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DISCORSO DI PAOLO VI
AI PRESIDENTI DIOCESANI DELL’AZIONE CATTOLICA ITALIANA
Lunedì, 28 giugno 1965
Carissimi Figli!
La vostra visita viene a Noi in una giornata sovraccarica di impegni, i quali
non Ci consentono di trattenervi quanto vorremmo, e di farvi discorsi
proporzionati all’importanza del vostro Convegno nazionale e al Nostro desiderio
di esaminare con voi i grandi e complessi problemi che interessano la Nostra
diletta e valorosa Azione Cattolica Italiana.
Ma la brevità di questo incontro non Ci impedisce, innanzi tutto, dal
ringraziarvi. Vi dobbiamo ringraziamento per la vostra cara presenza e per la
vostra partecipazione al Convegno nazionale; presenza e partecipazione, che Ci
dimostrano l’interesse, l’impegno, la fedeltà sia dei vostri animi, e sia delle
rispettive Giunte diocesane da voi guidate e rappresentate, per l’incremento
dell’Azione Cattolica medesima. Grazie di cuore. Vi ringraziamo altresì per i
propositi, che, per la parola del vostro valoroso Presidente Generale, voi Ci
manifestate. Nulla può essere più gradito e più confortante per Noi. Pensiamo al
contenuto di tali propositi, veramente ottimi ed allineati sulle grandi tracce,
che il Concilio ecumenico propone alla Chiesa intera e che chiama il Laicato
cattolico a seguire con esemplare fervore e con rinnovata fedeltà; pensiamo alla
serietà e alla fermezza dei propositi stessi; non sono parole retoriche e
convenzionali; sono impegni, sono programmi, a cui certamente voi darete
esecuzione, e alla cui applicazione saprete chiamare altri fedeli, altra gente
di’buona volontà. Vi ringraziamo poi per i doni, che Ci portate: pubblicazioni
pregevoli ed obolo prezioso; questo, che mettete nelle Nostre mani «per la
carità del Papa», sappiamo con quanta premura avete raccolto fra le vostre file:
dono quest’ultimo, che al valore proprio aggiunge quello di segno; segno della
vostra partecipazione ai bisogni del Nostro ministero di carità; segno della
vostra sensibilità umana e cristiana per le sofferenze della altrui fame, spirituale
e materiale; e segno anche dello spirito di generosità e di sacrificio, a cui
sapete educare voi stessi e le file dell’Azione Cattolica. Diciamo a voi la
Nostra riconoscenza, e voi la ripeterete a quanti hanno promosso questa
colletta, e specialmente a quanti vi hanno contribuito. Vi ringraziamo infine
dello spirito, che vediamo animare l’intera organizzazione, e che Ci consola
immensamente, perché Ci dimostra come codesta medesima organizzazione si
mantiene fedele, viva, operante, sul sentiero antico, ma verso mete nuove.
Non perderemo pertanto quest’occasione per ripetere a voi tutti la Nostra
fiducia e il Nostro incoraggiamento. Perseverate con sempre nuova energia, e
sappiate che il vostro cammino è quello segnato dalla Chiesa per il Laicato
cattolico, che intende militare in diretto rapporto al suo servizio e per la sua
missione. Tanta è la stima, che Noi tuttora tributiamo al vostro grande
sodalizio e alla sua attività, che saremmo pronti a farne l’apologia nei
confronti di alcuni vostri critici, le cui voci arrivano sovente fino a Noi,
come, ad esempio: l’Azione Cattolica ha fatto il suo tempo, è formula
sorpassata; è movimento tutto esteriore e meccanizzato in strutture complicate e
pesanti; è tutto un sistema disciplinare, dove autorità e obbedienza prevalgono
su ogni libera e originale espressione; è una rete d’interessi benefici, se
volete, ma in realtà economici, amministrativi, burocratici, rivolti spesso a
scopi particolari e temporali; è un insieme di gruppi chiusi, per iniziati ad un
loro gergo clericale, incapaci di aperture moderne verso le nuove correnti della
storia; e così via.
