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SOLENNE CHIUSURA DELLA SECONDA SESSIONE DEL CONCILIO
ALLOCUZIONE
DEL SANTO PADRE PAOLO VI
Mercoledì, 4 dicembre 1963
Venerabili Fratelli,
1. È ormai giunta l’ora
di porre fine a questa seconda fase del Concilio Ecumenico Vaticano II.
2. Già da lungo tempo,
vigilantissimi Pastori, mancate dalle vostre proprie sedi, dove l’adempimento
del sacro ministero esige la vostra presenza, la vostra consulenza, la vostra
alacrità; già pesante, onerosa e prolungata è divenuta la fatica che avete
sostenuto durante il tempo di questo Concilio, sia per le cerimonie religiose,
sia per gli studi, sia per le adunanze; già siamo entrati nei sacri giorni
dell’Avvento, con i quali i nostri animi si preparano a celebrare degnamente il
ricordo del Natale di Nostro Signore Gesù Cristo, che ritorna ogni anno sempre
solenne, sempre meraviglioso, sempre piissimo; né in questo atteso periodo
dell’anno alcuno di noi può dedicarsi ad altri pensieri, anche se eccelsi e
santi, se non alla celebrazione di quell’ineffabile mistero per cui il Verbo di
Dio si è fatto carne; né alcuno di noi può officiare questi sacri riti in altra
sede, per quanto nobile e venerabile, se non in quella che la provvidenza di Dio
ha affidato a ciascuno di noi, o una data Chiesa, o una data comunità, o un dato
incarico sacerdotale o Pastorale.
3. Bisogna dunque che
interrompiamo un’altra volta la serie di queste importantissime adunanze
sinodali; bisogna che ci diamo e ci scambiamo saluti fraterni e pacifici;
bisogna che di nuovo sperimentiamo il venire e il passare degli eventi che il
tempo produce e assorbe, bisogna che ci separiamo, dopo che abbiamo goduto di
giorni e di avvenimenti, conversando quasi come fratelli di argomenti sublimi.
4. Non vogliamo però che
ciò avvenga prima che rendiamo grazie a Dio per i benefici che ci ha concessi in
questo spazio di tempo e in questa occasione. Né possiamo tralasciare di
manifestare la Nostra riconoscenza a coloro che sono intervenuti a questa tappa
del Concilio Vaticano ed hanno concorso in qualunque modo al suo felice esito.
Vogliamo esprimere un Nostro particolare sentimento di gratitudine ai Padri del
Concilio Ecumenico, al Consiglio di Presidenza, alla Commissione "per il
coordinamento dei lavori del Concilio", ai Moderatori; e in modo speciale alla
cosiddetta Segreteria Generale, alle varie Commissioni così chiamate, ai Periti,
a coloro che per far conoscere questo nostro lavoro si sono prestati o
comunicando le notizie a mezzo stampa o diffondendone le immagini con la
televisione; a quelli che hanno preparato e adattato la Basilica Vaticana alle
esigenze del Concilio; e ancora a coloro che hanno contribuito a dare ospitalità
e a coadiuvare nei vari servizi i Padri Conciliari. È gradito infine rivolgere
un distinto ringraziamento a quei Padri che o hanno permesso con i loro
contributi la conveniente organizzazione di questo evento, o sono venuti in
aiuto ai Fratelli nell’Episcopato indigenti, o sono venuti incontro alle ingenti
necessità della Chiesa, o hanno soccorso le persone colpite dalle recenti
calamità.
5. Prima di concludere
questi nostri lavori non sarebbe fuori luogo riassumerli brevemente e
puntualizzare quale fu la loro trafila, quali sono stati i risultati. Questo
però sarebbe troppo lungo, e al tempo stesso non permetterebbe di esporre tutto
in dettaglio; in verità molti elementi di questo Concilio rientrano nell’ambito
della grazia, in quella sfera interiore alla quale non è sempre facile
l’accesso. Si aggiunga che molti frutti dei lavori non sono ancora giunti a
maturazione, ma, non diversamente dei semi affidati ai solchi, aspettano un loro
vero e salutare sviluppo sia dal tempo avvenire sia dall’aiuto divino.
