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DISCORSO DI PAPA PAOLO VI ALLA
FEDERAZIONE UNIVERSITARIA CATTOLICA ITALIANA
Lunedì, 2 settembre 1963
Carissimi: un ricordo Ci sovviene propizio, quello di Pio XI,
Nostro grande Predecessore, il quale, quando ancora la FUCI era agli inizi del
secondo periodo della sua vita, quello di una attività ordinata e sistematica,
le fu così prodigo di bontà, di accoglienza, di sostegno, da farsene
paternamente e sapientemente educatore, e da suscitare gradevole ammirazione in
quelli stessi che avevano la fortuna di assistere alle sue Udienze. Se un
Pontefice, così pensoso e maestoso, si compiacque ammettere alla. sua scuola
gli Studenti d’allora associando l’altezza degli insegnamenti alla
semplicità dei modi, quanto più possiamo Noi stessi abbreviare le distanze di
questo incontro e risolvere la difficoltà, che dicevamo, nella semplicità d’una
analoga conversazione, la quale non darà a voi, come ai tempi di Pio XI l’ebbrezza
di salire al livello del maestro, ma darà a Noi la soddisfazione di rimetterci
al livello dei discepoli, degli Studenti, e di risentirci fra di loro amico e
guida, come fossimo ancora l’Assistente di quegli anni passati.
Vogliamo dire che il colloquio dev’essere schietto e facile, e
che, se tante cose sono da allora trascorse, e voi stessi siete nuovi a questo
dialogo, almeno una cosa non è cambiata, ed è il Nostro cuore verso la
carissima FUCI. E senza pretesa di dare alla Nostra parola tono ufficiale e
disegno completo la trarremo ora appunto dal cuore.
Veramente non è soltanto questa la cosa rimasta di quel Nostro
lontano periodo, che non possiamo in questo momento dimenticare. È rimasto, ad
esempio, il vostro Assistente, a Noi succeduto ed a voi tuttora conservato, l’ottimo
e a Noi carissimo Monsignor Franco Costa, qui presente, al quale Noi dobbiamo
pubblicamente tributare la Nostra riconoscenza per aver dato alla Federazione
Universitaria Cattolica Italiana i suoi anni di vita studentesca (Noi ricordiamo
d’averlo incontrato per la prima volta a Genova, quando egli, presidente di
quella associazione studentesca cattolica, era riuscito a far porre una lapide
commemorativa di Papa Benedetto XV, che fu alunno dell’Ateneo genovese, sullo
scalone di quella Università; e allo scoprimento della lapide, vi pronunciava,
ancora studente, un discorso a cui faceva eco la parola del Rettore Magnifico).
E poi, fatto Sacerdote, Don Costa dava al movimento cattolico universitario in
Italia trent’anni di ministero, che lo hanno reso guida, amico e fratello di
innumerevoli schiere di giovani studenti.
Questa prolungata, instancabile, coerente assistenza spirituale
. ha assicurato alla FUCI altri elementi di continuità, che le hanno conservato
il volto originario, e la rendono ancor oggi conoscibile ed apprezzabile anche a
chi non ne ha potuto seguire le fasi di naturale sviluppo e di opportuna
trasformazione: è rimasto, accanto alle persone dell’assistente Ecclesiastico
e dei suoi valorosi Colleghi, un magnifico gruppo, una catena anzi di amicizie,
vera società di spiriti, che ha dato alla Nazione una rete modesta nel numero,
ma eletta nella qualità, di persone preparate e generose, temprate alla scuola
del pensiero cristiano, professanti una fede cattolica con semplicità e con
fierezza, liete di trarne principii ed impulsi da trasfondere in operosità
rinnovatrice a servizio della cultura e della società. Siamo lieti di salutare
qui presenti alcuni eccellenti campioni di tale gruppo!
Sarebbero qui da considerare le condizioni in cui la vostra FUCI
viene oggi operando, condizioni nuove e diverse da quelle di ieri, quali, ad
esempio, l’aumento quantitativo della popolazione universitaria, lo sviluppo
della scuola universitaria, il riflesso della vita democratica odierna sull’Università.
