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DISCORSO DI PAOLO VI AI COMPONENTI
DEL COMITATO DI STUDI DI OFTALMOLOGIA SOCIALE

Sabato, 5 giugno 1965

 

Egregi e cari Signori,

La delicatezza dei sentimenti, che vi ha portati a questa udienza, non Ci lascia insensibili, e ve ne ringraziamo di cuore. Siamo onorati da questa visita, che Ci offre l’occasione di attestarvi la Nostra ampia e sincera stima per il nobile servizio sociale, che con la vostra preparazione e competenza professionale voi dedicate a un delicato ed urgente settore della scienza medica.

Ci è caro assicurarvi che abbiamo preso vivo interesse alle relazioni, che Ci avete presentate sui lavori dei vostri recenti Congressi scientifici, sullo stato degli studi e delle esperienze nel campo della Oftalmologia sociale per la prevenzione e la cura dei difetti, delle malformazioni e delle malattie dell’apparato visivo, e su quanto voi state compiendo con dedizione veramente encomiabile, affinché con una bene organizzata rete di assistenza sociale, messa a disposizione dei cittadini fin dai teneri anni, attraverso gli Asili d’infanzia e le Scuole Elementari, si possa tempestivamente intervenire per una profilassi veramente efficace.

Abbiamo notato altresì con soddisfazione quali consolanti frutti abbia già dato in Provincia di Napoli il «Servizio Oftalmico Sociale» dell’Ente Antitracomatoso, istituito a cura di quella Amministrazione Provinciale, di cui salutiamo con deferente rispetto il Presidente Prof. Antonio Gava; e per cotesto impegno, pensoso dell’avvenire delle giovani generazioni, Noi vi esprimiamo pertanto la Nostra compiacenza, il Nostro elogio, il Nostro incoraggiamento.

Ci piace rilevare nella vostra delicata professione di studiosi e di medici un afflato benefico, che vi sospinge a prodigarvi per un’opera di vasta applicazione sociale: è quanto dire che il vostro sapere si illumina dei raggi della cristiana carità. Ci conforta tanto il rilevarlo, diletti figli. Di fatto, l’universale ministero, al quale siamo chiamati nonostante l’imparità delle Nostre umili forze, Ci rende attenti a cogliere nei vari campi della scienza e della cultura la presenza di valori spirituali e religiosi, che la luce del soprannaturale possa trasfigurare in merito eterno; e questa luce Noi vediamo irradiarsi sulla delicata professione, che voi svolgete con alto senso di responsabilità.

La coscienza del bene preziosissimo, che la vista rappresenta per la persona umana, vi stimola infatti ad impegnare ogni sforzo non solo per risanarne gli organi perfettissimi, ma a prevenirne le malattie, a intervenire in tempo per evitare menomazioni pericolose e forse definitive. Basterebbe pensare al grande dono della vista, che il Signore ha fatto all’uomo, dotandolo in un mirabile strumento davanti al quale impallidiscono i più perfezionati apparecchi ottici, per valutare la preziosità della vostra missione; e pertanto, riprendendo le parole del Nostro Predecessore Pio XII agli studiosi di oftalmologia, non esitiamo a vedere in voi gli «insigni benefattori dell’umanità», perché, come continuava quel Pontefice, «la vostra professione volge tutte le vostre cure a due fra i più preziosi beni dell’ordine naturale: l’occhio, e la vista di cui esso è l’organo; beni così preziosi, che il comune linguaggio ne ha fatto, a causa della loro eccellenza, quasi il termine supremo di paragone, e non soltanto il linguaggio umano, ma la stessa parola divina nelle Sacre Scritture» (30 settembre 1917, al XXXVI Congresso Italiano di Oftalmologia, Discorsi e Radiomessaggi, IX, 249).

Diletti figli. Questi sentimenti sono dovuti alla vostra dottrina, che non si chiude nella torre d’avorio di studi inaccessibili, ma cerca anche le soluzioni di carattere pratico e organizzativo, per giungere a un controllo accurato e capillare dei soggetti, per evitare quanto possa pregiudicare la felicità, la pienezza, la riuscita della loro vita, e per diffondere un maggior senso di responsabilità nella popolazione e nelle stesse autorità civili.

Continuate dunque con perseveranza nella nobile vIa intrapresa; non scoraggiatevi per le difficoltà che potete incontrare, in un campo non ancora purtroppo sviluppato in misura degna delle esigenze dei tempi; e soprattutto sappiate dare a cotesto slancio esemplare l’interiore fuoco della carità divina, che sola può assicurargli il suo vero valore.

Noi vi accompagniamo con la Nostra benevolenza, vi incoraggiamo con la Nostra preghiera, e vi benediciamo con paterna effusione di affetto.

                                        

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