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LETTERA DI PAOLO VI AI VESCOVI DEGLI STATI UNITI
IN OCCASIONE DEL BICENTENARIO
DELL’INDIPENDENZA AMERICANA

 

Ai Venerabili Fratelli Cardinali,
Arcivescovi, Vescovi, e altri Ordinari
degli Stati Uniti d’America

Mentre celebriamo la Solennità di Pentecoste e commemoriamo la missione santificatrice e unificante dello Spirito Santo nella Chiesa, rivolgiamo il nostro pensiero a voi, diletti Fratelli nell’Episcopato, chiamati, in unione con noi, al pastorale servizio del popolo di Dio negli Stati Uniti. Poiché è dallo Spirito Santo che deriva l’unità della Chiesa nella comunione e nel ministero (Cfr. Lumen Gentium, 4), siamo ben lieti in questo giorno di esaltare la bellezza della comunione gerarchica che insieme ci stringe. Noi siamo una sola cosa in Cristo Gesù, una sola cosa nel suo sacerdozio, nella predicazione della sua parola, nel servizio del suo popolo. E nello Spirito Santo, per mezzo di Gesù Cristo, noi siamo una sola cosa nel suo amore per il Padre.

La comunione ecclesiale è per noi motivo d’immensa gioia e sorgente di forza pastorale, e vogliamo farvi partecipi di questa gioia e di questa forza, aprendo il nostro cuore a voi, e per tramite vostro al diletto Clero, ai Religiosi e ai fedeli di ogni rito in America. In quest’anno, in cui ricorre il Bicentenario della vostra nazione, noi preghiamo che lo Spirito Santo discenda su di voi, e porti a compimento e fecondi le opere che sono state iniziate tra voi con grande generosità, sacrificio e amore. Alla sua potente azione noi vi affidiamo, esortandovi solennemente: «Cercate di conservare l’unità dello Spirito per mezzo del vincolo della pace» (Eph. 4, 3).

Vi sono molte riflessioni sulle quali vorremmo intrattenerci con voi, e non è possibile indicarle tutte in questa lettera. Ma colui che vi scrive vuole, come Successore di Pietro, confermarvi nella fede in Gesù Cristo, Figlio del Dio vivente, e confermarvi nel ministero che voi esercitate nel suo nome per l’edificazione della sua Chiesa nella fede, nella speranza e nella carità.

Noi abbiamo avuto occasione di rivolgere la nostra parola a una larga accolta di voi, quando siete convenuti qui in Roma l’anno scorso, e di far giungere per vostro mezzo, il nostro messaggio all’intera Gerarchia. Desideriamo ora rinnovare i sentimenti espressi in quell’occasione: sentimenti di vivo affetto nel Signore, e di profonda gratitudine per la vostra compartecipazione con noi nel ministero del Vangelo. In tante altre occasioni abbiamo avuto modo di rivolgerci a voi, individualmente ed a gruppi; vi abbiamo manifestato la nostra gioia per tali incontri, e durante le visite «ad limina» abbiamo celebrato insieme la nostra comunione ecclesiale. Alcuni incontri sono stati brevi, altri più lunghi, ma tutti sono stati pieni di significato nell’amore di Cristo e della Chiesa. Con speciale gratitudine al Signore ricorderemo sempre in modo particolare due momenti nei quali la nostra comunione ecclesiale raggiunse la sua più alta espressione nella liturgia eucaristica: il 22 settembre 1974 nella Cappella Sistina, e di nuovo ancora il 14 settembre 197.5 in Piazza S. Pietro, in occasione della canonizzazione di una donna americana, Santa Elisabetta Anna Seton.