Ma questo è studio in cui ora non vogliamo inoltrarci. Ci basta notare
piuttosto qualche carattere permanente della vostra presenza nella vita
universitaria. E noteremo semplicemente che si è venuto formando e sviluppando
un vostro metodo di partecipazione alla vita universitaria, desunto dalla sua
stessa natura di scuola, che solleva il sapere e lo studio alle loro ultime
istanze ed invita l’alunno a penetrare le ragioni fondamentali, le quali
giustificano la validità sia delle singole scienze, sia del pensiero, che le va
esplorando e costruendo. Lo studente cattolico si trova a questo riguardo in una
condizione felicissima, che si potrebbe quasi considerare privilegiata; perché
dal patrimonio di verità, che la sua fede religiosa gli affida, egli può
subito estrarre quel semplice e fecondissimo nucleo di presupposti filosofici
che, volere o no, costituiscono il fondamento della razionalità umana, e
infondono subito allo studio sicurezza, fiducia, organicità, capacità
speculativa e costruttiva, e mettono a disposizione un repertorio di concetti e
di espressioni, che facilita in partenza la formulazione d’un linguaggio
superiore umanistico e dànno allo stesso linguaggio scientifico la possibilità
di chiare ed univoche definizioni. È cotesto, ancor più che un metodo, un
programma, quello di integrare la specializzazione dello studio universitario in
un quadro dottrinale, che stabilisca qualche rapporto logico con i vari ed
immensi campi dello scibile umano, e conservi allo studio universitario l’aspirazione
all’unità del sapere, collocata non già nella visione immediata, parziale,
unilaterale, a cui ogni studioso d’una particolare disciplina è tentato, ma
al vertice delle ragioni supreme del sapere, che hanno virtù di sintesi,
perché si avvicinano alla Fonte della verità, non più soltanto conosciuta, ma
creatrice ed informatrice dell’universo.
Programma superbo, che non potrà lo Studente svolgere da sé ed
esaurire nelle sue più alte pretese; ma programma meraviglioso e
provvidenziale, come può giudicare chiunque abbia nozione della natura d’una
scuola universitaria, e conosca quali siano le condizioni reali delle
Università del nostro tempo; programma che lo Studente cattolico ha il merito
di porre da sé e per sé, offrendo così il più prezioso contributo che lo
studio universitario e la sua pedagogia possano desiderare, quello della
collaborazione spontanea e complementare alla scuola universitaria, quello dell’allenamento
speculativo, quello della fiducia nella logicità e nell’obbiettività del
pensiero, quello della tensione ideale, morale e spirituale, di cui il giovane
ha bisogno per vivere in bellezza gli anni irrepetibili della stupenda primavera
universitaria.
La vostra organizzazione, Noi lo sappiamo, con i suoi gruppi di
studio, con i suoi corsi di filosofia fondamentale e di religione studiata ed
amata nelle sue forme autentiche ed essenziali, con i suoi convegni e congressi,
con la sua assistenza a chi più fatica e più studia, ha ormai acquisito e
sviluppato il metodo e l’attuazione del programma; ed anche se, in un terreno
così difficile e così largo com’è lo studio universitario, è sempre poco
quanto si è fatto, merita tuttavia la Nostra compiacenza ed il Nostro elogio il
fatto che voi avete conservato il disegno originario dell’attività della
FUCI, lo avete seguito con intelligenza e con perseveranza, e lo avete
arricchito di magnifici incrementi, che sono, al tempo stesso, conquiste e
promesse per la vita universitaria italiana.
Diremo di più: avete mantenuto lo spirito del movimento.
