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DISCORSO DI PAOLO VI
AGLI ALUNNI DEL COLLEGIO GHISLIERI DI PAVIA

Martedì, 5 aprile 1966

 

Salutiamo con animo reverente il Prof. Luigi Bianchi, Presidente del Consiglio d’amministrazione, come pure il Prof. Aurelio Bernardi, Rettore del Collegio Ghislieri, di Pavia, e li ringraziamo delle loro parole cordiali e rispettose, ed anche dell’iniziativa di questa graditissima visita.

Salutiamo i giovani studenti del Collegio, eletta aristocrazia dell’ingegno e dell’amore alla scienza, che nella operosa quiete del Ghislieri temprano l’animo e l’intelletto alle responsabilità del domani.

E salutiamo il gruppo degli ex Alunni, schiera autorevole e benemerita della cultura, della scienza, della medicina, venuti anch’essi a questo incontro di anime per i vincoli non mai allentati, che li uniscono tuttora, pur nell’impegno della professione, al Collegio della loro giovinezza feconda.

Diletti figli. È inutile dirvi quanto grande sia la Nostra soddisfazione nell’accogliervi qui stamane, in occasione del vostro pellegrinaggio romano. Voi Ci portate il saluto della Lombardia; il ricordo della nobile, vetusta e tranquilla città di Pavia; il pensiero a Noi tanto caro del Collegio Ghislieri, a cui abbiamo sempre dedicato un’attenzione piena di stima, a cui Ci legano sia i rapporti cordiali, intrattenuti specialmente negli anni del Nostro pastorale ministero a Milano, sia la venerazione che nutriamo per le elette figure dei suoi recenti Rettori, segnatamente del compianto professor Teresio Olivelli, fulgido esempio di cristiano eroismo e di amor patrio, unitamente a quanti, usciti dalle sue mura, portano alto il prestigio della loro fede e della loro cultura.

Il motivo, poi, della vostra visita, Ci è particolarmente caro: il prossimo anno si compie infatti il quarto centenario della fondazione del benemerito vostro Collegio, dovuto alla lungimiranza e all’intuito del Nostro santo predecessore Pio V, di cui si sono compiuti nello scorso gennaio i quattro secoli dalla sua elevazione al Pontificato. Per ricordare questa data, e disporvi spiritualmente alle celebrazioni del prossimo anno, avete voluto portarvi sulla tomba di quel grande Pontefice e rendere onore alla sua interceditrice santità, come al merito culturale e alla sollecitudine sociale della sua fondazione, che, a distanza di quattrocento anni, ne conserva il nome glorioso, pur fra le tante traversie storiche che hanno reso assai agitata e interessante la vicenda secolare del Collegio.

Ci rallegra e consola ad un tempo, e siamo lieti di darvene atto, cotesto vostro gesto di schietta riconoscenza, e l’impegno che ne traspare. Pare a Noi infatti che così vogliate cogliere mediante la ricorrenza esteriore - ché potrebbe sempre rimanere tale una pur solenne e grata commemorazione - vogliate cogliere, diciamo, l’alta lezione di vita spirituale, di coerenza tra pensiero ed azione, di suprema sintesi tra impegno umano e sapienza cristiana, che da essa deriva prima per voi, che siete gli eredi diretti ed esperti di quella illustre tradizione di scienza e di fede, e poi anche per quanti si appassionano alla vicenda storica delle glorie culturali d’Italia. E fra queste, senza ombra di vana esaltazione, può ben essere collocato il pavese Collegio Ghislieri!

Ci sia qui consentito rilevare una volta di più quale dovere derivi dalla memoria storica delle istituzioni, che secoli di sapiente cultura hanno tramandato alla presente generazione, circa il culto della tradizione non puramente ambizioso e formale, sì bene intelligente e fecondo, per il quale la successione degli anni si distende in linea coerente e comprensibile e acquistando un senso umano e spirituale viene a costituire uno dei coefficienti più operanti e più nobili della formazione morale e intellettuale dell’alunno, che dal possesso cosciente ed amato d’un illustre e virtuoso passato, lungi dal sentirsi appesantito e quasi inceppato nel suo cammino verso l’avvenire, trae lume di esperienza e vigore di esempio e audacia di speranza e di novità. La tradizione, che noi moderni spesso a parole ricordiamo con vanitoso ossequio, ma poi disprezziamo di fatto con sovversiva incuranza, in nessun altro ambiente che nella scuola può mostrare la sua magistrale virtù: ora voi la onorate, voi ne assumete la grandezza e l’impegno; lasciate che Noi ve ne diamo testimonianza.