6. Tuttavia, perché non
sembri che ce ne andiamo da questa sacra sede del Concilio Ecumenico immemori
dei divini benefici che sono scaturiti da questo avvenimento, è con estremo
piacere che constatiamo anzitutto che il Concilio ha felicemente raggiunto,
almeno in parte, qualcuno degli scopi ai quali mirava. Infatti, se la Chiesa si
era proposta di arrivare ad una coscienza ed una nozione più piena di se stessa,
ora di fatto tra i Pastori e i Maestri è stato avviato un’imponente riflessione
sul mistero dal quale la Chiesa ha tratto la sua origine e la sua conformazione.
Quest’indagine però non è stata ancora condotta a termine; ma la difficoltà di
concludere l’esame già dimostra a sufficienza la profondità e l’ampiezza di tale
dottrina, e stimola noi tutti a riunire insieme i tentativi e le forze per
comprenderla ed adeguatamente esprimerla. Simili tentativi hanno sicuramente
questo di vantaggioso, che indirizzano necessariamente le menti nostre, e dei
nostri fedeli che avessero seguito con attenzione le nostre sessioni, a Cristo,
dal quale tutto proviene ed al quale tutto vogliamo riportare: "riconciliare in
lui tutte le cose" (Col 1,20 Vlg); fanno anche sì che non solo si
accresca la nostra gioia per la nostra appartenenza al Corpo mistico di Cristo,
ma anche che sia ravvivata la nostra mutua carità, dalla quale tutta la vita
della Chiesa è permeata e governata. Rallegriamoci, Venerabili Fratelli! Quando
mai come ora la Chiesa ha acquisito una così piena coscienza di se stessa, ha
amato Cristo con amore così intenso, ha cercato di imitare Cristo con volontà
così gioiosa, così concorde, così dinamica, e si è infine fatta così sollecita
della missione a lei affidata? Rallegriamoci, Venerabili Fratelli! Abbiamo
infatti imparato a conoscerci ed a dialogare tra di noi. Noi che prima eravamo
convenuti qui quasi come estranei l’uno all’altro, ora siamo legati da vincoli
di amicizia. Non abbiamo forse sperimentato quanto siano veritiere quelle
bellissime parole di San Paolo, con le quali viene appunto descritta la Chiesa:
"Voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e
familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, e
avendo come pietra angolare lo stesso Cristo Gesù" (Ef 2,19-20)? Non è
forse legittimo intravvedere già ora il futuro progresso delle leggi canoniche
dalle quali è retta la Chiesa? Questo progresso pensiamo che non possa vertere
su altro che sul riconoscere al massimo ai singoli membri della Chiesa ed alle
singole cariche la dignità di responsabile e sull’attribuire una più ampia
facoltà di agire; e poi nel rafforzare sempre più la sacra potestà per la quale
la compagine dell’intera comunità cattolica rimane stabile nei diversi gradi
della gerarchia; e questo come per una spinta ricevuta dall’interno: cioè per
l’incremento dell’amore, della concordia e del reciproco rispetto. Bisogna
dunque considerare questo Concilio un avvenimento certamente grande e un dono
inestimabile fatto da Dio alla sua Chiesa, dal momento che i nostri animi si
infiammano così veementemente a questi pensieri, a questi propositi.
7. Se poi volgiamo la
Nostra mente ai lavori del Concilio, ecco che si presenta un nuovo motivo di
gioia, perché nell’espletarli voi avete avuto un ruolo così continuo, così
assiduo, così attivo. Questa Basilica Vaticana, nella quale è confluita
l’affollata e veneranda moltitudine di tutti noi, ha offerto ancora una volta
uno spettacolo eccezionale, il quale spettacolo ha ricolmato i nostri animi di
ammirazione, di pietà e di gioia soprannaturale. Siamo stati anche molto
contenti di aver notato qui presenti gli onorevoli Osservatori, i quali,
accogliendo così gentilmente il Nostro invito, hanno seguito i lavori del
Concilio. Ci sono stati causa di paterno conforto anche gli Uditori, che
silenziosamente ma con animo rispettosissimo hanno preso parte alle vostre
adunanze; questi figli a Noi carissimi sono i rappresentanti di
quell’innumerevole moltitudine di cattolici nello stato laico che collaborano
con le autorità gerarchiche della Chiesa nell’estendere il Regno di Dio. In
quest’aula e in quest’ora solenne ogni elemento significa qualcosa di arcano;
ogni cosa quasi parla, insomma ogni cosa innalza gli animi degli astanti a
contemplare le realtà celestiali ed ad alimentare una speranza superiore.
