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DISCORSO DI PAOLO VI
AI DIRIGENTI E AI GIOCATORI
DELL'ASSOCIAZIONE CALCISTICA DI BRESCIA

Lunedì, 31 maggio 1965

 

Diletti Figli.

La vostra venuta Ci procura una gioia sincera, e ve ne ringraziamo di cuore. Gioia di accogliere anzitutto i rappresentanti della Nostra sempre cara ed amata città di Brescia, che non manca di darci in forma diversa l’attestazione continua della sua fedeltà, della sua fierezza, del suo attaccamento. Gioia di accogliere una giovanile schiera di atleti, che fanno dello sport una ragione di stile e di vita, una professione cosciente e impegnata per le buone sorti della propria Associazione di Calcio e, ve lo auguriamo di tutto cuore, un legittimo motivo di prestigio e di onorate affermazioni.

Di passaggio a Roma, in occasione di uno dei vostri incontri di calendario, avete pensato di fermarvi un istante sulla via del ritorno per adempiere il vostro desiderio di vedere il Papa, e ricevere la sua Benedizione. E Noi siamo lieti e commossi di attestarvi la Nostra simpatia e benevolenza, che trae ispirazione non solo dai ben comprensibili sentimenti personali, che nutriamo per voi Bresciani, ma soprattutto dall’alta coscienza della responsabilità, che l’umile Nostra persona è chiamata a portare.

È la voce della Chiesa, che vi parla nella Nostra voce, per confermare a voi, come a tutti i gruppi qualificati di atleti e di sportivi, che qui vi hanno preceduti, la sua sollecitudine materna, la sua fiduciosa speranza, la sua esortazione cordiale, la sua consegna chiara e coraggiosa. La Chiesa, che ha il mandato di bene indirizzare e nobilitare tutto ciò che è proprio dell’uomo, in quanto ogni azione umana è sottoposta all’imperativo della legge morale, ha la sua parola da dire anche agli sportivi, e non cessa di esortarli a impostare la loro vita su una linea di sincerità, di rispetto, di purezza, di dominio di sé, a trasfigurare le loro competizioni nella luce che proviente dai Comandamenti di Dio. Da questi soltanto, come avvertiva il Nostro Predecessore Pio XII, «traggono forza anche quelle leggi, già note agli atleti del paganesimo, che i genuini sportivi mantengono giustamente come leggi inviolabili nel giuoco e nelle gare, e sono altrettanti punti di onore: schiettezza, lealtà, spirito cavalleresco . . . L’agone fisico diventa così quasi una ascesi di virtù umane e cristiane; tale anzi deve diventare ed essere per quanto duro sia lo sforzo richiesto, affinché l’esercizio dello sport superi se stesso, consegua uno dei suoi obiettivi morali e sia preservato da deviazioni materialistiche, che ne abbasserebbero il valore e la nobiltà» (Al Congresso scientifico nazionale italiano dello sport, 8 novembre 1952; Discorsi e Radiomessaggi, XIV, p. 389).

Lo sport, esercitato in questa visione globale, ha in sé un valore morale ed educativo di prim’ordine: è una palestra di forti virtù, una scuola di equilibrio interiore e di esteriore controllo, una propedeutica alle conquiste più vere e durature, alle vittorie definitive e perenni, che non sfioriscono come il trofeo corruttibile degli agoni terreni: cioè quelle dello spirito, dell’anima creata a somiglianza di Dio, rigenerata a nuova vita dal sacrificio di Gesù Cristo, e chiamata al possesso della vita che non tramonta, alla corona incorruttibile, dopo il felice compimento della gara terrena (cfr. 1 Cor. 9, 24-25).

Questo Noi siamo certi sia il vostro convincimento, il vostro programma, il vostro impegno: questo il vostro stile di vita, di cui la vostra presenza qui, oggi, come atto di fede generosa, Ci offre la testimonianza più eloquente e cordiale. E tale vostro atteggiamento, ripetiamo, Ci commuove ed allieta ad un tempo, perché vediamo in voi gli eredi coscienti e generosi della fervida tradizione cristiana della vostra e Nostra Brescia, desiderosi di continuarla e di metterla in pratica nel singolare, e caratteristico, e impegnativo, e moderno campo di attività a cui siete votati. Siate fedeli anche a codesto titolo d’onore, che vi obbliga di fronte alla intera cittadinanza come cristiani, non meno che come sportivi; siate sempre consapevoli della responsabilità lieta e generosa, che vi proviene da codesta qualifica: come abbiamo detto al pellegrinaggio diocesano del 28 ottobre del 1963, «la Provvidenza ha benedetto molto i bresciani, ha dato loro doni che altrove forse sono sparsi in misura minore o non sono stati così coltivati e così felicemente tradotti in una storia, in una tradizione feconda e viva; e che costituiscono un patrimonio da conservare e da amministrare: . . . l’esser bresciani deve essere un titolo di impegno, un invito a conoscere, un po’ meglio e un po’ di più, le radici dalle quali proviene una così bella vitalità civile e sociale e religiosa» (Insegnamenti di Paolo VI, I, 1963, p, 659).

Continuate su questo solco, tanto profondamente tracciato; e apportate ad esso il contributo della vostra personalità e della vostra fede, ciascuno nell’ambito delle proprie attribuzioni. È l’augurio, che vi facciamo con tutto il cuore, pregando per voi il Signore, affinché vi accompagni sempre nella quotidiana attività; e avvaloriamo i Nostri voti con la Nostra particolare Benedizione Apostolica, che di cuore impartiamo a voi tutti, al Signor Prof. Boni, illustre e benemerito Sindaco della Città, da lui e dai suoi collaboratori, dopo le rovine e le sofferenze della guerra portata al decoro e all’efficienza, che ora la distingue e la avvia a nuovi promettenti rinnovamenti e sviluppi. Così diamo la Nostra Benedizione ai Dirigenti e Giocatori dell’Associazione Calcistica di Brescia, e la estendiamo altresì alle vostre dilette Famiglie.

                                                

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