I MOTIVI DEL NOSTRO FRATERNO AFFETTO

I motivi del nostro fraterno affetto nel Signore sono molti. Ci sono noti il lavoro, le fatiche e i sacrifici della vostra carità per il Vangelo (Cfr. 1 Thess. 1, 3); ci sono note la vostra dedizione alla Chiesa, la vostra fedeltà ai nostri Predecessori e a noi stessi in questa Sede di Pietro, ed anche la bontà del vostro popolo e la sua solida pietà e generosità. Siamo testimoni per conoscenza personale dell’immane opera di soccorso svolta in tanti anni dai «Catholic Relief Services», e conosciamo quanto siano grandi tra il vostro popolo lo zelo e l’amore per la causa delle Missioni e per l’Obolo di S. Pietro. Sappiamo di tante altre opere compiute nel nome di Gesù e per la gloria del suo nome, tra cui desideriamo menzionare esplicitamente la «Campaign for Human Development». La vostra sensibilità cristiana e le vostre premure pastorali hanno dato lustro alle vostre Chiese locali, e, come in altre occasioni, in nome dei poveri e di quanti altri sono stati beneficati dal vostro amore fraterno, noi rendiamo grazie a voi e a tutti i vostri concittadini: grazie all’America.

Noi siamo uniti con voi in tutti i vostri sforzi diretti al rinnovamento, e oggi nella pienezza della carità di Cristo vi esortiamo a proseguire fedelmente e vigorosamente il buon lavoro iniziato. Uniti con il vostro Clero, i Religiosi ed i fedeli - come un sol popolo, in comunione con l’intera Chiesa di Dio - andate avanti sulla via del rinnovamento spirituale e della riconciliazione, sulla via del Concilio Vaticano Secondo, per la sua piena applicazione in ogni settore. Tutti i vostri sforzi costituiranno in pari tempo un inno di grazie allo Spirito Santo, la cui azione ha portato tale grande benedizione alla Chiesa di Cristo ai nostri giorni.

In una parola, quello che noi consideriamo il fine da raggiungere è, senza dubbio, l’incremento della santità di vita: santità che deve manifestarsi ad ogni livello nella Chiesa e che deve servire come testimonianza alla società.

Noi chiediamo che ognuno si assuma e assolva il compito che gli spetta. Ai sacerdoti, vostri coscienziosi collaboratori nell’ordine presbiterale e partecipi della vostra responsabilità, amorevolmente ricordiamo quanto affermano gli Atti degli Apostoli: i loro compiti prioritari devono essere riposti, oggi e sempre, «nella preghiera e nel servizio della parola» (Act. 6, 4). I diaconi adempiano il loro ministero di servizio nella pienezza della fede e dello Spirito Santo (Cfr. Ibid. 6, 5). Ed i laici siano «luce nel Signore» (Eph. 5, 8), dando testimonianza di buone opere davanti al mondo, e rimanga sempre la famiglia presidio di autentico amore coniugale, di unità e di pace. A questo riguardo, ci piace ripetere quello che il nostro Predecessore Pio XII scrisse ai Vescovi americani: «Nulla vi può essere sulla terra di più sereno e gioioso di una famiglia cristiana» (PII XII Sertum Laetitiae, 1 novembris 1939). Noi confermiamo la nostra sollecitudine per la piena partecipazione delle donne, in conformità al loro ruolo, alla vita della Chiesa.

Preghiamo per i giovani, auspicando che essi, dopo di aver ricevuto integro il messaggio del Vangelo, possano dedicare tutte le loro energie con autenticità di amore e di disciplina, all’edificazione della comunità cristiana. Domandiamo rispetto e riverenza per gli anziani, e per i vari gruppi che compongono la vostra società chiediamo che sian tutti pronti a lavorare nell’unità, affinché «il mondo possa credere» (Io. 17, 21).

Un ruolo speciale nel servizio ecclesiale è svolto dai Religiosi, ed esso non è altro che la manifestazione, nello stato di vita consacrata, di un generoso amore di Cristo e della sua Chiesa. Nell’esaltare ancora una volta il valore di questa consacrazione, ricordiamo quella ch’era una profonda convinzione del nostro predecessore Pio XII, il quale soleva dire - e noi sentimmo ciò tante volte - che la forza della Chiesa in America era riposta nelle scuole cattoliche e che la forza delle scuole era riposta nei Religiosi, nel loro amore ecclesiale consacrato. Ribadiamo inoltre l’importanza della vocazione contemplativa, nella quale Cristo Gesù associa intimamente a sé i Religiosi nella sua lode eterna del Padre. Né vogliamo dimenticare il largo numero di altre particolari forme di apostolato che sono svolte dai Religiosi per amore di Cristo e dei fratelli. Un posto d’onore spetta poi a quei Religiosi che hanno compreso l’amore del Signore per gli ammalati ed i sofferenti e che hanno scelto di assisterli amorevolmente nel suo nome. A tutti i Religiosi siamo lieti infine di ripresentare gli ideali del Vangelo quali sono espressi nell’Esortazione Apostolica Evangelica Testificatio.