8. Né da minore
compiacenza siamo pervasi se consideriamo il metodo e l’itinerario che il
Concilio ha seguito fino a questo giorno.
9. Dobbiamo anche qui
rilevare un duplice modo di procedere, considerando che l’attività del Concilio
è stata assai laboriosa e del tutto libera nell’esporre i diversi pareri. A Noi
pare che questo duplice merito sia veramente da valutare al massimo, perché è
stata la nota caratteristica di questo Concilio Ecumenico, e sarà un duraturo
modulo di esempio per i posteri. Su questa via procede la Chiesa ai giorni
nostri, nei quali si trova in un impegno globale e ad un punto cruciale della
sua azione; azione che è estremamente energica e si sviluppa spontaneamente.
10. Se poi sono state
numerose, varie e persino anche contrastanti le opinioni che sono state udite
nel Concilio, ciò non toglie nulla al nostro compiacimento; questo anzi dimostra
con evidenza che gli argomenti delle sessioni sono stati profondi e di
eccezionale importanza e che, come abbiamo detto prima, sono stati trattati con
la dovuta libertà.
11. Del resto, questa
discussione appassionata e complessa non è stata affatto senza un frutto
copioso: infatti quel tema che è stato prima di tutto affrontato, e che in un
certo senso nella Chiesa è preminente, tanto per sua natura che per dignità -
vogliamo dire la sacra Liturgia - è arrivato a felice conclusione, e viene oggi
da Noi con solenne rito promulgato. Per questo motivo il Nostro animo esulta di
sincera gioia. In questo fatto ravvisiamo infatti che è stato rispettato il
giusto ordine dei valori e dei doveri: in questo modo abbiamo riconosciuto che
il posto d’onore va riservato a Dio; che noi come primo dovere siamo tenuti ad
innalzare preghiere a Dio; che la sacra Liturgia è la fonte primaria di quel
divino scambio nel quale ci viene comunicata la vita di Dio, è la prima scuola
del nostro animo, è il primo dono che da noi dev’essere fatto al popolo
cristiano, unito a noi nella fede e nell’assiduità alla preghiera; infine, il
primo invito all’umanità a sciogliere la sua lingua muta in preghiere sante e
sincere ed a sentire quell’ineffabile forza rigeneratrice dell’animo che è
insita nel cantare con noi le lodi di Dio e nella speranza degli uomini, per
Gesù Cristo e nello Spirito Santo.
12. Non possiamo qui
passare sotto silenzio quanto sia in onore il culto divino presso i cristiani
della Chiesa orientale, e con quale accurata diligenza sia osservato; per quei
fedeli la sacra Liturgia è sempre stata una scuola di verità ed una fiamma di
carità cristiana.
13. Sarà dunque utile
far tesoro di questo risultato del nostro Concilio, come di quello che deve
animare e in un certo senso caratterizzare la vita della Chiesa; la Chiesa
infatti è soprattutto società religiosa, è comunità orante, è popolo rigoglioso
di onestà di coscienza e di amore alla religione, cose che sono alimentate dalla
fede e dalla grazia soprannaturale. Se ora abbiamo semplificato qualche forma
del culto perché sia meglio compresa dai fedeli e sia più consona alla mentalità
contemporanea, non è certo Nostra intenzione dare meno importanza al pregare, né
posporlo agli altri impegni del sacro ministero e dell’azione pastorale, né
sottrarre qualcosa alla sua forza espressiva e all’eleganza dell’arte antica;
bensì ricuperare la sacra Liturgia primitiva, affinché sia più aderente alle
caratteristiche proprie della sua natura, sia più vicina alle sue fonti di
verità e di grazia, e si traduca più facilmente in spirituale tesoro del popolo.
14. Perché ciò avvenga
felicemente, non vogliamo che nessuno vada contro le regole delle preghiere
pubbliche della Chiesa, introducendo modifiche private o riti personali; non
vogliamo che nessuno si arroghi il potere di applicare a suo arbitrio la
Costituzione sulla Sacra Liturgia che oggi promulghiamo, prima che in merito
siano divulgate norme opportune e fisse e siano legittimamente approvati i
mutamenti che avranno predisposto le Commissioni da istituire appositamente dopo
il Concilio. Questa nobile preghiera della Chiesa risuoni con voce concorde in
tutto il mondo: nessuno la turbi, nessuno la violi.
