The Holy See
back up
Search
riga

DISCORSO DI PAOLO VI
PER L'INAUGURAZIONE E BENEDIZIONE
DELLA NUOVA SEDE
DEL PONTIFICIO SEMINARIO LOMBARDO


Giovedì, 11 novembre 1965

             

Non è senza commozione che Noi visitiamo, inauguriamo e benediciamo questo nuovo edificio. Ecco la sede del «Nostro e caro» (come lo qualificò Pio XI, Nostro grande Predecessore di venerata ed illustre memoria) Seminario Lombardo in Roma, completamente e modernamente ricostruita. Ecco felicemente conclusa la vicenda centenaria delle residenze che il Seminario Lombardo occupò pellegrinando in varie parti dell’Urbe; ecco riconfermato questo posto: privilegiato, per essere nell’ambito di quelli che la Santa Sede tutela con un diritto particolare derivato dai Patti Lateranensi; e posto benedetto, per essere situato all’ombra mistica della Basilica di Santa Maria Maggiore, riconfermato, diciamo, come preferibile perché qui abbia la sua dimora, finalmente adatta, decorosa e, Dio voglia, stabile un’istituzione di tanta importanza e degna del Nostro particolare interesse, qual è il Seminario Lombardo in Roma; ecco perciò compiuto un voto, che questo stesso Seminario, nei cento anni della sua vita, non cessò di nutrire, e che oggi appagato si converte in riconoscenza per quanti a tale felice esito ebbero ed hanno merito, ed in augurio per quanti di così nuova e bella opera beneficeranno.

Il Nostro pensiero si rivolge volentieri ai ricordi delle venerate e benemerite persone, a cui il Seminario Lombardo deve la sua onorata esistenza e la sua presente fortuna. Non possiamo tacere ancora una volta il nome di Papa Pio XI, alla cui affezione per il suo antico Seminario e alla cui generosità l’Episcopato Lombardo deve l’assegnazione di quest’area preziosa; e vogliamo Noi stessi tributare devota memoria a quei degnissimi Ecclesiastici, che ebbero la direzione di questo Istituto, quali, fra i Defunti, Monsignor Fontana, Monsignor Lualdi, Monsignor Caroli, Mons. Rotta; e fra i viventi il venerando e zelante Monsignor Ettore Baranzini, che Noi stessi avemmo Rettore durante l’anno della Nostra permanenza, come ben modesto alunno, in questo Seminario (1920-1921), e che siamo lieti di onorare con la Nostra riconoscente e affettuosa devozione; poi il diletto Monsignor Francesco Bertoglio, già Nostro compagno, poi zelante e benemerito Rettore per lunghi anni, e promotore di quel rinnovamento edilizio di questo Seminario, del quale, per merito e per coraggio del presente Rettore Monsignor Ferdinando Maggioni, salutiamo oggi il compimento.

Non dimentichiamo l’appoggio dato a tanta impresa dalla Sacra Congregazione dei Seminari e delle Università degli Studi, come pure dall’Amministrazione dei Beni della Santa Sede, e finalmente dall’Episcopato Lombardo, che Noi stessi, al tempo del Nostro ministero pastorale a Milano, avemmo solidale nelle trattative e nelle deliberazioni inerenti a quest’opera non poco complessa e difficile, e che ora, nella persona del Nostro caro e venerato successore sulla cattedra dei Santi Ambrogio e Carlo, Cardinale Giovanni Colombo, ha trovato il suo valido ed autorevole promotore, coadiuvato lui pure dai benemeriti membri della Commissione di Vigilanza del Seminario.

La compiacenza nel vedere condotta a termine la costruzione di questo edificio Ci obbliga a rivolgere la Nostra riconoscenza a quanti vi hanno concorso, per vari titoli: le Autorità civili, l’Architetto Spaccarelli, il Dott. Marenda, la Impresa Castelli, il Conte Borletti della Rinascente, il Dott. Ferrante della Motta, le brave Maestranze che vediamo qui rappresentate, le buone Religiose della Congregazione della Sacra Famiglia; e tanti altri che al Seminario Lombardo prestano le loro cure spirituali, culturali, sanitarie, amministrative, e che lo illustrano con l’appoggio della loro amicizia.

