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ELOGIO DI PAOLO VI
AL CONSIGLIO NAZIONALE DELL'U.N.I.T.A.L.S.I.

Giovedì, 17 febbraio 1966

 

Diletti e venerati membri del Consiglio Nazionale
dell'U.N.I.T.A.L.S.I.

La vostra presenza, qualificata e distinta, porta davanti al Nostro sguardo commosso l’intera famiglia della vostra Unione: Assistenti Ecclesiastici e dirigenti regionali e locali, medici e infermieri, dame, barellieri e volontari, e tutti coloro che, per amore di Cristo e in vissuta fedeltà all’ideale evangelico, e nel nome soave e consolatore della Vergine Santissima, si dedicano nelle diocesi e parrocchie italiane al trasporto degli ammalati a Lourdes e ai Santuari d’Italia, e alla loro assistenza spirituale e medica.

Nel vedervi qui, nella Nostra casa, si dipinge altresì al pensiero la teoria interminabile di tutti gli infermi, che avete accompagnato e continuamente accompagnate verso i luoghi più celebrati della pietà mariana, ov’essi si recano con il loro carico di dolore e di speranza, di rassegnazione e di amore, disposti forse più a dare che a ricevere, testimoni muti ed eloquenti davanti al mondo della grandezza soave e tremenda della Croce.

Per quest’opera di vera misericordia: per questa solidarietà, che offrite ai fratelli sofferenti: per questo conforto, ad essi prestato col sorriso inalterabile della cristiana gentilezza e con la forza della fede: per tutto quanto fate per i cari infermi, siate ringraziati, Signori, siate benedetti. Ci avete fatto sapere che, nello scorso anno, ben 53 sono stati i treni per gli ammalati, guidati fino a Lourdes, e 37 quelli per Loreto: cifre cospicue, notevoli, che, anche solo a enunciarle, lasciano immaginare tutta la somma di particolari tecnici e organizzativi, di problemi economici e logistici, che non possono essere tradotti in numeri; soprattutto lasciano intuire quale fioritura di opere buone, di sacrifici, di squisiti atti di carità, quale onda di preghiere e di meriti si nasconda e si moltiplichi e si esalti in occasione di quei treni-ammalati, ogni qualvolta essi riprendono il loro itinerario di fede e di speranza.

Tale spettacolo, che Ci commuove profondamente, Ci rende carissima la vostra presenza, e rinnova per Noi il ricordo dei frequenti contatti che avemmo con la vostra benemerita e benefica organizzazione, specialmente durante gli anni del Nostro ministero pastorale in diocesi di Milano, ove l’U.N.I.T.A.L.S.I. ha una organizzazione efficiente ed esemplare.

Noi non possiamo che ripetervi il Nostro incoraggiamento per tutto quanto fate di buono, di grande, di caritatevole: vi diciamo il Nostro grazie nel nome del Signore Gesù, che vi guarda con particolare compiacenza perché a Lui, che ha voluto misticamente e realmente identificarsi nel povero e nel sofferente - e il Vangelo lo ricorda con un’insistenza che impegna la nostra meditazione - a Lui solo vanno quelle premure che rivolgete con sollecitudine fraterna ai vostri cari ammalati.

La vostra è altresì un’alta lezione di vita per l’intera società: poiché è ancora e sempre la carità che, più di ogni parola, trascina le anime, smuove i cuori anche più freddi, conforta nel presente e edifica per l’avvenire, soccorre ove le umane deficienze si trovano impotenti e apre gli orizzonti dell’eternità; è la carità, che scopre risorse impensate nell’umana natura - l’odierna gara di generosità a favore dell’India lo dimostra in modo evidente - e attira sull’umanità il perdono e la misericordia di Dio.

Voi beati, che vivete in questa realtà sublime, e ne date la testimonianza viva presso coloro che soffrono! Vi ricompensi il Signore, come Lui solo può e sa fare; vi conforti la Vergine Immacolata; vi sproni la Nostra Apostolica Benedizione, che di cuore impartiamo a voi, a tutta la grande famiglia dell’Unione ed ai dilettissimi infermi, a cui essa si rivolge.

                                           

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