Diletti figli. Questa vostra presenza consapevole e leale attorno alla tomba di un grande Pontefice; questo vostro stringervi in affettuoso omaggio a Chi oggi, per volere di Dio, porta la gravissima responsabilità di quella successione, sentendone tutto il peso e la propria impari debolezza; questo atto di fede e di amore a Cristo e alla Chiesa - perché di questo soprattutto si tratta, non è vero? - riconosce alto davanti alla società e al mondo della vita intellettuale e della ricerca scientifica quali siano le intenzioni ed anche le benemerenze della Chiesa, nel corso dei secoli, per la diffusione della cultura, per la scelta e l’avvaloramento dei giovanili ingegni, per la loro completa formazione intellettuale e morale anche contro gli ostacoli, le incomprensioni, i pregiudizi che la modestia dell’estrazione economica ha purtroppo recato in ogni tempo.

Il fatto è - e voi ne siete direttamente consapevoli, perché, pur nelle mutate condizioni dei tempi, siete vissuti e vivete nella calma e signorile atmosfera di cultura e di famiglia del Collegio, immersi nel suo immutato tenore di vita e di orientamento - il fatto è che il Ghislieri costituisce un tipo ideale di vita universitaria, sia per la possibilità che offre allo studente di studiare, condizione elementare e indispensabile perché il tempo più prezioso della vita non sia consumato in facili dispersioni, o in duri e miseri sforzi per un rendimento appena sufficiente, e condizione quasi sempre mancata allo studente nel nostro Paese; e sia per l’invito e per l’addestramento che il Collegio offre a quei «certamina veritatis» (S. Ambrogio), che devono condurre l’alunno ai vertici superiori del pensiero, nell’armonia della luce che il magistero della fede gli fa piovere dall’alto, e di quella che da sé la mente liberamente e faticosamente si conquista appropriandosi i riverberi della divina Sapienza, riflessi fuori nelle cose e dentro nella sua cella interiore. È questa la sintesi che attende anche l’uomo moderno, per offrirgli, unica valevole fra tutte, le soluzioni che egli attende, spesso purtroppo fuorviato da avventure di pensiero aride e mortificanti, che ne spengono lo slancio spirituale con la loro desolata unilateralità.

Questa consegna ha dato nel tempo nostro il Concilio Ecumenico Vaticano II anche agli uomini di studio e di cultura, affinché la loro rivendicata autonomia non cada «in un umanesimo puramente terrestre, anzi avverso alla religione»; affinché la loro missione tenda «alla perfezione integrale della persona umana, al bene della comunità e di tutta la società umana»; affinché sappiano armonizzare le loro conoscenze col patrimonio delle verità rivelate, per poter «giudicare e interpretare tutte le cose con senso integralmente cristiano»: sono parole, scelte qua e là, del capo II della Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, dedicato alla promozione del progresso della cultura. Siamo certi che lo conoscete integralmente, e ne fate un chiaro programma di vita.

Noi vi ringraziamo di codesta vostra attenta presenza, che Ci ha permesso di intrattenere con voi, seppur fuggevolmente, una conversazione su argomenti che Ci stanno tanto a cuore, perché sappiamo quanto gli uomini di scienza e di cultura hanno dato e possono dare alla società, superando paralizzanti preconcetti, che, in quanto tali, sono sempre e soltanto dannosi. Ci conforta e commuove il vedere la vostra schiera, che con semplicità e fermezza attesta pubblicamente quest’ordine di idee, e vi vuol rimanere fedele, secondo le primitive tradizioni del Collegio Ghislieri.

E nell’impartirvi di cuore la Nostra Apostolica Benedizione, che estendiamo ai vostri familiari e ai vostri studi, Ci è caro accompagnarla con quella mirabile preghiera latina che, scolpita nel vostro Collegio, è stata ispiratrice dei passi di generazioni di studenti, ed è e può essere luce meridiana per la vostra missione: «Creator ineffabilis, qui universi partes elegantissime disposuisti, Tu qui verus es fons luminis et sapientiae, da nobis intelligendi acumen, retinendi capacitatem, addiscendi modum et facultatem, interpretandi subtilitatem, loquendi gratiam copiosam, ingressum instruas, progressum dirigas, egressum compleas, Tu qui verus es Deus, qui vivis et regnas in saecula saeculorum.

Amen».

                                      

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