No, carissimi figli; queste critiche, se pur toccano talvolta aspetti e forse
difetti particolari, non toccano l’essenza della vostra compagine, non vedono la
bontà, veramente cristiana ed ecclesiale, dei principii su cui si fonda il
vostro movimento: l’unione, che vuol dire carità vissuta; l’azione, che vuol
dire carità effettiva ed operosa: collaborazione con la Gerarchia nel suo sforzo
apostolico, che vuol dire assunzione di responsabilità e di solidarietà con chi
deriva da Cristo una missione apostolica, piena di rischi, di fastidi, di pene;
sincerità religiosa assoluta, che vuol dire fede umile, franca, studiata, orante
e professata in un proposito di coerenza, ch’è già un attestato superiore di
cristiana autenticità; amore a Cristo e alla Chiesa, in prima linea con chi ha
intuito che cosa il Vangelo significa, e quale mistero storico vivente e
escatologico il Corpo mistico porta con sé; passione, fino al sacrificio, per
l’umanità che ci circonda, vista nelle sue deficienze e nelle sue aspirazioni
più grandi, e vista anche nei bisogni più umili dei singoli fratelli piccoli,
poveri, sofferenti, peccatori; entusiasmo, infine, che sa di Spirito Santo, per
fare della propria vita una voce, una testimonianza, un dovere, un amore, che la
renda perennemente giovane e ardente, capace di diffondere intorno a sé
conforto, letizia, speranza: questo è la vostra Azione Cattolica.
E se militare - voi siete Cattolici militanti! - vuol dire obbedire,
mortifica forse questo la vostra energia, o la moltiplica? deprime la vostra
dignità, o la solleva ad una partecipazione delle funzioni apostoliche proprie
di chi è rivestito di autorità nella Chiesa di Dio? chiude forse la visione
della realtà umana circostante, o strappa dagli occhi il velo dell’egoismo che
li rende miopi o ciechi?
E se l’Azione Cattolica circoscrive il suo campo d’attività lasciando ad
altre formazioni collettive o alla singola persona di operare in altri campi pur
degni e bisognosi d’interesse e di azione, rende forse vano il suo programma e
superflua la sua esistenza, quando la definizione dei limiti della propria
competenza ne definisce onestamente la fisionomia, e quando entro questi limiti
primeggia «lo spirituale» l’«unum necessarium» cioè, ciò che più conta e
più vale; ciò che per ogni altro genere d’attività ha ragione di principio, ha
funzione di formazione, ha virtù di prima radice e merito di ultimo frutto?
Oh, quale dispiacere Ci reca l’osservare oggi alcuni eccellenti spiriti
cresciuti fra le nostre file, i quali pretendono dare al cattolicesimo
un’espressione staccata e difforme da quella che la santa Chiesa propone ai suoi
figli valorosi; un’espressione avida di francarsi dall’umile disciplina della
propria comunità ecclesiale, e altrettanto disposta a subire quella degli altrui
criteri, anche se eterogenei ed invalidi per un cristiano buono e cosciente!
Quale dispersione di forze, quale disturbo all’operosità metodica e modesta
dell’operaio del regno di Dio, quale ingratitudine spesso verso chi tanto ha
dato e sofferto per la causa cristiana, la ritorsione critica di certi pur
sempre cari figli Nostri contro le forme della vita cattolica, per nascondere
forse la loro fuga dai suoi imperativi impegni, e calmare forse un interiore
rimorso d’una loro egoista liberazione!
Non così voi! non così voi, che invece accettate di «militare nei quadri»,
umilmente, fraternamente. Noi faremo quanto Ci è possibile per allargare la
vostra capacità di azione, la vostra maturità di giudizio, la vostra sfera di
responsabilità. La vostra fedeltà Ce ne darà il piacere e la fiducia. Il vostro
ardore poi, la vostra saggezza toglieranno ogni aspetto di mediocrità, ogni
sospetto di vacuità alla vostra Azione Cattolica; mentre la Nostra affezione, la
Nostra preghiera, la Nostra Benedizione le saranno pegni sicuri, Noi lo
speriamo, della sua sempre fresca, sempre viva validità.
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