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DISCORSO DI PAOLO VI NELL'ANNIVERSARIO
DELLA CONCLUSIONE DEI PATTI LATERANENSI

Festa della Beata Vergine di Lourdes
Giovedì, 11 febbraio 1965

 

Diletti Figli e Figlie !

Nel breve colloquio settimanale di questa udienza collettiva avremmo desiderato parlarvi delle memorabili ricorrenze che rendono speciale questo giorno dell’undici febbraio, dedicato dalla pietà della Chiesa alla venerazione della Madonna Immacolata, che a Lourdes ha un suo celebre santuario; vi esortiamo tutti a rivolgere a Maria Santissima un devoto e fidente pensiero, mentre insieme, alla fine, invocheremo la sua potente intercessione e la sua materna protezione.

Avremmo anche amato parlarvi dell’anniversario della conclusione dei Patti Lateranensi, per cui è festivo questo giorno in Italia e, possiamo ben dire, nella Chiesa e nel mondo, come quello che segna la soluzione della così detta «questione romana», e l’inizio di equilibrati, onorevoli ed amichevoli rapporti fra la Santa Sede e lo Stato Italiano; rapporti i quali, mentre vogliono assicurare al Papa l’indipendenza e il decoro della sua residenza in questo sacro suolo romano ed insieme il libero esercizio della sua universale missione spirituale, vogliono nel tempo stesso dichiarare il pieno riconoscimento della sovranità dello Stato nell’immenso campo suo proprio, non che garantire la pace religiosa al popolo Italiano, secondo la celebre sentenza auspicale che sia «reso Dio all’Italia e l’Italia a Dio»; sentenza del grande, compianto e ben devo di perenne memoria Nostro Predecessore, Pio XI, del quale proprio al 10 febbraio, ieri cioè, cade l’anniversario della pia morte.

Quanto avremmo da dire su questi temi! Contentiamoci ora dell’augurio che la soluzione di così grave e delicato problema, cioè delle relazioni fra la Chiesa e l’Italia, problema non solo politico ma anche spirituale e morale, possa essere stabile e felice, non soltanto per l’osservanza della lettera di così importanti convenzioni, ma per fedeltà allo spirito altresì, che tocca al popolo più che ad ogni altro mantenere viva ed operante, vogliamo dire fedeltà a quella professione di fede cattolica, la quale dev’essere per la nostra gente, per voi, Figli carissimi, il più nobile vanto e il presidio migliore, oggi e sempre.

Invece di questi temi vi dobbiamo parlare della pace, perché ancora una volta l’umanità deve trepidare per le sorti della pace; ancora una volta nubi minacciose tornano ad addensarsi su nobili Nazioni, già tanto provate, aggravando la dolorosa situazione nella quale si trovano, moltiplicando le sofferenze e i lutti.

Rappresentanti in terra del Principe della pace, chiamati a compiere la Nostra missione in giorni in cui il mondo, dopo un promettente sopimento di contrasti, sembra voler tornare alle discordie ed ai conflitti, Ci rivolgiamo a tutti gli uomini interessati, di qualsiasi parte essi siano, affinché vengano risparmiate a popolazioni innocenti nuove prove e nuove lacrime.

Ci sembra quasi impossibile che,. mentre è ancor vivo il ricordo dell’orrendo flagello che ha causato tante vittime e tanti dolori, mentre non sono ancora completamente rimarginate tante piaghe da esso aperte, vi sia chi osi anche solo rivolgere l’animo a pensieri di guerra. Nulla, dunque, hanno insegnato le pene e le ambasce patite, le immense rovine accumulate, gli eccidi crudeli? Nulla possono, sulla mente dei responsabili, le considerazioni del tormento impotente di tante famiglie, dei corpi straziati, delle città devastate?

Il Nostro cuore di Padre non regge all’immagine delle conseguenze di una guerra moderna, per la terribile potenza dei mezzi ai quali è da temere si porrebbe mano, se gli uomini, dimenticando di essere fratelli e figli di Dio, facessero ricorso non più alla forza della ragione ma a quella della violenza.

Ci rivolgiamo, perciò, di nuovo - come già il 26 agosto dello scorso anno, e il 5 dicembre al momento della partenza da Bombay -, in nome dell’umanità intera, a coloro che rischiano di sospingere gli avvenimenti verso sentieri estremamente pericolosi; Ci rivolgiamo a quanti hanno, nel momento presente, la responsabilità della salvezza e del benessere dei popoli.

Si ristabiliscano le relazioni tra gli Stati su reciproco rispetto e sulla fiducia reciproca, sui principii morali che sono naturali e perciò stesso cristiani. Si rafforzino le istituzioni internazionali capaci di prevenire gli attentati della forza; si adoperino queste, circondate dal generale rispetto, ad assicurare il leale adempimento e la leale osservanza degli accordi.

È questo l’anelito dei popoli. Delle loro aspirazioni Ci facciamo interpreti Noi, che traiamo la Nostra autorità non dalla forza, ma dal comando dell’amore. Ricorriamo oggi, con piena fiducia, al misericordiosissimo Dio, affidando le Nostre suppliche alla Vergine Santissima.

Esortiamo i Nostri figli ad unirsi alle Nostre preghiere, in immenso coro che salga al Cielo da tutta la terra, ed a sforzarsi di offrire agli occhi di Dio una vita santa. L’ora è grave. Faccia la Maestà Divina che, estinti gli odi, dissipate le diffidenze, confusi gli orgogli, a base delle umane relazioni siano la giustizia e l’amore.

Un appello speciale rivolgiamo ai fanciulli; Noi abbiamo fiducia nelle loro suppliche. Il Cielo si aprirà alle loro voci e gli Angeli di Dio, chiamati dal grido irresistibile della innocenza, porteranno agli uomini in trepidazione il prezioso dono della pace.

                                       

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