La prima nostra sollecitudine pastorale è volta al futuro dei vostri Seminari, e ripetiamo a voi quanto abbiamo detto lo scorso anno ad un gruppo di Rettori di Seminari Maggiori: «. . . Noi confidiamo nella vostra devota collaborazione, in modo che i nostri cari Seminari siano sempre centri di profonda fede e di autentica ascesi cristiana, e insieme comunità gioiose sorrette dalla pietà eucaristica» (Discorso del 16 aprile 1975).

L’EVANGELIZZAZIONE

La consegna dell’Anno Santo a tutta la Chiesa è l’Evangelizzazione. Con viva soddisfazione abbiamo appreso che vi siete impegnati con accresciuta energia per il raggiungimento di tale obiettivo, e preghiamo pertanto affinché la Chiesa, negli Stati Uniti, «sappia tenere generosamente vivo lo slancio missionario e intensificarlo nel nostro momento storico» (PAULI PP. VI Evangelii Nuntiandi, 53). Voglia il Signore moltiplicare tra voi le vocazioni sacerdotali e religiose, e concedere una larga schiera di generosi missionari, affinché questa generazione possa adempiere il comando di Cristo: «Ammaestrate tutte le nazioni» (Matth. 28, 19).

A tale riguardo, noi non potremo mai sottolineare abbastanza l’insegnamento del Concilio Vaticano II, che presenta l’Eucaristia come «fonte e culmine di tutta l’evangelizzazione» (Presbyterorum Ordinis, 5), nonché «fonte e apice di tutta la vita cristiana» (Lumen Gentium, 11).

L’autentico spirito cristiano, che deve animare il vostro popolo, avrà, oggi e sempre, la sua primaria e indispensabile sorgente nell’attiva partecipazione al Sacrificio Eucaristico ed all’intera vita liturgica della Chiesa (Cfr. Sacrosanctum Concilium, 10, 14). Noi chiediamo che i vostri fedeli siano costantemente invitati a farsi sempre più coscienti della centralità dell’Eucaristia nella loro vita, e quindi della necessità di prendervi parte: concetto, questo, di notevole importanza nell’anno in cui il Congresso Eucaristico segna un passaggio straordinario del Signore in mezzo al suo popolo.

Noi esortiamo tutti i nostri figli e figlie ad un profondo senso di rispetto per il Mistero Eucaristico; in particolare rammentiamo a tutti i sacerdoti, chiamati ad agire nella persona di Cristo, lo speciale dovere che loro incombe: Sancta sancte tractanda. La santità stessa di Dio, di Gesù Cristo - Tu solus sanctus . . . Jesu Christe – richiede profonda riverenza e grande rispetto.

Ci è grato ricordare che la Santa Sede ha stabilito che, in determinate circostanze, la S. Comunione possa essere distribuita da ministri straordinari, debitamente autorizzati per questo alto compito.
Desideriamo però sottolineare che questo ministero conserva il suo carattere di straordinarietà, e va esercitato nel pieno rispetto delle chiare norme fissate al riguardo dalla Santa Sede. Per sua natura, pertanto, la parte affidata al ministro straordinario differisce dagli altri modi di partecipazione eucaristica, i quali sono ordinaria espressione della partecipazione laicale.

Come già abbiamo confidato al Presidente della vostra Conferenza Episcopale, ci sta molto a cuore la rinnovata disciplina del Sacramento della penitenza o Riconciliazione. Noi preghiamo Iddio, affinché l’elemento di conversione spirituale, così necessario a questo Sacramento, abbia a svolgere una parte importante nella vita dei vostri fedeli, e che essi non abbiano mai a perdere la coscienza del peccato, e sentano di conseguenza la necessità della confessione e del perdono. Chiediamo massima vigilanza circa la confessione auricolare: sia essa tenuta in onore da tutti, ed il suo uso fervoroso e frequente sia incoraggiato con particolare convincimento e zelo.