Questo sguardo retrospettivo alla vita del Seminario Lombardo Ci suggerisce la parola che gli Alunni attendono da Noi in questa circostanza. Giustamente essi si sentono al centro di questa celebrazione. Non sono essi che l’hanno predisposta, ma è per essi ch’è stata concepita. Non ne sono la causa efficiente - come direbbero gli Scolastici - ma ne sono la causa finale. Questo è importante che voi sappiate, carissimi Alunni di ieri, di oggi e di domani di questa Istituzione; la quale, se è stata rigenerata nel suo edificio, rinnovata nelle sue strutture, perfezionata in ogni sua forma, è per voi che così si presenta bella e nuova, è a voi che si apre generosa e fiduciosa, è in voi soprattutto che vuole apparire ed essere esemplare. Voi siete veramente il Seminario Lombardo; voi lo dovete spiritualmente in voi stessi realizzare.

E a questo fine, Figli carissimi, non sarà vano che voi stessi abbiate notizia dell’origine e della storia di questo istituto, che vostro dovete considerare. Guardare indietro, ricordate, è dovere; non solo perché bisogna avere coscienza storica dell’ambiente in cui si vive, ma perché il culto della tradizione fa parte della genuina pedagogia ecclesiastica. La mentalità incurante e sprezzante di alcuni innovatori moderni verso il passato non è del tutto intelligente; e se cerca d’interpretare e assecondare l’istintivo e naturale distacco della psicologia giovanile dalle forme di vita della generazione precedente, non sempre fa questo con la felice intuizione del cuore del giovane, che vuole, sì, francarsi da certe costrizioni ed inibizioni a lui imposte, ma non vuole disconoscere la fortuna e l’onore della sua origine, non vuole essere egoista e ingeneroso verso chi lo ha amato e educato, non vuole fondare la sua maturità sulla propria inesperienza, ma piuttosto su ciò che l’altrui esperienza gli ha preparato e gli regala. Non altrimenti la famiglia e la scuola esistono ed operano per la formazione del figlio e dell’alunno. Tanto più un Seminario, organo di educazione ecclesiastica, che del senso e del valore di quella continuità vitale, che si chiama tradizione, fa suoi coefficienti di autentica e vigorosa formazione sacerdotale, merita d’essere apprezzato per la sua capacità d’inserire l’Alunno nella corrente spirituale che trasferisce di anno in anno, di età in età il patrimonio di sapienza e di virtù accumulato dai predecessori e a lui lo dona. Il Seminario non è una pensione; è una comunità che ha una sua fisionomia, una sua nobiltà, una sua storia. Così il Seminario Lombardo ha un suo spirito, un suo stile, una sua pedagogia, perché deriva da una tradizione, da una «scuola», da un’esperienza collaudata dal tempo, dalla virtù e dai risultati del passato la sua arte di formare quanti in esso pongono fiducia, non tanto come ospiti e forestieri: «hospites et advenae» (Eph. 2, 19), ma come membri, come figli, come eredi, appunto d’una tradizione, non indarno qualificata dai Santi, cui il Seminario s’intitola, Ambrogio e Carlo. (E possiamo aggiungere qualificata altresì dai Santi delle singole diocesi, qui rappresentate).

