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 DISCORSO DI PAOLO VI
AI PROFESSORI ED ALUNNI
DEL CONSERVATORIO MUSICALE DI MILANO


Lunedì, 29 marzo 1965

          

Illustre e caro Maestro Jacopo Napoli!
E voi tutti, diletti Professori ed Allievi
del Conservatorio di Musica «Giuseppe Verdi», di Milano!

La Vostra presenza, questa mattina, ha riportato al Nostro pensiero il ricordo degli istanti che passammo nella vostra Istituzione; ancora risuonano nel Nostro intimo, come un’eco suggestiva, le musiche bellissime, ivi ascoltate con tanta letizia spirituale; ripensiamo con cuore commosso agli incontri, colà avuti, col compianto Maestro Giorgio Federico Ghedini, del quale tanto abbiamo apprezzato la dirittura d’uomo e il magistero di artista, in quella sua ricerca appassionata e raffinata di degnissime espressioni spirituali; e così sono tuttora vivi i ricordi relativi alla Sua persona, caro Maestro Napoli, che tanto autorevolmente è venuto a raccogliere l’alta eredità del Suo predecessore.

Vi ringraziamo, dunque, di questa vostra presenza, che ha la virtù di riaccenderci così varie e indelebili memorie; essa Ci offre altresì la gradita occasione di ripetervi tutta la stima, con cui abbiamo seguito e seguiamo le vostre nobili fatiche di studio e di espressione artistica; e di riaffermarvi tutto il rispettoso affetto, di cui sempre vi abbiamo circondati, vedendo in voi persone di impegno e di sacrificio, che sanno mettere a frutto, e quanto bene, i talenti, ad essi affidati dalla mano creatrice di Dio.

Diletti figli.

Nell’attestarvi questi sentimenti, Ci è caro rivolgere i Nostri voti più cordiali per l’attività, gli incrementi, la missione del Conservatorio Mediolanense: l’augurio va con particolare riguardo a voi, illustri Maestri, che ne continuate le sorti con l’autorità del vostro nome, con la validità delle vostre esperienze, con la vivente testimonianza della vostra vita, spesa nell’austera disciplina di un alto impegno; il Nostro augurio va a voi, dilettissimi Alunni, tesi nel vostro giovanile entusiasmo ad avverare per l’intera vita un ideale di bellezza e di verità, e a porne i fondamenti per un avvenire radioso.

Tutti voi, Maestri e Allievi, siete chiamati a conservare alla vostra Istituzione il prestigio che la rende giustamente apprezzata; siete chiamati ad inserirvi e ad operare nell’ininterrotto filone della grande tradizione musicale milanese. Responsabilità grande, responsabilità degna di ogni più nobile sforzo. Ai grandi meriti, che non è qui il momento di richiamare, per cui la diletta città ambrosiana brilla nel mondo della cultura, dell’arte, come dell’industria e dell’economia, essa aggiunge a buon diritto, con indiscussa autorità, anche un titolo di grandissimo onore nel campo della musica: sia di quella profana, che le attirò le attenzioni di musicisti sommi, tra i quali piace ricordare un Monteverdi: un Sammartini, un Mozart, e che culmina nella rinomanza internazionale del Teatro alla Scala; sia soprattutto nel campo della musica religiosa, il cui titolo d’onore imperituro ha preso impulso, e animazione, e slancio di mistico afflato dall’opera immortale di Ambrogio, il grande Vescovo e Pastore di Milano, il quale, anche in questo settore delle sue pastorali sollecitudini, lasciò l’impronta del genio, e si prodigò con l’ardore del santo. Né vogliamo dimenticare che l’influsso della musica religiosa in Milano ebbe calda irradiazione nei secoli per opera dei Maestri della Cappella del Duomo, aperti con squisitezza di gusto alle istanze delle correnti europee; né la saggia opera di riforma di San Carlo Borromeo.

Da questa duplice corrente, che impreziosisce la storia musicale di Milano, voi potete attingere l’incoraggiamento e l’ispirazione a proseguire nel vostro cammino. È una grande missione, la vostra. La musica, la più immateriale e arcana espressione d’arte, che può avvicinare l’anima fino ai confini delle più alte esperienze spirituali, ha la sua grande parola da dire anche davanti al mondo di oggi; ha il compito tremendo e affascinante d’interpretarne le aspirazioni, le inquietudini, il brivido di assoluto; di placarne con un messaggio di serenità le oscure crisi di pensiero e di sentimento; di temperare l’aridità e il freddo, in cui lo possono avvolgere i pur raffinati strumenti del suo tecnicismo; ha una missione da svolgere in nome dei valori umani più alti e veri e duraturi, quasi per una propedeutica alle ardue conquiste dello spirito.

Ma anche la Chiesa attende dal vostro magistero artistico qualcosa di grande, di bello, di umano, di schietto, di sofferto: sia perché le nuove esigenze, introdotte nel culto dalla recente riforma liturgica, richiedono il contributo personale, valido, esperto dei musicisti del nostro tempo, per poter lasciare una testimonianza d’arte e di fede, non indegna del passato; sia perché è oggi più che mai necessario uno stretto e operante accordo tra gli uomini di Chiesa e gli uomini dell’arte, per un mutuo arricchimento, di cui essi non potranno che reciprocamente gioire. Avremmo tante cose da confidarvi su questo argomento, che Ci sta grandemente a cuore, per la speranza che Noi riponiamo in voi, per il contributo che Ci ripromettiamo dal vostro talento e dalla vostra ispirazione, per l’importanza che vogliamo dare alla musica e al canto nelle celebrazioni liturgiche ed eucaristiche della Chiesa, nella quale, secondo le parole di S. Ambrogio, deve «cantare all’unisono lo spirituale accordo del popolo e il suo giubilo,, fuso in uno stesso suono» (cfr. Expos. Evang. sec. Luc. VII, 241). Purtroppo il tempo limitato non Ci permette di più. Vi basti l’accenno, che vi abbiamo fatto, nella certezza che esso trova in voi spiriti sensibili e pronti, volontà consapevoli, propositi fervidi e generosi.

Il Nostro augurio diventa preghiera, per voi e per la vostra quotidiana fatica, invocandovi dal Signore la pienezza soave della sua grazia e della sua luce, e auspicandovi la musica interiore di una coscienza sempre in pace con Lui. E, in pegno della Nostra benevolenza, Ci è caro impartirvi la propiziatrice Benedizione Apostolica, che di cuore estendiamo ai vostri familiari ed a quanti vi sono cari.

         

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