cui sarà
simbolo, a suo tempo, l’apertura della Porta Santa, e quanto La preghiamo di
comunicare ai Nostri Fratelli nell’Episcopato, mentre benediciamo Lei e tutti
coloro ai quali giungerà il Nostro appello, con la più ampia effusione del
Nostro cuore di padre e di umile servo dei servi di Dio.
Dal Palazzo Apostolico Vaticano, il 31 maggio 1973, Festa dell’Ascensione di
Nostro Signore, decimo anno del Nostro Pontificato.
PAULUS PP. VI
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