Che se, figli. carissimi, questo sembrasse troppo condizionare la vostra libertà e caratterizzare la vostra personalità (oggi facilmente questa obbiezione si presenta nel campo dell’educazione, anche ecclesiastica), pensate che codesta adesione alla norma pedagogica del vostro Seminario non altrimenti condiziona la vostra formazione ecclesiastica e la vostra necessaria espansione umana e moderna che l’humus la radice, o il vaso di coltura il germe, donde esso trae il nutrimento per il suo vitale e originale sviluppo. Pensate, se mai questo ambiente, familiare ed austero, sembrasse comprimere la spontaneità dei vostri gusti e circoscrivere la libertà dei vostri movimenti, che solo l’ossequio ad una severa disciplina, purché saggia e conscia dei suoi fini, plasma veramente l’uomo; non la molle facilità d’un tirocinio senza sforzo ascetico, che da esteriore deve diventare personale ed interiore. Non si fa da sé il soldato, non lo scienziato, non lo sportivo, non l’artista; tanto meno il ministro di Cristo! Ricordate San Paolo: «Sic currite ut comprehendatis» (1 Cor. 9, 24 e ss.).

E pensate ancora che la palestra spirituale, in cui venite a trovarvi, non si qualifica soltanto, come fosse un collegio aristocratico d’altri tempi, per il suo culto della tradizione; vi sono altri coefficienti - e quali! -, che le forniscono programmi ed energie. Vi è un presente, e vi è un futuro, che vengono magnificamente in composizione con il passato, e conferiscono al tempo, che qui avrete la fortuna di trascorrere, una pienezza d’incomparabile pregio. Avete Roma davanti da osservare, anzi da studiare e da vivere: scuola senza confronti di primissimo ordine, per i tesori di cultura umanistica, che vi presenta, e per i tesori di cultura, anzi di vita spirituale, di realtà cattolica, che vi fa conoscere, ammirare, godere. Avete i vostri studi da compiere, così concepiti, così distribuiti da impegnare per il più alto sapere quanto ingegno, quanta energia, quanto entusiasmo il Signore vi ha dati. È, cotesto, come forse non avrete più negli anni futuri, il periodo di maggiore intensità intellettuale, morale, spirituale della vostra vita: che qui possiate goderlo e soffrirlo cotesto periodo con tutta la migliore assistenza di maestri e di superiori intelligenti e affettuosi, consacrati al vostro servizio, e con il decoro, l’ordine, l’agio d’una casa costruita apposta per voi! Questa rispondenza del Seminario, nella sua struttura formativa e nella sua struttura ospitale e funzionale, se voi l’accogliete; se voi la realizzate, è ciò che ripaga affanni, cure, fatiche, spese di quanti hanno lavorato per dare al vostro Seminario questa nuova e bellissima sede.

E che qui, ottimi Alunni, discepoli della tradizione, cioè della scuola ecclesiastica, e operatori volontari della vostra formazione scientifica e spirituale, un’altra forza vi guidi e vi sostenga: quella che nasce dalla previsione del vostro futuro ministero. Qua si viene, non per rimanere, ma per ritornare alle vostre rispettive stazioni di partenza; qui si dimora e si lavora per compiere le speranze dei vostri Vescovi, che a Roma vi hanno mandato in vista dei bisogni delle loro diocesi; qui si è di presenza, ma col cuore, fin d’ora, al posto di ministero che vi sarà destinato. Codesta gravitazione verso l’avvenire, dicevamo, è pure una forza, e si chiama amore, si chiama fedeltà, si chiama servizio, si chiama vocazione, si chiama sacrificio. Ciascuno il suo. Questa è la dinamica d’un Seminario; e quello Lombardo la vive. Lo sanno i Vescovi che gli accordano fiducia. Lo sanno le opere e le anime, che dagli Alunni usciti da questo Seminario, hanno avuto magnifici doni di sapere e di dedizione.

Perciò la Nostra commossa compiacenza per questa inaugurazione si fa gratitudine per tutti coloro che l’hanno oggi resa possibile, si si fa augurio perché la cara istituzione possa magnificamente compiere la sua missione, si fa preghiera - alla Madonna, specialmente, che dalla sua vicina Basilica vegli su questa casa - si fa per voi tutti qui presenti, per voi Superiori ed Alunni grande ed effusa Benedizione Apostolica.

            

top