15. Un altro frutto, e
di non poco peso, del nostro Concilio è il Decreto sui cosiddetti strumenti di
comunicazione sociale, che apertamente attesta che la Chiesa gode della capacità
di collegare la vita esteriore a quella interiore, l’azione alla contemplazione,
l’apostolato alla preghiera. Anche in questo settore il nostro Concilio farà sì
che siano correttamente usufruite e potenziate molte impostazioni e forme di
attività che, tanto come strumenti che come documenti, già servono nel mondo
intero sia all’esplicazione del ministero pastorale che ad ogni industriosità
dei cattolici.
16. Sono poi da
annoverare tra i frutti del Concilio anche parecchie facoltà che, assecondando
il fine pastorale del Concilio stesso, abbiamo voluto attribuire alla competenza
dei Vescovi, soprattutto a quelli che godono di giurisdizione ordinaria.
17. Ma questo non è
ancora tutto. Il Concilio è stato indefessamente all’opera e, come ben sapete,
ha incominciato a discutere di molte questioni, le cui soluzioni si deve dire
che sono già tutte contenute in schemi elaborati che, dopo il dibattito sul
relativo argomento, a suo tempo saranno definitivamente proposti e legalmente
promulgati.
18. Restano da esaminare
e da sottoporre nuovamente a discussione altri problemi, che speriamo poter
condurre a felice esito nella prossima terza Sessione, cioè quella che avrà
luogo nell’autunno dell’anno venturo. Non però che ci dispiaccia tenere gli
animi occupati nel riflettere a lungo su cose tanto gravi. Confidiamo che in
questo intervallo di tempo le Commissioni, alle quali incombe il compito e nel
cui aiuto attuale riponiamo grande speranza, tenendo presenti le opinioni
manifestate dai Padri del Concilio specialmente nelle Congregazioni generali,
possano preparare per le future riunioni del Concilio formule studiate a fondo,
espresse in termini precisi, opportunamente condensate ed abbreviate, cosicché
le discussioni, che vogliamo siano sempre libere, procedano più facili e più
spedite.
19. Di questo genere è,
per fare un esempio, la questione della divina Rivelazione, che il Concilio
esaurirà in modo tale che da una parte difenda il sacro complesso delle verità
ricevute da Dio contro gli errori, gli abusi, i dubbi dai quali viene
compromesso il loro valore soggettivo, dall’altra indirizzi rettamente gli studi
sulla Bibbia, sulle opere dei Padri e sulla scienza teologica, che gli eruditi
cattolici promuoveranno attivamente, prudentemente e fiduciosamente, aderendo
fedelmente al magistero della Chiesa ed usando qualunque adeguato sussidio
moderno.
20. Di tal genere
similmente è anche la grande e complessa questione dell’Episcopato, che, sia per
la logica disposizione degli aspetti da trattare, sia per l’importanza
dell’argomento in sé, occupa il primo posto in questo Concilio Ecumenico
Vaticano II, che non possiamo ignorare essere come la naturale continuazione e
il compimento del Concilio Ecumenico Vaticano I. Questo nostro Concilio, non
contrastando ma confermando le prerogative derivate da Cristo e riconosciute al
Sommo Pontefice, e munite di ogni autorità necessaria al governo della Chiesa
universale, cercherà di porre in luce la natura e la funzione dell’Episcopato
volute da Dio, secondo la dottrina di Nostro Signore Gesù Cristo e l’autentica
tradizione ecclesiastica, e di stabilire quali siano i suoi poteri e il loro
esercizio quanto ai Vescovi considerati sia singolarmente che nell’insieme; in
maniera che sia degnamente illustrato l’altissimo ministero episcopale nella
Chiesa di Dio, non come se si trattasse di una istituzione autonoma,
indipendente dal Sommo Pontificato di Pietro, e tanto meno ad esso contrapposto,
ma rivolto, concordemente con esso e sotto di esso, al bene comune ed al fine
supremo della Chiesa. Avverrà così che dall’incremento delle forze la
composizione gerarchica della Chiesa sarà rinvigorita, non indebolita; la
collaborazione interiore sarà aumentata, non sminuita; l’efficacia apostolica
sarà accresciuta, non affievolita; la mutua carità sarà fervente, non
ristagnante. Siamo perciò fiduciosi che il Concilio - così si spera - pienamente
chiarisca e porti a compimento una cosa di tanto grande importanza.
