 |
DISCORSO DI PAOLO VI AI DIRIGENTI
E AL PERSONALE DELL’ALITALIA
Sabato, 29 febbraio 1964
Signor Presidente! Signor Direttore Generale! E voi
tutti, diletti figli della Società «Alitalia»!
La vostra presenza rinnova nel Nostro spirito, trepide ed
intatte, le emozioni soavissime del pellegrinaggio in Palestina, col ricordo di
quell’evento memorabile, scolpito a caratteri che il tempo non vi potrà
cancellare.
Le vostre care persone, le vostre divise, Ci richiamano al
pensiero, spontaneamente, le singole tappe di quel Nostro umile percorso sulle
orme di Gesù: e potete pertanto comprendere quali siano i Nostri sentimenti in
questo istante in cui Ci è dato di ricambiare in qualche modo, l’ospitalità e le
attenzioni, che la Società «Alitalia» ha usate verso di Noi.
Sentimenti di paterno compiacimento; di sincera ed aperta gratitudine; di
promessa doverosa di un ricordo nella preghiera. Questi sentimenti nascono dalla
consapevolezza di quanto ciascuno di voi ha fatto in quella occasione: dal
distinto Presidente, il Conte Nicolò Carandini, che ringraziamo per le sue
nobili espressioni di devozione, alla Direzione Generale, dai membri
dell’Equipaggio al personale di Cabina del magnifico «DC 8», che, rombando col possente
palpito dei suoi perfetti organismi, ha solcato i cieli portandoci verso la
Terra Santa. Non dimenticheremo mai, cari Signori, che a voi tanto dobbiamo, se abbiam potuto compiere il più ardente desiderio di tutta la Nostra vita:
chinare la fronte, piegare le ginocchia sui Luoghi Santi, che sono stati i muti
testimoni della vita gaudiosa, dolorosa e gloriosa del Salvatore Divino, Gesù
il Cristo.
Il Nostro pellegrinaggio, voi lo sapete bene, non ha avuto altra
direzione, né altro scopo: è stato un ritornare alle fonti, un andare incontro
a Cristo, per proclamare sempre più alto davanti al mondo, che solo in Lui è
la speranza e l’amore, la salvezza e la vera pace. Siamo andati verso di Lui:
e voi ne siete stati gli strumenti generosi e coscienti, portandoci con un balzo
gigantesco incontro a Lui: obviam Christo in aera: sopra le nubi in cielo
incontro al Signore (cf. 1 Thess. 4, 16). Di questo vi siamo grati, e ne
racchiudiamo il ricordo nell’intimo del cuore.
Diletti figli.
Ci è caro assicurarvi che il Nostro pensiero e la Nostra
preghiera vi accompagnano nell’adempimento del quotidiano dovere. Sappiamo che
è un dovere duro, spesso pericoloso, che esige solida preparazione e costante
esercizio, perfetta padronanza dei propri nervi, controllo ed equilibrio di
tutte le proprie facoltà. Ma proprio per questo vi sappiamo particolarmente
sensibili alle lezioni dell’eterna sapienza cristiana. Non si solca il cielo,
senza riportarne in cuore l’incanto, il fascino, la nostalgia. Quando si è
lassù, le cose terrene ritornano alla loro giusta proporzione, e si comprende
come sarebbe meschino e insufficiente attaccarvisi, per le profonde aspirazioni
dell’anima umana, creata a immagine e somiglianza di Dio. E chi, come voi, si
affida spesso agli ardimenti e ai rischi del volo, meglio comprende il
significato della vita e della eternità; meglio approfondisce, e sperimenta
quasi, la propria dipendenza da Dio, Padre provvido e buono, al Quale orientare
con sicura traiettoria la propria vita mortale, in piena e franca adesione alla
sua volontà.
Noi vi auguriamo che questo deciso orientamento sia la stella
costante della vostra vita, perché, come essa è benemerita della civile
società, così sia feconda di meriti davanti a Dio, per la eternità. E questi
voti sono avvalorati dalla Benedizione Apostolica, che di cuore impartiamo a voi
qui presenti, a tutti i componenti della Società «Alitalia», ed alle
dilette famiglie di ciascuno.
|