Nel perseguire la causa dell’evangelizzazione, siamo tutti memori della preminenza della Parola di Dio. Il messaggio che noi predichiamo è Cristo; proclamiamo al mondo che il culmine della «sapienza e potenza di Dio» (1 Cor. 1, 18) è il mistero della Croce di Cristo. Con S. Paolo, scongiuriamo ancora una volta ciascuno di voi: «Annunzia la parola, insisti in ogni occasione, opportuna e non opportuna, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e dottrina» (2 Tim. 4, 2). E ad ognuno di voi diciamo: «Vigila attentamente, sappi sopportare le sofferenze, compi la tua opera di annunziatore del Vangelo, adempi il tuo ministero» (Ibid. 4, 5). Fratelli, questi sono i compiti primari che a voi sono assegnati, in quanto Vescovi della Chiesa di Dio.

NECESSITÀ DELLA PREGHIERA

Intimamente legata al progresso dell’evangelizzazione, è la necessità della preghiera. Noi confidiamo che voi stessi sarete esemplari a tale riguardo, ed incoraggerete il vostro popolo alla preghiera, in particolare alla preghiera in famiglia. La meditazione della Parola di Dio si divulghi tra la vostra gente.

Noi vivamente apprezziamo la premura pastorale che avete dimostrato nel campo della catechetica: settore tanto importante da costituire il tema del prossimo Sinodo dei Vescovi. Il futuro della Chiesa, infatti, dipende dalla saggezza e dallo zelo dimostrati nella catechesi. Il mondo ripete oggi, a noi, la richiesta che alcune persone hanno un giorno rivolto all’Apostolo Filippo: «Vogliamo vedere Gesù» (Io. 12, 21). Ed è Gesù che noi dobbiamo mostrare al mondo: Gesù, non un suo surrogato. Pertanto, venerabili Fratelli, noi vi esortiamo alla massima vigilanza in materia di catechetica, allorché vi sforzate di indicare ai piccoli ed agli adulti la Via, la Verità, la Vita che è Cristo.

Noi altamente apprezziamo l’incessante vostra preoccupazione, affinché il messaggio di Cristo sia realizzato nella vita dei vostri fedeli. Ci è noto il vostro impegno, affinché la dottrina sociale della Chiesa trovi applicazione nei vari settori della vita civile. Vi siamo grati di promuovere la libertà e la giustizia, di interessarvi ai molteplici bisogni del vostro popolo: per l’alimentazione e la casa, per l’assistenza sanitaria, l’impiego e l’educazione; apprezziamo la vostra preoccupazione per il lavoro agricolo, per la condizione dei migranti, per la dignità degli immigrati e la promozione della pace mediante iniziative a favore dello sviluppo.

Noi appoggiamo codesta vostra cura pastorale, svolta in nome di Cristo. Desideriamo poi ricordarvi che gli sforzi devono incessantemente rinnovarsi, se vogliamo tradurre in atto il sublimante messaggio evangelico. Ogni giorno segna un nuovo inizio per il nostro servizio a Cristo nel popolo; mentre ci sforziamo di elevarlo, dobbiamo proclamare il mistero delle Beatitudini: il programma di Cristo per la felicità del mondo. Non sarà mai possibile anticipare pienamente il Regno di Dio, eliminare completamente le conseguenze del peccato, o sradicare totalmente l’ingiustizia dal cuore dell’uomo. Con sano equilibrio evangelico, nell’amore di Cristo, dobbiamo pertanto ricordare ai nostri fedeli che «una sola è la cosa di cui c’è bisogno» (Cfr. Luc. 10, 42): dobbiamo cioè richiamarli ad «altri bisogni superiori» (Cfr. Discorso a Tondo, nelle Filippine, del 29 novembre 1970).

