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DISCORSO DI PAOLO VI
AI COMPONENTI DEI CONSIGLI SUPERIORI GENERALI
DELLE PONTIFICIE OPERE MISSIONARIE
E DELL'UNIONE MISSIONARIA DEL CLERO


 Venerdì, 14 maggio 1965

                

Signor Cardinale!

La ringraziamo delle nobili parole, con cui Ella Ci ha presentato codesta eletta corona di ecclesiastici, i quali sia a Roma, nel Consiglio Centrale, sia nelle singole Direzioni Nazionali dei vari paesi, dedicano le loro energie di intelligenza, di spiritualità, di apostolato all’incremento delle Pontificie Opere Missionarie.

E siamo grati a voi, diletti figli, per la vostra presenza, che rinnova al Nostro spirito la gioia del ritrovarci insieme con voi, dopo un anno di fervido lavoro; grati per la dedizione, con cui vi prodigate a favore della santa causa delle Missioni, per i sacrifici che compite, per i sentimenti che vi animano, e che tanto bene ha interpretato il venerato e zelantissimo Cardinale Prefetto della S. Congregazione de Propaganda Fide; grati, soprattutto, perché Ci offrite l’occasione di meditare insieme, e di ribadire di fronte al mondo il significato e l’urgenza dell’azione missionaria della Chiesa.

La Missione, lo sforzo cioè apostolico per offrire ad ogni uomo, ad ogni popolo, la luce del Vangelo, è necessaria. Come ieri, così oggi. Oggi più di ieri, perché cresciute le relazioni umane nel mondo, cresciuta negli uomini la crisi delle coscienze, cresciuto il bisogno di scoprire il vero senso della vita, sono cresciute le possibilità e le responsabilità di chi possiede il messaggio della rivelazione di comunicarlo a tutti. Questo servizio della verità cristiana, questo ministero della salvezza, affidato da Cristo agli Apostoli e con loro al Popolo di Dio, è urgente, è necessario. Dio ha voluto che il suo disegno di salvezza fosse affidato alla predicazione ed eseguito dall’apostolato di uomini eletti, i Pastori, i Missionari. L’antica formula rimane nella sua testuale drammaticità: solo nella Chiesa vi è salvezza.

L’avere scoperto i valori che sono nelle religioni non cristiane, valori spirituali ed umani degni d’ogni rispetto, l’aver intravisto in tali valori una misteriosa predisposizione alla piena luce della rivelazione, non autorizza l’apostolato della Chiesa al riposo; sì bene lo conforta e lo stimola; ed il riconoscere che Dio ha altre vie per salvare le anime al di fuori del cono di luce, ch’è la rivelazione della salvezza, da Lui proiettato sul mondo, non dispensa il figlio della luce a lasciare a Dio stesso svolgere questa sua segreta economia della salvezza, rinunciando alla fatica della dilatazione della vera luce, e a dispensarsi dalla testimonianza, dal martirio, dall’oblazione ai fratelli, che anche senza loro colpa «in umbra mortis sedent», ma lo invita a celebrare il mistero della misericordia con immensa ampiezza di visione, quella di San Paolo: «Conclusit enim Deus omnia in incredulitate, ut omnium misereatur» (Rom. 11, 32), ma per ciò stesso a farsi portatore di tale misericordia nel piano storico ed umano quanto più largamente a lui sia possibile.

Sì, diletti figli: missionaria è essenzialmente la vocazione, la fisionomia, l’ansia della società fondata da Cristo, a prolungamento della propria opera di Redenzione su la terra, fino alla fine dei tempi. Risuona tuttora nella Chiesa, e segna il ritmo del suo progrediente cammino, quella parola del Cristo, che tanto più profondamente le si è scolpita nello spirito in quanto è stata l’estrema consegna del Maestro, prima del suo ritorno al Padre: «Euntes docete omnes gentes, baptizantes eos in nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti, docentes eos servare omnia, quaecumque mandavi vobis. Et ecce ego vobiscum sum omnibus diebus usque ad consummationem saeculi» (Matth. 28, 19-20).

