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DISCORSO DI PAOLO VI
AI PARTECIPANTI AL XVIII CONGRESSO NAZIONALE
DEI COLTIVATORI DIRETTI

Mercoledì, 22 aprile 1964

        

Salutiamo i Coltivatori Diretti!

Salutiamo i loro valorosi Dirigenti, salutiamo la loro grande e salda compagine!, salutiamo con essi la cara e laboriosa gente dei campi!, salutiamo tutta la grande categoria degli Agricoltori, quelli che studiano i nuovi ed immensi problemi della campagna, quelli che vi impegnano l’ingegno e le braccia, quelli che la abitano ancora con senso di fedeltà e di speranza, che sanno infondere nell’arte della coltivazione dei campi, nella scienza agraria, nell’economia agricola, nella sociologia rurale, nell’educazione delle generazioni dell’agricoltura nuove idee, nuove energie, nuove esperienze, nuovi sviluppi, a tutta la gente della terra buona e feconda il Nostro cordiale saluto!

Voi, Coltivatori diretti, non siete forestieri in questa casa del Papa; non solo perché chiunque è figlio della Chiesa qui si trova come a casa sua, cioè nella casa del Padre comune, ma anche perché è vostra consuetudine, ormai collaudata da anni, di dedicare un’ora delle vostre riunioni romane alla visita a S. Pietro e al suo Successore, il Papa. Ebbene, siate i benvenuti!, e sappiate che la stessa benevolenza a voi riservata dai Nostri venerati Predecessori Pio XII e Giovanni XXIII è a voi assicurata anche da Noi, piena ed affettuosa. E sappiate che le grandi e solenni parole, che da Loro vi sono state rivolte, specialmente nel discorso del 18 maggio 1955 e nell’Enciclica «Mater et Magistra», sono da Noi ricordate e risuonano nel Nostro animo con gli stessi sentimenti con cui furono per voi concepite e con cui ora Noi vi facciamo eco.

Nella brevità del tempo, che Ci è concesso, e nella semplicità di questo Nostro incontro con voi, vi diremo soltanto due parole. E la prima è questa: «Coltivatori diretti, amate la madre Terra!». Non è parola nuova: chi sa quanti ve la ripetono e quante volte voi stessi la rivolgete nei vostri animi: bisogna amare la terra; questa terra, a cui sono impegnate le vostre fatiche ed i vostri interessi; questa terra, che richiede tanto lavoro e tanta vigilanza; questa terra, che dà a tutti gli alimenti indispensabili per la vita; questa terra, da cui oggi la gioventù se ne va in cerca di lavoro più redditizio, di fortuna più facile, di costume più libero e più moderno. Coltivatori diretti, Noi vi ripeteremo, amate la madre Terra, quella Terra su cui posa e da cui è alimentata la vita dell’uomo. Cioè amate la vostra condizione di abitatori della campagna, e di conoscitori del suolo, del clima, delle stagioni e del cielo. Amate la vostra professione di cultori dei campi, amate la vostra operosità, che intreccia con immensa pazienza e con avveduta abilità il lavoro umano a quello capriccioso, poderoso e misterioso della natura.

Oggi la vostra attività non è per tutti di moda; oggi voi provate talvolta qualche disagio di fronte agli altri, che hanno disertato i campi, a dirvi tuttora fedeli al vostro antico e sacro mestiere di agricoltori; oggi voi sentite la mortificazione di vedere meno retribuite le vostre fatiche di quelle dei lavoratori industriali o burocratici; oggi voi soffrite le difficoltà della vostra economia e il peso dei vostri doveri e dei vostri debiti. Ma abbiate fiducia!, le cose dovranno andare meglio anche per voi. Siete voi che fornite i cibi per la fame dell’uomo; siete voi i produttori di beni necessari alla vita; siete voi che rappresentate lo strato sociale più stabile e più virtuoso. Giustizia sarà resa anche a voi nel progresso della società contemporanea.

