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DISCORSO DI PAOLO VI
AI PARTECIPANTI AL VI CONGRESSO NAZIONALE
DELL’ASSOCIAZIONE CRISTIANA DEGLI ARTIGIANI ITALIANI

Sabato, 16 gennaio 1966

 

Diletti figli,

L'odierno incontro con voi, membri autorevoli e qualificati dell’Associazione Cristiana degli Artigiani Italiani, convenuti a Roma per il vostro VI Congresso Nazionale, suscita e rinnova nel Nostro cuore gli amabili ricordi dell’udienza a voi concessa il 12 ottobre del 1963: la prima, dopo la Nostra elezione al Pontificato Romano, che Ci permise di metterci a fecondo contatto con voi, continuando quel vivo e stimolante colloquio, che già avevamo iniziato con la vostra provvida istituzione fin dai suoi promettenti albori, e avevamo rassodato con paterno, crescente interesse negli anni del pastorale ministero nell’arcidiocesi ambrosiana.

L’IMPORTANZA DEL CONGRESSO

Abbiamo appreso con vivo compiacimento quale importanza e quale significato rivesta codesto VI Congresso Nazionale: non solo per il rinnovo delle cariche nazionali, e per la decisione delle linee programmatiche, cui si dovrà ispirare l’attività del prossimo triennio; ma altresì per notevole sforzo di riorganizzazione, che vuole accompagnarsi a tale consueto e previsto programma di azione dell’Associazione, e per il momento delicato in cui esso si inquadra, per le ricorrenti difficoltà, che l’artigianato italiano incontra sul piano economico e sociale. Queste situazioni, che avete voluto delicatamente portare a Nostra conoscenza, Ci dicono purtroppo come quell’elegia dell’artigianato, che è stata uno dei motivi del Nostro discorso di due anni fa, continui tuttora, per le non sempre liete e facili condizioni di vita e di lavoro dei diletti, benemeriti, apprezzati, valenti artigiani d’Italia.

Nel richiamare le parole di esortazione, di incoraggiamento, di speranza e di simpatia, che in quel Nostro aperto colloquio vi dicemmo, Noi vorremmo oggi soltanto affidarvi un duplice pensiero, che a quelle si riallaccia, e ne può formare come il naturale proseguimento.

RICHIAMO ALLA FIDUCIA

Anzitutto vi richiamiamo alla fiducia, come condizione indispensabile per il pieno rendimento di un’attività tanto nobile, tanto paziente, tanto fine e pregiata, qual è quella dell’artigianato. Fiducia in Dio, anzitutto, che non lascia mancare il suo aiuto onnipotente a quanti Egli chiama alla dignità sublime di suoi collaboratori nella elaborazione, nel perfezionamento, nella trasformazione delle cose materiali, a cui l’uomo, creato a somiglianza divina, imprime a sua volta il suggello della sua intelligenza e del suo buon gusto. Fiducia in voi stessi, inoltre, prima che in qualsiasi aiuto, anche determinante, che venga dall’esterno: fiducia nella vostra capacità, nella vostra tenacia, nella vostra forza d’animo, nelle sane e robuste energie fisiche e morali, che debbono essere affinate dal possesso sereno e sofferto di solide virtù cristiane, e trasfigurate dall’azione invisibile della Grazia, Fiducia, ancora, nella capacità e forza organizzativa della vostra Associazione, nella quale potete far confluire il meglio della vostra esperienza e dei vostri talenti, e trovare altresì l’opportunità e l’incitamento a quell’unione non solo economica, ma «anche ideale, morale, spirituale» alla quale accennavamo nel Nostro primo incontro, come condizione insostituibile per vincere l’innato individualismo, e avere la necessaria tutela sia degli interessi economici sia della vostra funzione etica e sociale; e l’Associazione è veramente per voi, come dicevamo, l’auspicato «vincolo comunitario desunto dal vostro patrimonio storico, civile, morale, dalla vostra coscienza di cittadini onesti e laboriosi e di cristiani credenti e fedeli» (L'Osservatore Romano, 13 ottobre 1963, p. 2). Fiducia infine nelle provvidenze dei competenti organi governativi e statali, che debbono al vostro lavoro, e alla vostra organizzazione tutto l’appoggio concreto, operante, preveggente, che essa merita.

ACCENTUAZIONE DELLE FINALITÀ RELIGIOSE

Il secondo pensiero vuol essere di vivo elogio per l’accentuazione delle finalità religiose, educative, apostoliche, che è vostra intenzione dare al desiderato rilancio dell’Associazione Cristiana degli Artigiani Italiani per il prossimo triennio. Questo Ci dice, procurandoci intima consolazione, che avete preso sul serio l’invito paternamente trepido, che vi abbiamo affidato nell’accennata Udienza. «Siate religiosi!» - vi dicevamo allora - «date alle vostre fatiche ritmi intrecciati alle bellezze, misteriose e popolari insieme, delle nostre Messe festive; date alle vostre giornate il respiro di qualche semplice, ma sincera preghiera; date ai vostri laboratori la silenziosa e protettrice presenza d’una croce benedetta» (ibid.). Il rinnovato impegno nel campo della vita religiosa, formativa, assistenziale è quanto può assicurare, accanto alla sicurezza della divina benevolenza, nel tempo e nella eternità, anche il pieno successo umano della vostra attività; è quanto vi può offrire le più belle soddisfazioni di una coscienza intemerata; è quanto vi può dare quella sicurezza e quella pace, che nessun’altra cosa al mondo eguaglia né garantisce.

SUBLIME CANTO DI LODE A DIO

Continuate fidenti su questo solco; comunicate queste consegne e queste speranze alla schiera operosa, modesta, valorosa dei cari artigiani, curvi nelle loro botteghe sull’opera delle mani, che prende forma e aspetto dalla loro capacità di arte, per sublimarsi in un canto di lode a Dio Creatore, e di concreta e discreta solidarietà, offerta ai fratelli.

Noi vi siamo accanto con l’affetto e con la preghiera; e di cuore vi benediciamo, per ottenere su di voi, qui presenti, sull’intera Associazione, su tutti gli Artigiani d’Italia, e su le rispettive famiglie, che ne dividono ansie, speranze e gioie, la continua abbondanza delle divine benedizioni.

                                



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