Difficile a definirsi lo spirito vostro, ma facile a riconoscersi, almeno in
alcuni caratteri principali, che certamente formano tuttora oggetto della vostra
interiore riflessione e della vostra gelosa custodia. Vorremmo riconoscere fra
questi caratteri il primo, e cioè l’amore all’Università. Non sarà quest’amore
vostra esclusiva prerogativa, no certo; ma assumerà in voi una nobiltà ideale,
da farlo apparire talvolta quasi originale. L’amore all’Università, innanzi
tutto, come istituzione superiore e sacra, come «alma mater», a cui è
dovere e vanto rendere onore in ogni sua cosa: nella sua autorità, nelle sue
tradizioni, nei suoi edifici, nella sua dignità costituzionale, la quale non
può non essere rivestita di autonomia interiore e di giusta libertà, sebbene
ciò debba sempre essere in quell’ordine morale e civile, che l’Università
per prima vuole rappresentare e promuovere. Non si è mai sentito che la FUCI,
in tanti anni di vita non sempre felice e tranquilla, sia venuta meno a questo
appassionato culto per l’Università, per chi ne regge le sorti, per il suo
onore, per la sua prosperità. E si è invece dovuto ammettere che la vostra
schiera studentesca è stata sempre fedele alla legge intrinseca dell’Università,
cioè all’impegno di studio e di pensiero, ch’essa esige per essere quello
che è; fedele alla vocazione spirituale e culturale, ch’essa enuncia e
coltiva, nel dramma della problematica universitaria per la scelta e per l’orientazione
delle vie del pensiero; fedele al senso di gravità e di responsabilità del
sapere, a cui l’Università si sente legata per la sua stessa funzione di
organo superiore della cultura della comunità sociale; fedele soprattutto a
quella religiosità cattolica che non altera, non soffoca, sì bene sveglia,
presidia e alimenta la ricerca della verità, come bene supremo a cui tende la
scuola; e, con tutto questo, fedele parimente alla gioconda e vivace espressione
delle energie giovanili, che la vita universitaria sa suscitare.
Potrà sembrare che codesta concezione della vita universitaria
sia troppo intellettualistica, e non tenga conto delle tendenze moderne, che
oggi la caratterizzano, di più facile accesso da parte della generazione
giovanile del nostro tempo, incline a certo scetticismo verso la validità del
pensiero speculativo, e a certa preferenza per le forme volontaristiche dello
spirito, o per il decadentismo esistenzialistico, diventato quasi maniera in
certi cenacoli studenteschi; modi questi derivati assai spesso da influssi
esteriori all’Università, talora dagli avvenimenti politici o dalla moda
letteraria o mondana, non già germinanti dalle genuine esigenze della scuola
superiore.
Ma sappiamo, e ripetiamo volentieri, la vostra apologia all’indirizzo
intellettualistico che vi qualifica; non volere significare il vostro
intellettualismo un cerebralismo prezioso e astruso, che esige iniziati e crea
cenacoli chiusi e utopistici, ma semplicemente una serietà di studio e di
pensiero a cui ogni vero studente può aspirare; essere piuttosto tale indirizzo
reclamato ad un tempo dal genio intrinseco dell’Università, nascente dall’attività
dell’intelligenza e dalla fiducia nella sua capacità conquistatrice, non che
dal canone fondamentale della spiritualità cattolica, che pone evangelicamente
alla sommità d’ogni cosa la luce del Verbo; costituire tale indirizzo non
solo lo stile mentale dello Studente universitario, ma lo sforzo ascetico a cui
è per vocazione votato, e da cui deve trarre l’arte sua propria, quella di
sapere studiare, quella di possedere le virtù specifiche della vita
intellettuale; non impedire tale indirizzo che i principii speculativi del
sapere, le verità connesse con la vita, diventino nello Studente esperienze
interiori vivissime, gli infondano inoltre sentimenti forti e sani pronti ad
effondersi nell’esercizio della carità e della preghiera, non che emozioni
talvolta tempestose e sublimi, e si traducano in imperativi morali e
sentimentali da esaltare in lui la generosità delle azioni eroiche e la
vibrazione lirica dell’espressione artistica: ed infine presentare l’indirizzo
stesso il problema della cultura, nelle sue più varie istanze, alla
considerazione dello Studente universitario cattolico.
Quest’ultima conseguenza della formazione intellettuale, che
la FUCI persegue, è cosa di grande importanza. Non è che la FUCI sia sola a
considerare questo problema; e nemmeno si dice che spetti ad essa risolverlo. Ma
spetta ad essa di avvertirlo, di averne coscienza, di conoscerne i molteplici
aspetti, di favorirne le soluzioni possibili. Spetta alla FUCI, profittare a
fondo, dicevamo, dello strumento più qualificato della cultura organizzata
scolasticamente, e cioè dell’Università, palestra quant’altre mai idonea
ad allenare uomini alle professioni culturali.