21. Speriamo infine che
il Concilio fornirà la migliore soluzione possibile alla questione dello schema
sulla Beata Vergine Maria, in modo cioè che con unanime consenso e somma
devozione sia riconosciuta la posizione di gran lunga preminente che è propria
della Madre di Dio nella Santa Chiesa, della quale si parla principalmente in
questo Concilio; vogliamo dire il posto dopo Cristo, altissimo eppure
straordinariamente vicino a noi, cosicché possiamo insignirla del titolo di
"Madre della Chiesa"; e questo avvenga ad onore di lei ed a nostro conforto.
22. Oltre a queste
questioni, che il Concilio ha brevemente toccato, al Concilio ne restano ancora
molte altre da trattare, sulle quali però è già stato ampiamente discusso. Noi
cureremo di farle ancora esaminare più accuratamente, perché alla prossima
sessione del Concilio si possano presentare schemi più brevi, come sopra abbiamo
detto, e proposti in modo che il Concilio possa esprimere il suo parere senza
troppe difficoltà, e poi trasmetterli per l’interpretazione e la conversione in
forma di regolamenti alle Commissioni da istituire dopo il Concilio; tra le
quali Commissioni, dovrà senz’altro affrontare la mole più pesante di lavori
quella che avrà l’incarico di redigere i nuovi Codici sia della Chiesa Latina
che della Chiesa Orientale. Allora, cioè nell’accingersi a questi lavori del
Concilio, i Vescovi presteranno la loro preziosissima collaborazione, in forme
nuove, quali richiederanno tanto l’occorrenza quanto la struttura della
compagine ecclesiastica. Sarà dunque conveniente e a Noi graditissimo scegliere
tra i Vescovi di tutto il mondo e tra gli Ordini religiosi i Fratelli più
competenti ed esperti, così come è stato fatto per le Commissioni preparatorie
del Concilio, perché Ci aiutino con il consiglio e con l’opera, insieme a Padri
idonei del Sacro Collegio, a tradurre in normative opportune e particolareggiate
i decreti generali del Concilio. Così, sempre ferma restando la potestà del
Romano Pontefice definita dal Concilio Ecumenico Vaticano I, la prudenza e
l’esperienza Ci suggeriranno, auspice Dio provvidentissimo, come possa essere
reso più efficace il pio e faticoso lavoro dei Vescovi per promuovere il bene di
tutta la Chiesa.
23. Perciò, mentre
concludiamo questa sessione del Concilio Ecumenico, rileviamo volontieri che
essa, tutto sommato, ha avuto un valore positivo. Essa ha compiuto un grande
lavoro; ha esaurito alcuni dei temi prestabiliti; ha bene avviato la trattazione
degli altri argomenti proposti; ha attestato che le diverse opinioni possono
essere liberamente espresse; ha dimostrato che la concordia degli animi sulle
questioni della massima importanza di cui si discute è desiderabile e possibile;
ha rivelato che tutti aderiscono fermamente e apertamente alle verità dogmatiche
che appartengono al tesoro della dottrina cattolica; ha alimentato in noi tutti
la carità, che in noi non deve mai essere disgiunta dallo studio e dalla
professione della verità; ha avuto sempre presenti le finalità del Concilio
riguardanti i compiti dei sacri Pastori; non ha mai tralasciato di adottare
metodi ed espressioni che ci conciliassero gli animi dei fratelli separati;
finalmente, in tutti i suoi lavori, ha supplicato con preghiere Dio, fonte e
principio di ogni buona speranza.
24. Ma al contempo,
raggiunto il termine di questa sessione, vediamo più concretamente quello che
ancora resta da fare, ed insieme sentiamo più intensamente nei nostri animi che
non possiamo non fare in modo di rendere la Chiesa più idonea a portare agli
uomini contemporanei il messaggio della verità e della salvezza.
25. Né la nostra
sollecitudine si è distolta dalle condizioni dei tempi presenti, né si è
affievolita la nostra fiamma di carità con cui abbracciamo il genere umano. E
ciascuno alimenterà con cura nel suo animo questa più ardente sequela della
carità quando tornerà alla sua sede e alle sue mansioni consuete.
