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DISCORSO DI PAOLO VI
ALLE AUTORITÀ E AL POPOLO DI TRIESTE

Lunedì, 15 giugno 1964

    

Venerabile Fratello!
Signor Commissario Generale del Governo per Trieste!
Signori Funzionari del Commissariato Generale e della Prefettura della Città di S. Giusto!

Nel darvi il più cordiale e paterno benvenuto, il Nostro pensiero si rivolge con viva intensità di affetto alla vostra bella, storica e operosa città, che si distende regalmente solenne a specchio dell’Adriatico, vegliata dalla sua gloriosa Cattedrale, e pulsante di fervore di vita intensissima. Così si dispiegò al Nostro sguardo in anni ormai lontani, quando la cura sacerdotale della gioventù studentesca Ci chiamò un giorno colà, per un congresso fucino, che ancora ricordiamo con particolare letizia: così la vedemmo anche in altra occasione, la vostra Trieste, sempre tanto bella, e Ci si scolpi. nell’animo non soltanto lo splendido scenario della sua posizione incantevole, ma specialmente la schietta spontaneità dei suoi abitanti, temprati nel carattere dalle aduste consuetudini marinare, fieri e gentili, sinceri e generosi, usi ad una superiore e paziente compostezza attraverso le vicende della loro storia.

In voi, qui presenti, Ci piace salutare tutta la cittadinanza triestina; e Ci dà grande soddisfazione vedere alla testa del vostro distintissimo gruppo - quasi a simbolo di quella paternità spirituale, che è data in pienezza al Vescovo - il venerabile Fratello Nostro Antonio Santin, zelante e sollecito Pastore della diocesi. E vedendogli accanto, con la piena autorità civile che gli compete, il Commissario Generale del Governo coi suoi valenti collaboratori, si dipinge al Nostro sguardo il quadro ideale della organizzazione religiosa e civile di ogni ben ordinata città, anzi, di ogni comunità civile, com’è nei desideri e nei piani di Dio: organizzazione, diciamo, che assicura ai cittadini la piena sicurezza nelle cose del tempo e dello spirito, la concordia e la pace, la cooperazione solerte e ardita per il suo pieno progresso.

Infatti tutto ciò non può mancare, quando la materna sollecitudine della Chiesa trova nelle civili istituzioni tutto il rispetto e il sostegno dovutole; e queste, a propria volta, sono avvalorate e sostenute nel loro fondamento dai principii, che la Chiesa infonde e alimenta nei suoi fedeli, dallo stimolo che essa vi accende, affinché tendano costantemente al retto operare, alla leale collaborazione tra i diversi ceti cittadini, alla pratica volonterosa della carità e della giustizia sociale.

Noi di cuore auspichiamo che questo reciproco appoggio possa continuare a dare a Trieste quei frutti di lieto incremento, che ha finora assicurato con così evidente giovamento della diletta popolazione: in tal modo la solida fede cristiana, gelosamente custodita nel nome di una antichissima e ben fondata tradizione, sempre più si espanderà per interiore slancio in molteplici iniziative di culto, di apostolato, di carità benefica e sensibile, come finora è stato con segni tanto notevoli di vivacità e di ardore; e al tempo stesso la città darà intensità e vigore al suo ritmo così caratteristico di vita, aperta agli scambi promettenti e stimolanti delle consuetudini e dei commerci della terra e del mare, e impegnata in uno sforzo generoso per assicurare positivi incrementi nel campo dell’industria, del lavoro e della vita civica e sociale.

In questo cammino, che Trieste compie e compirà con la benedizione di Dio e dei suoi Santi Protettori, il cuore del Papa vi segue con la Sua preghiera, con la Sua simpatia, con l’augurio più affettuoso e sincero, affinché - ve lo diciamo con le parole di Paolo Apostolo - «il Dio della pazienza e della consolazione vi conceda di avere tra di voi i medesimi sentimenti secondo lo spirito di Cristo Gesù . . . e vi ricolmi di ogni gaudio e pace nella vostra fede» (Rom. 15, 5, 13).

La Nostra Benedizione Apostolica viene a confermare questi voti paterni, e ad invocare su di voi, sui vostri cari, su tutti i dilettissimi abitanti della Città di Trieste la continua protezione di Dio Onnipotente. Cosi sia.

             

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