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DISCORSO DI PAOLO VI
AL PELLEGRINAGGIO DI LAVORATORI BRESCIANI


Sabato, 9 maggio 1964

     

Ci procurate una viva gioia, diletti figli, con la vostra presenza, e ve ne ringrazio di cuore. Il Nostro compiacimento nasce da un duplice motivo: anzitutto perché, in gruppo tanto cospicuo, provenite dalla Nostra diocesi di origine, la sempre diletta e ricordata Brescia cristiana, che prosegue con onore e fedeltà sul cammino segnato dai padri, pur adattandosi con ritmo giovanile alle nuove esigenze dei tempi moderni. L’appartenere a una terra, fortemente caratterizzata nei secoli dalla fede, dalla carità operosa, dalla libera, franca e generosa adesione a Cristo e alla Chiesa, impone ai suoi figli di oggi una responsabilità costante: è una lezione, che sale dal fondo di epoche trascorse, ma sempre vive nella memoria e nell’ammirazione, per ricordare ai posteri come il primo titolo di onore di una città è quello di appartenere coscientemente e appassionatamente alla cristiana civiltà, di servire il Vangelo, di ispirarsi alla sua luce per vivificare le proprie istituzioni, i propri statuti, la propria inconfondibile forma di vita: perché questo soprattutto può dare fondamento solido e duraturo alle virtù civiche e umane, le quali, senza un marcato timbro cristiano, potrebbero rimanere deboli e insufficienti, prive del loro contenuto più valido e vero.

Voi volete continuare su questo nobile solco, che ha segnato nei secoli la storia di Brescia, nella sua sana dirittura e fermezza municipale, come nella sua aperta testimonianza cristiana. Sappiate essere gli eredi fedeli di quel patrimonio, ora affidato al vostro impegno di cittadini e di credenti; sappiate essere gli interpreti sensibili e pronti delle esigenze dei tempi nuovi, da inquadrare saldamente nel contesto storico e religioso del passato, come antenne alzate sull’orizzonte, che captano le voci misteriose dell’etere e le trasmettono intatte e potenti.

Il secondo motivo, che Ci rende cara la vostra presenza, nasce dal fatto che voi appartenete ad un Ente, che offre la sua esperienza e competenza a uno dei più delicati ed essenziali servizi della comunità sociale: quell’ENEL, come ora si chiama, che provvede l’energia elettrica - luce, forza motrice e propulsiva in tutte le sue molteplici e mirabili applicazioni - a tutto il corpo sociale, come una innervazione vitale ramificata in ogni direzione. Ci commuove il pensare che anche i più sperduti casolari delle nostre valli montane, le loro povere e linde chiesette, le scuole ricevono per il tramite vostro la scintilla luminosa, che rischiara e riconforta. E pensiamo altresì ai grandi complessi industriali, alle fabbriche sonanti del baldo lavoro umano, alle molteplici esigenze della città, anch’esse servite dalla vostra continua presenza e vigilanza.

Di qui potete comprendere sempre meglio, diletti figli, il significato di mutua edificazione e di aiuto, che ha il lavoro, come una comunione di volontà e di amore, che serve i fratelli, nella visione più ampia del servizio dovuto a Dio, e da Lui ordinato per il bene di tutti. Nessuno è inutile in questo corpo sì ben organizzato, nessuno deve esimersi dalla sua responsabilità, che, unita a quella degli altri, offre un insostituibile apporto al comune progresso.

Tutti hanno qualcosa da dare, e qualcosa da ricevere, e tutti sono chiamati a donarsi, avvalorando le proprie risorse e i propri talenti, e spendendoli bene. E per non perdere di vista il fine supremo, a cui Dio ci chiama, ecco il pensiero costante del Cielo, che deve sorreggere e nobilitare ogni umana attività, e ispirare a propositi nobili e santi: è quello il destino umano, segnato dalla volontà di Dio, secondo la ovvia, ma profonda affermazione del Nostro Predecessore S. Gregorio Magno, che amiamo lasciarvi a ricordo di questo lietissimo incontro: «L’uomo è stato creato per contemplare il suo Creatore, cercare sempre la sua bellezza e abitare nella solidità del suo amore» (Mor. VIII, XII). 324

In questa solidità Noi vi auguriamo di stabilire sempre più fermamente le vostre vite, affinché esse siano orientate con decisione e sicurezza verso il bene, nella pienezza di letizia e di entusiasmo che solo dà la vocazione cristiana, quando è integralmente vissuta. I Nostri voti paterni sono confermati dalla Benedizione Apostolica, che impartiamo ai vostri Dirigenti, a voi tutti, ai colleghi lontani, in particolar modo alle vostre dilette famiglie, presenti al Nostro ricordo e alla Nostra preghiera.

        

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