Come pure, dicevamo, spetta alla FUCI educare i suoi soci all’uso
retto e proficuo del pensiero; e sarà parimente sua missione iniziare i
volenterosi alle prime manifestazioni della loro cultura, funzione questa assai
importante, tanto più degna di essere favorita, quanto meno lo fosse dalle
presenti condizioni del tirocinio universitario.
Voi sapete molto bene queste cose; ed a Noi non resta che
incoraggiarci a dare alla buona cultura, sia umanistica che scientifica, l’incremento
migliore che a voi sia consentito. Vorremmo piuttosto raccomandarvi d’aver a
cuore la cultura cattolica, in quanto tale. Voi potete, innanzitutto, esplorarne
i tesori: una delle deplorevoli lacune della cultura contemporanea è l’ignoranza
delle verità religiose, specialmente nella loro formulazione autentica, nelle
fonti, nel patrimonio tradizionale del pensiero cattolico, nelle espressioni del
magistero ecclesiastico; questa lacuna può essere colmata dallo studio della
religione, reso prezioso elemento integrativo dello studio universitario. Voi
potete scoprire prima e rivelare poi la fecondità del pensiero cattolico,
cominciando dall’osservazione elementare che l’enunciazione dogmatica delle
sue dottrine fondamentali, lungi dall’arrestare lo sviluppo dinamico ed
originale della cultura, lo provoca e lo favorisce, come è proprio delle
verità armate di sicurezza e orientate alla vita. Voi potete appunto dimostrare
come la cultura cattolica sia di natura sua rivolta a manifestazioni organiche
in tutto l’ambito umano; non è speculazione astratta, superflua ed egoistica,
ma è dottrina che esige, per un verso, di coordinarsi alla vita morale di chi
la possiede, e, per un altro verso, esige di effondersi socialmente, superando
il confine istintivo dell’individualismo, dell’utilità economica, della
timidezza, dell’incapacità espressiva, per farsi dono ai fratelli, luce alla
società.
Oggi, come non mai, la cultura cattolica ha bisogno di allievi e
di maestri, di studiosi e di scrittori, di artisti e di apostoli; e la FUCI deve
considerarsi chiamata a darle specialmente sotto questo riguardo, il suo
volenteroso contributo.
Del resto, siete voi stessi, cari Professori e Studenti, reduci
dal vostro Congresso di Padova, a confermare queste Nostre osservazioni, dal
momento che tema del Congresso medesimo è stato quello della «Cultura e
unità europea», giustamente definito uno dei più vivi del momento presente.
La scelta stessa del tema indica come la vostra attenzione per la cultura non vi
distrae dalla realtà storica e sociale, nella quale siete chiamati a vivere, ma
piuttosto vi inserisce, come studiosi e come cattolici, nel cuore della vita
contemporanea, e ve ne fa contemplare il panorama, non come inerti e preziosi
spettatori, ma come conoscitori e come partecipi della scena del mondo, chiamati
con qualche responsabilità ad esercitarvi la funzione che vi è propria, di
gente dotata d’un pensiero vitale, e pronta a darvi testimonianza, diffusione
ed efficienza.
Siamo infatti persuasi che la grande questione della unità
europea sia ormai un dovere risolverla positivamente, in misura ed in forma che
non spetta a noi suggerire, da parte delle società nazionali che compongono il
nostro continente, come pensiamo che sia dovere di ogni cittadino dare in tal
senso l’appoggio del suo giudizio e, per quanto possibile, della sua opera.
Come pure siamo persuasi che la soluzione della questione esiga,
si una serie di ordinamenti unificatori su diversi piani: economico, tecnico,
militare e politico, ma reclami non meno la formazione d’una mentalità
unitaria, la diffusione di una cultura comune; senza di questa, l’unità
europea non si potrà veramente raggiungere; e, quando raggiunta per certi
determinati scopi, sarà una somma di addendi estranei gli uni agli altri, se
non forse reciprocamente contrastanti; fenomeno perciò incompleto e fragile,
quando non sia insincero e insidioso. Voi avete messo in evidenza questo
fondamentale aspetto dell’unificazione europea, il bisogno cioè del processo
effettivo e positivo di tale unificazione d’essere alimentato da una cultura
generale comunitaria e di essere ad essa rivolto.
