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DISCORSO DI PAOLO VI
AI DIRIGENTI E AGLI IMPIEGATI DEL «CREDITO ARTIGIANO» DI MILANO
Sabato, 5 giugno 1965
Salutiamo con paterno affetto l’Ingegner Antonio Vismara, e con lui i
Dirigenti e gli Impiegati del «Credito Artigiano» di Milano! E mandiamo un
saluto speciale, memore e cordiale, al caro e benemerito Signor Peppino Vismara,
a cui tanto deve codesto Istituto.
La vostra venuta Ci è motivo di vero conforto, perché Ci dà la possibilità di
trovarci fra persone conosciute e care, nel ricordo sempre vivo di Enti e di
Istituzioni della diletta città di Milano. Sappiamo che avete tanto desiderato
l’odierno incontro, chiedendo che fosse destinato solo per voi; e ora, nella
consueta parentesi delle occupazioni settimanali, avete affrontato i disagi del
viaggio, per portarci l’espressione della vostra fede e del vostro affetto.
Ve ne ringraziamo commossi. E Ci è caro pertanto cogliere questa occasione
per esprimervi il Nostro compiacimento e il Nostro augurio.
Compiacimento, anzitutto, per il posto che tanto autorevolmente avete saputo
conquistarvi, in questi due decenni di attività, con la vostra presenza di
serietà, di probità, di competenza, nel vasto, e complesso, e formidabile «mondo
degli affari», come ormai si usa dire correntemente, per cui Milano va
giustamente fiera.
Augurio, quindi, paterno e cordiale, affinché sappiate conservare e
avvalorare la dovuta armonia tra i valori dello spirito, della Fede, della
Religione, e la mentalità e le esigenze del vostro lavoro. Non diciamo una
esagerazione retorica, né facciamo torto a nessuno se rileviamo - come già
facemmo nei giorni della Missione di Milano, parlando ai vostri Colleghi di
altri Istituti Bancari - che, prescindendo dalle convinzioni personali dei
singoli, la vostra professione non vi pone «nelle condizioni migliori per
conoscere e valutare essenzialmente questo tesoro, questo patrimonio spirituale
che è la nostra Fede, la nostra Religione . . . Purtroppo il mondo in cui vivete
non è stato e non è per sua natura propizio a quest’ora di pensieri e a questa
visione della vita. Soprattutto per la linea che l’economia, lo sviluppo
bancario del credito e del commercio, e tutto questo complesso di affari hanno
preso nel nostro tempo . . . Tutti fatti che, a vederli e valutarli globalmente,
avevano la pretesa della sufficienza, fosse per la novità, fosse per la
fecondità di cose, di pensieri, di affari, di spazi, che aprivano, dando allo
spirito la grande soddisfazione, quasi la gioia di aver trovato finalmente
qualcosa di appagante; tanto che questa è diventata la linea spirituale di molta
gente, la quale pensa che l’economia sia tutto e basti a risolvere i problemi
della vita» (La Missione di Milano 1957, p. 189).
Diletti Figli.
Ripensiamo a queste parole, indotti dall’accento che l’Ing. Vismara ha voluto
fare alle origini del vostro Istituto, al legame che esso ha avuto, anche
localmente, con il compianto Cardinale Schuster, alla liberalità con cui egli
volle concedere la prima sede, a lui e a voi rimasta poi tanto cara. C’è stato
un singolare presupposto di natura spirituale, in quel sorgere del Credito
Artigiano; e i propositi, che vi hanno resi così cari anche a Noi
successivamente, confermano tuttora che avete voluto immettervi nella ardua
professione con sentimenti non alieni, non indifferenti, non contrari al mondo
dello spirito; che avete saputa operare una difficile sintesi; che volete
tuttora mantener fede a quegli impegni, continuando con coerenza e costanza,
testimoniando con la vita che nessun valore, nessuna attività, nessuna pur
assillante preoccupazione economica deve essere di ostacolo al pieno dispiegarsi
della vita cristiana, nella sua terrena efficienza e nella sua vocazione eterna.
Siamo lieti pertanto che l’odierno incontro, oltre alla gioia dei ricordi e
degli affetti, Ci abbia offerto la possibilità di ripensare insieme con voi i
pericoli, le consegne e le speranze della vostra professione, per confortarvi a
un sempre maggiore impegno di cristiana coerenza e di professionale bravura.
Vi segue sul vostro cammino la Nostra preghiera, avvalorata dall’Apostolica
Benedizione, che di cuore estendiamo ai vostri diletti familiari.
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