DISCORSO DI
PAOLO VI AL RITORNO DEL VIAGGIO IN TERRA SANTA
Solennità dell'Epifania a Roma 6
gennaio 1964
Grazie, grazie, figliuoli, di questa accoglienza
che costituisce già di per sè un avvenimento memorabile e incomparabile.
Io
vorrei che arrivasse a tutta la cittadinanza di Roma, alle autorità e a quanti
hanno fatto servizio di ordine in questo immenso corteo, il mio particolare
ringraziamento. Mio vivo desiderio sarebbe stato di non incomodare alcuno e di
compiere il ritorno in maniera semplice e tranquilla. La vostra intelligenza e
la vostra bontà invece hanno preparato la straordinaria manifestazione di cui
tutti siamo stati spettatori.
Vi porto il saluto da Betlem, dove questa mattina
ho celebrato la S. Messa; vi porto la pace del Signore, vi porto quel che voi
già avete nel cuore e dimostrate di aver ben capito: la realtà, cioè, che fra
Cristo, Pietro e Roma corre un filo diretto. Questo filo ha vibrato di tutte le
sante emozioni e adesso si fa trasmettitore di tutte le mie benedizioni.
Voi
avete compreso che il mio viaggio non è stato soltanto un fatto singolare e
spirituale: è diventato un avvenimento, che può avere una grande importanza
storica. È un anello che si collega ad una tradizione secolare; è forse un
inizio di nuovi eventi che possono essere grandi e benefici per la Chiesa e per
l’umanità.
Vi dirò soltanto questo, stasera, che ho avuto la grande fortuna
stamane di abbracciare, dopo secoli e secoli, il Patriarca Ecumenico di
Costantinopoli, e di scambiare con lui parole di pace, di fraternità, di
desiderio della unione, della concordia e dell’onore a Cristo e di vantaggioso servizio per l’intera famiglia umana. Speriamo che questi inizi
diano buon frutto; il seme germogli e giunga a maturità.
Intanto preghiamo
tutti: giacché queste ore e questi avvenimenti sono certamente grandi e segnati
dalla benevolenza di Dio.
Ricevete adesso la mia benedizione: nel nome del
Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo.
Sia lodato Gesù Cristo.
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