Questa è l’originaria missione della Chiesa, esemplata su un filo strettamente analogico con l’eterna generazione del Figlio dal seno del Padre, fondamento della sua missione redentiva nel mondo: «Sicut misit me Pater, et ego mitto vos» (Io. 20, 21). È un flusso di vita divina, che, rivelata a noi nel Cristo, vuol ritornare nel seno della Trinità, trasportando con sé, congiunta in un unico amore, l’intera umanità redenta: euntes . . . docete . . . baptizantes. Ecco l’andare verso il mondo, per dilatare ognor più gli spirituali spazi della Chiesa; ecco il dovere imprescrittibile dell’insegnamento, opportune, importune (cfr. 2 Tim. 4, 2), per rivelare a tutti gli uomini le insondabili ricchezze del Cristo, e seminare nel loro cuore, assetato d’infinito, una salutare inquietudine di ricerca, che li porti alla certezza e alla letizia della verità posseduta; ecco l’azione santificatrice dei Sacramenti, i quali, iniziando col Battesimo, fanno dell’umanità, disunita e profana, la Famiglia dei figli di Dio.

A questo tende essenzialmente, ripetiamo, la Chiesa. L’abbiamo voluto sottolineare nel Radiomessaggio del 19 ottobre 1963, rivolto al clero e ai fedeli di tutto il mondo a favore delle Pontificie Opere Missionarie, quando abbiam detto: «Riempite al più presto la terra del Nome e delle grazie di Cristo, affinché ogni lingua confessi che Egli è il solo Signore e Salvatore di tutti, a gloria del Padre (cfr. Phil. 2, 11); portare alla pace e alla salvezza l’intero genere umano, che Dio trasse da uno solo affinché popolasse tutta la terra (Act. 17, 28); non è forse questa la missione propria e l’azione costante della Chiesa? Tale «missione», che definisce e limita l’immenso campo, in cui spazia la dottrina e si svolge l’attività della Chiesa, è la continuazione dell’opera redentrice di Cristo tra gli uomini» (Insegnamenti di Paolo VI, 1, 243). 278

Ecco, Venerabili Fratelli e diletti figli, lo sterminato orizzonte, che si apre all’attività delle Pontificie Opere, le quali, poste al diretto servizio dell’umile Vicario di Cristo, hanno l’onore, la responsabilità, il dovere di sostenere quella «missione», di somministrarle gli aiuti necessari, di porgerle gli strumenti validi ed efficaci, quali sono richiesti, pur nell’unica direzione e finalità, dalle sempre mutevoli esigenze di apostolato delle varie epoche e delle diverse culture. La vostra opera a questo tende, a questo essa stimola le energie migliori del clero e del laicato di tutto il mondo, incoraggiando le vocazioni missionarie - ora più che mai necessarie e insostituibili - suscitando fervida gara di emulazione e di generosità, avvalorando mirabili doti di collaborazione e di apostolato.

Noi vi siamo accanto in questa azione instancabile, che richiede chiarezza di idee, costanza di programmi, tenacia di volontà, completezza non mai sazia di soda cultura teologica, fervore di sacrificio, abnegazione di se stessi; e vi siamo riconoscenti perché, lavorando al Nostro servizio per le Missioni, siete, e tali vi consideriamo doverosamente, i Nostri stretti e apprezzati collaboratori.

Vi benedica il Padre Celeste, per l’intercessione di Maria, Regina delle Missioni; l’Apostolica Nostra Benedizione, che impartiamo a voi, a quanti vi aiutano quotidianamente, e a tutti i dilettissimi iscritti alle Pontificie Opere, vuol essere il riverbero delle divine predilezioni, che abbondanti invochiamo su le vostre persone e sul vostro lavoro.

   

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