Voi sapete che a direzione ed a conforto dei programmi che autorità, produttori e studiosi fanno in questi anni a vostra difesa ed a vostro vantaggio sono anche gli insegnamenti più espliciti e più autorevoli della Chiesa; ricordate, ad esempio, le affermazioni di Papa Giovanni XXIII nella enciclica, testé menzionata: «. . . occorre che nel settore agricolo siano realizzate le innovazioni concernenti le tecniche produttive, la scelta delle colture e le strutture aziendali, che il sistema economico, considerato nel suo insieme, permette o sollecita; e che siano realizzate, quanto più è possibile, nelle debite proporzioni rispetto al settore industriale e dei servizi» (n. 136).

Abbiate fiducia ed amate la terra che voi rendete feconda di beni di primaria necessità. E voi che siete uniti in codesta grande ed operosa associazione continuate con coraggio l’opera vostra, disciplinata, costante, illuminata, benefica. Anzi siamo lieti di cogliere questa occasione per esprimere il Nostro apprezzamento per l’opera che andate svolgendo allo scopo di migliorare le condizioni di vita di vaste categorie di lavoratori della terra; e per contribuire quindi al raggiungimento di un ben inteso benessere del popolo italiano.

Il Nostro apprezzamento si estende anche al metodo da voi seguito. Consapevoli come siete che tutte le mète non possono essere raggiunte in un giorno e consapevoli pure che non è saggio omettere di perseguire il bene realizzabile oggi sotto il pretesto di puntare sul meglio o sull’ottimo da conseguirsi in un futuro che rischia di allontanarsi sempre più nel tempo, voi concentrate di volta in volta la vostra azione sugli obbiettivi raggiungibili; e in tal modo avete già percorso un buon tratto sul cammino che porta alla elevazione economico-sociale delle categorie di lavoratori che rappresentate; ed è legittimo sperare che abbiate pure costituito presupposti saldi per ulteriori conquiste.

Ed ecco allora la Nostra seconda parola: Coltivatori diretti, amate la madre Chiesa!; la terra, per il pane materiale; la Chiesa, per il pane spirituale.

Voi avete la fortuna, Noi vogliamo pensarlo, di conservare la religione cattolica, la fede dei vostri padri, il patrimonio spirituale delle vostre care e belle Parrocchie rurali, e delle buone ed esemplari famiglie cristiane. Coltivatori diretti, siate forti e rimanete fedeli a codesta concezione sacra e nobile della vita! Non crediate che alcuna altra maniera di pensare e di vivere equivalga la verità e la dignità dell’ideale cristiano e del costume cristiano! Non crediate che la vostra professione di uomini che si sentono responsabili di fronte a Dio, e che perciò pregano con umiltà e con sincerità, ed operano con vigore e con giustizia, vi impedisca di ascendere ad un migliore stato di vita sociale e ad un più elevato livello economico; la vostra adesione al programma cristiano della vita vi aiuterà piuttosto a salire; darà contenuto di saggezza e di onestà alle vostre rivendicazioni; e metterà l’appoggio e la benedizione della Chiesa al vostro fianco.

Ciò che maggiormente Ci conforta alla simpatia per voi e alla fiducia nella vostra causa è il sapere che voi rappresentate e state formando un nuovo mondo agricolo, che intende pienamente uniformarsi alla visione cristiana della vita e della società. Cosi facendo voi adempite una duplice missione: quella di salvaguardare la gente dei campi, e possiamo anche dire, il popolo italiano, dalle suggestioni ancor oggi tanto tentatrici e tanto pericolose di ideologie materialiste e sovvertitrici dell’ordine sociale; e quella di dare coscienza nuova, formazione nuova, maturità nuova al mondo agricolo, non solo per abilitarlo a forme produttive superiori, ma per infondergli energie morali e culturali che lo rendano pari alle altre categorie sociali e lo dimostrino positivamente qual è: la riserva e la fonte delle forze fisiche, tradizionali e spirituali della nazione. Questo vi dice la Chiesa, questo vi ripete il Papa, mentre a tutti vi dà la Sua paterna Benedizione.

          

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