L'EDUCAZIONE CATTOLICA

Capitale importanza riveste la questione dell’educazione cattolica. Sappiamo che voi, alla pari dei vostri predecessori, avete dedicato grandi sforzi in questo campo. La costante preoccupazione per l’educazione cattolica, manifestata nei numerosi Concili di Baltimora, non è che uno dei gloriosi capitoli della vostra storia. Noi rinnoviamo qui l’esortazione che già vi abbiamo rivolto lo scorso anno, e che voi avete accolto con tanta magnanimità: «Fratelli, noi conosciamo le difficoltà inerenti al mantenimento delle scuole cattoliche, e le incertezze per il futuro. Confidiamo tuttavia nell’aiuto di Dio, nella vostra zelante collaborazione e nei vostri infaticabili sforzi, affinché le scuole cattoliche possano, nonostante i gravi ostacoli, continuare ad assolvere il loro compito provvidenziale al servizio della vera educazione, al servizio del vostro Paese» (Discorso del 15 settembre 1975). Noi preghiamo affinché l’ideale, che ha ispirato tanti insegnanti - sacerdoti, fratelli, suore e laici - abbia a continuare ad essere lo scopo dell’educazione cattolica: donec formetur Christus in vobis (Gal. 4, 19).

Noi vi ringraziamo per gli sforzi che avete collegialmente compiuti a favore dell’Università Cattolica d’America, mentre preghiamo che questa istituzione e tutte le scuole superiori del vostro paese siano sempre fiere del loro patrimonio cattolico, e mantengano, a livello istituzionale, la loro adesione al messaggio di Cristo, com’è proclamato dalla Chiesa cattolica. Noi ci auguriamo che queste istituzioni non desistano dal promuovere corsi di alta cultura, con i quali la sapienza di Dio illumini ed elevi l’umano pensiero pur sempre limitato, e dove la parola di Dio e il magistero della Chiesa siano tenuti nel debito onore.

Esprimiamo la nostra gratitudine a quelli che consacrano tutte le loro capacità intellettuali a vantaggio della Chiesa, mentre il nostro pensiero va a tutti coloro che sono assiduamente impegnati nella ricerca e nello studio al servizio della parola di Dio e della verità.

Come abbiamo avuto già occasione di dire in Udienze private, noi chiediamo che lo studio della lingua latina abbia a rivivere nei seminari e vi sia diligentemente coltivato.

Ci sta particolarmente a cuore l’uso dei mezzi di comunicazione sociale. Noi abbiamo insistentemente parlato al riguardo, e il nostro pensiero è largamente conosciuto. Questo campo tuttavia ha tale importanza e presenta così vasti aspetti nella vita, che noi desideriamo ancora una volta sottolineare il punto di vista della Chiesa: «Il fine che si propone la Chiesa nell’uso dei mass-media è di trasparente chiarezza: predicare con efficacia Gesù Cristo, via, verità e vita (Cfr. Io. 14, 6) e, seguendo il suo esempio, esercitare una funzione di servizio in mezzo al mondo» (Messaggio alla Conferenza Panasiatica delle Commissioni Episcopali per le Comunicazioni Sociali, l-3 agosto 1974).

Noi desideriamo che tutti i mezzi di comunicazione sociale messi al servizio della Chiesa siano ispirati a tale scopo. Noi poniamo una speciale fiducia nella stampa diocesana.

Mediante un opportuno impiego dei mezzi di comunicazione sociale, i cattolici americani potranno anche offrire una più valida risposta alle istanze dei loro connazionali.

I PRINCIPII MORALI

L’enunciazione dei principii morali e l’esortazione alla carità e all’aiuto fraterno, senza distinzione di razza o di stirpe, possono essere di grande giovamento all’intero vostro Paese, per superare gli ostacoli che si oppongono alla sua grandezza morale, al suo continuo progresso e alla sua missione nel mondo. Noi siamo lieti di constatare che, animati dalla buona volontà e dalla carità, avete attuato un vero progresso nel combattere le discriminazioni di vario genere, specialmente quelle razziali. Nello stesso tempo, noi abbiamo fiducia che questi sforzi sinceri abbiano a continuare e siano accresciuti. Inoltre vi assicuriamo che saremo con voi e con tutti i cittadini americani di buona volontà, per scongiurare i particolari pericoli che possono derivare alla vostra nazione e alla vostra società dall’aborto e dall’eutanasia. Così pure noi amiamo ripetere ancora una volta: «I diritti delle minoranze reclamano di essere protetti, come lo reclamano i diritti dei poveri, degli handicappati, degli ammalati incurabili e di tutti coloro che vivono ai margini della società e sono senza voce. Soprattutto, deve essere riaffermato l’inestimabile diritto alla vita . . .» (Discorso al Presidente e ai Membri della Commissione Speciale delle Nazioni Unite per la questione dell’« Apartheid », 22 maggio 1974).