26. Prima ancora che
questa grandiosa assemblea affronti i problemi dell’apostolato sacro, noi tutti
già sappiamo, si può dire, come essi vanno risolti; infatti sia l’insegnamento
della Chiesa, notevole per ricchezza e per chiarezza, sia gli esempi dei
Fratelli migliori ci hanno già indicato la strada da seguire. Rientrati nella
vostra patria, non potreste già ora dare saggi di una più attiva virtù
pastorale, rivolgendo parole esortative e consolatorie ai vostri fedeli e a
tutti coloro che la vostra sacra missione può raggiungere? Non potremmo fin
d’ora, quasi per preparare degnamente la prossima sessione del Concilio,
coltivare con maggiore applicazione la nostra vita spirituale e prestare orecchi
più attenti alla voce di Dio? Non potreste portare al vostro clero un messaggio
di carità più accesa? Indirizzare ai laici un saluto ed esortazioni piene di
fiducia? Incitare la gioventù a mete più alte? Offrire alle persone colte
qualche bagliore di verità? Dare agli operai e ai lavoratori una testimonianza
di speranza e di amore? Spiegare ai poveri ed agli indigenti che soprattutto ad
essi si riferisce la prima beatitudine Evangelica?
27. Siamo persuasi che
questa pratica più diligente del ministero sacro ci può rendere capaci a fare in
modo che, a Dio piacendo, questo grande Concilio si converta in frutti salutari
di vita cristiana.
28. Piace adesso
aggiungere qualcosa per comunicarvi un proposito che già da tempo abbiamo in
animo ed abbiamo deciso di manifestare oggi, in questa distintissima e
autorevolissima assemblea.
29. Siamo così convinti
che per ottenere un buon esito del Concilio si devono elevare pie suppliche,
moltiplicare le opere, che, dopo matura riflessione e molte preghiere rivolte a
Dio, abbiamo deliberato di recarCi come pellegrino in quella terra, patria del
Signore Nostro Gesù Cristo.
30. È perciò nostro
intendimento nel prossimo mese di gennaio andare, con l’aiuto di Dio, in
Palestina, dove Cristo nacque, visse, morì e risorto da morte salì al cielo, con
l’intenzione di rievocare di persona i principali misteri della nostra salvezza,
cioè l’Incarnazione e la Redenzione. Vedremo quella terra veneranda, di dove San
Pietro è partito e nella quale nessun suo Successore è mai tornato. Ma Noi
umilissimamente e per brevissimo tempo vi ritorneremo in spirito di devota
preghiera, di rinnovamento spirituale, per offrire a Cristo la sua Chiesa; per
richiamare ad essa, una e santa, i Fratelli separati; per implorare la divina
misericordia in favore della pace, che in questi giorni sembra ancora vacillante
e trepidante; per supplicare Cristo Signore per la salvezza di tutta l’umanità.
Preghiamo la Beatissima Vergine Maria che sia guida al cammino; gli Apostoli
Pietro e Paolo e tutti i Santi ci assistano benignamente dall’alto.
31. Come Noi ci
ricorderemo di voi in quel piissimo pellegrinaggio, così chiediamo a voi,
Venerabili Fratelli, di accompagnarCi con le vostre preghiere affinché questo
Concilio giunga a buon fine, a gloria di Cristo e per il bene della sua Chiesa.
32. Ringraziamo e
salutiamo tutti; esterniamo anche l’animo riconoscente e rispettoso agli
Osservatori, e lo stesso esprimiamo ai cari Uditori e a tutti quelli che hanno
supplicato Dio per il Concilio e vi hanno lavorato.
33. Il Nostro pensiero
amorevole ma triste corre anche soprattutto ai Nostri Fratelli nell’Episcopato
assenti e posti nella tribolazione, che con somma gioia avremmo voluto
abbracciare e le cui preghiere, rese più preziose dalle sofferenze, hanno
contribuito con tanta efficacia - ne siamo sicuri - al favorevole svolgimento
dei lavori di questa seconda sessione. Onorandoli con paterno ricordo e
incoraggiandoli a perseverare con fermezza nella fedeltà a Cristo e alla sua
Chiesa, li benediciamo con particolare affetto. Del pari impartiamo ben
volentieri a tutti i fedeli della comunità cattolica e a coloro che sono
illuminati dalla luce di Cristo Redentore la Benedizione Apostolica,
propiziatrice di doni celesti; per tutti gli uomini dotati di buona volontà
invochiamo poi ogni prosperità ed ogni bene (AAS 56 (1964), pp. 31-40).
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