E abbiamo inoltre la convinzione che la fede cattolica possa
essere un coefficiente d’incomparabile valore per infondere vitalità
spirituale a quella cultura fondamentale unitaria, che dovrebbe costituire
animazione d’un’Europa socialmente e politicamente unificata.
Il cattolicesimo purtroppo non copre più che in parte l’area
europea, e nemmeno arriva oggi a tanto la cristianità; ma è certo però che
tutta l’Europa attinge dal patrimonio tradizionale della religione di Cristo
la superiorità del suo costume giuridico, la nobiltà delle grandi idee del suo
umanesimo, e la ricchezza dei principii distintivi e vivificanti della sua
civiltà. Quel giorno che l’Europa ripudiasse questo suo fondamentale
patrimonio ideologico cesserebbe di essere se stessa. È ancora vera la parola
apparentemente paradossale dello storico inglese Belloc che stabilisce un’equazione
fra la fede cattolica e l’Europa. Il Rosmini a suo tempo aveva detto già
qualche cosa di simile. E sarà certamente contributo positivo il vostro, se
saprete illustrarla, quella parola, nelle attività della cultura e dei contatti
internazionali, sempre usando i dovuti riguardi a quanti non hanno la fortuna di
condividere la vostra fede religiosa, e saggiamente accogliendo l’altrui leale
e positiva collaborazione.
Voi avrete così sperimentato, anche dal Congresso che volete
concludere con questa Udienza, quale importanza e quale attualità rivesta il
vostro movimento universitario, e come, ponendo davanti a sè grandi prospettive
e temi gravi, superiori alla sua pratica efficienza, esso interpreti fedelmente
lo spirito giovanile, lo spirito universitario, e lo spirito cattolico.
Andate avanti con fiducia. State uniti e siate sempre coerenti
con i vostri principii e con le vostre tradizioni. Risoluti a fare del vostro
movimento una scuola alta, esigente, determinata di pensiero, di preghiera e di
vita, voi vi obbligate con ciò stesso a rivolgere le vostre cure su gruppi
scelti di Studenti intelligenti e volonterosi, decisi a superare i confini della
mediocrità, della facilità, dell’opportunismo, delle contingenze pratiche; e
subirete forse così le conseguenze della selezione qualitativa; ma procurate
tuttavia di occuparvi quanto meglio potete di tutti i vostri colleghi di studio,
non siate chiusi tra voi stessi e sequestrati dal campo culturale e sociale in
cui si svolge la vostra vita; ma siate comprensivi, accoglienti, desiderosi di
dare al vostro movimento anche il suffragio e la gioia, del numero, la capacità
di accostare altre categorie sociali, quelle lavoratrici e quelle professionali,
in ispecie, e di tessere rapporti, come va facendo «Pax Romana», con
Studenti cattolici d’altri Paesi.
E ripetiamo: andate avanti con fiducia. Non crediate che le
esigenze obbiettive della verità e la tutela, con cui la Chiesa presidia la sua
verità religiosa, abbiano ad inceppare la libertà dei vostri studi e della
vostra professione intellettuale. Conservate «la passione della fedeltà»
alla Chiesa, che fu prerogativa gloriosa della FUCI fin dai suoi primi passi; e
conservate quale patrimonio, che non è peso portare, ma riserva d’energia, l’esempio
dei migliori che dettero alla FUCI un volto vivo, moderno e cristiano, come
Mons. Giandomenico Pini, Pier Giorgio Frassati, Igino Righetti, Renzo De
Sanctis, Sergio Paronetto, Teresio Olivelli, Carlo Bianchi, Itala Mela, Mons.
Luigi Pelloux, Luigi Scremin, per citare solo alcuni di chi ci ha preceduto nell’altra
vita.
E sappiate che vi segue con l’affezione, con l’augurio, con
la fiducia, con la preghiera il vostro antico Assistente, che, dandovi ora la
sua Benedizione Apostolica, pegno di quella divina, molto, molto ancora aspetta
da voi.
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