Rivestono pure grande importanza gli sforzi che si fanno per arrestare l’abuso dei narcotici, dovunque esso si possa trovare. Noi desideriamo vigorosamente riaffermare «la speranza che le immense forze del bene abbiano ad opporsi alle ignobili attività di coloro sui quali ricade la grave responsabilità della corruzione della gioventù» (Messaggio in occasione del Congresso Nordamericano sui problemi dell’alcool e della droga, 12-18 dicembre 1974). Ci sono parimente noti i vostri sforzi, diretti ad immunizzare il vostro popolo contro il materialismo e l’edonismo, che minacciano tutti i settori della società.

Recentemente dicevamo a un gruppo di legislatori del vostro Paese: «Il vostro Bicentenario vi parla ripetutamente di principii morali, di convinzioni religiose, di diritti inalienabili concessi dal Creatore» (Discorso del 28 aprile 1976). Se tutti i cattolici e gli uomini di buona volontà fossero uniti nello spirito di «questi sani principii morali, formulati dai vostri Padri Fondatori e religiosamente custoditi nel corso della vostra storia», quale faro di luce sarebbe l’America per il mondo intero!

LE INIZIATIVE ECUMENICHE

Noi notiamo con vivo compiacimento le assidue iniziative svolte nel campo dell’ecumenismo, e ci è caro di riaffermare qui la profonda nostra convinzione già espressa a voi Vescovi: «Questa conversione del cuore e questa santità di vita, insieme con le preghiere private e pubbliche per l’unità dei cristiani, si devono ritenere come l’anima di tutto il movimento ecumenico, e si possono giustamente chiamare ecumenismo spirituale» (Unitatis Redintegratio, 8; cfr. Discorso del 15 settembre 1975). Uno dei frutti dell’ecumenismo sarà un comune servizio reso all’umanità, nel nome di Gesù.

Il nostro pensiero si rivolge a tutto il vostro amato popolo, specialmente a quelli che soffrono nel corpo e nello spirito. Noi preghiamo che i giovani scoprano come portare nel mondo la comprensione e l’amore, e sappiano accettare la disciplina cristiana, ad essi necessaria perché possano adempiere la loro missione di misericordia.

Noi confidiamo che la potenza della Risurrezione di Cristo sostenga voi tutti nel suo amore e nella gioiosa speranza della sua venuta. Mentre ribadiamo il valore del sacrificio e dell’ascesi – in modo particolare il valore incommensurabile dell’amore contemplativo e della sofferenza abbracciata in unione col sacrificio di Gesù per la salvezza del mondo - noi vi esortiamo ancora a quella vittoria che ha sconfitto il mondo: la fede in Gesù Cristo, il Figlio di Dio (1 Io. 5, 5). E al di sopra di tutto, Fratelli, amiamo, perché la carità unisce le altre virtù e le rende perfette? (Cfr. Col. 3, 14)

Infine, con grande affetto, noi vi raccomandiamo tutti all’intercessione dell’Immacolata Vergine Maria, Patrona degli Stati Uniti, e affidiamo alle sue materne cure la buona riuscita del vostro ministero. Noi invochiamo su di voi la celeste assistenza di Santa Francesca Saveria Cabrini, di Santa Elisabetta Anna Seton e del Beato Giovanni Neumann.

E così, o Fratelli, andiamo avanti, avanti insieme, nel nome del Signore, nel nome di Gesù. È lui che ci dice: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me» (Io. 14, 1).

Con la grazia di Dio non c’è alcuna avversità che non possiamo sopportare, alcuna difficoltà che non possiamo affrontare, alcun ostacolo che non possiamo superare, per il Vangelo di Nostro Signore Gesù Cristo e per la gloria del suo nome. In questo nome, o Fratelli - nel nome santo di Gesù - noi impartiamo a voi e a tutti i vostri amati figli e figlie in America la nostra speciale Benedizione Apostolica.

Dal Vaticano, nella solennità di Pentecoste, 6 Giugno 1976

PAULUS PP. VI

 

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