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DISCORSO DI PAOLO VI
AI CADETTI DELL'AVIAZIONE ARGENTINA
Lunedì, 28 novembre 1966
Dopo aver ringraziato i presenti per la loro gradita visita, ne sottolinea
l’opportunità esprimendo il suo vivo apprezzamento per la Nazione Argentina ed
esorta i giovani ufficiali ad eccellere nelle virtù che accompagnano la loro
vita militare.
«Cogliamo l’occasione che la vostra presenza Ci offre per esprimere la grande
stima che abbiamo verso il vostro Paese. Questa Ci spinge a volgere
costantemente il Nostro pensiero ad esso, a confidare nelle preziose risorse di
cui il suo potenziale umano dispone, che le viscere della sua terra nascondono,
che la sua tradizione ed il suo patrimonio religioso offrono. Tutto nella vita
argentina, promesse e realtà, speranze e timori, attrae la Nostra attenzione e
forma oggetto di assidua e fervente preghiera».
L’Augusto Pontefice sottolinea, poi, i valori insiti nella carriera militare
al servizio della Patria e volta al progresso delle comunicazioni tra gli
uomini. Il Santo Padre accenna soprattutto all’audacia e alla fortezza dinanzi
al pericolo ed al rischio, alla serenità e alla prontezza dinanzi a situazioni
impreviste, alla precisione e alla disciplina nella esecuzione degli ordini
ricevuti, e infine al senso di responsabilità.
Dopo aver affermato che, percorrendo gli spazi aerei, gli aviatori sono
particolarmente in grado di leggere l’affascinante ed eloquente libro del cosmo
che illustra con melodia di cantico e fervore di salmo la grandezza
dell’Altissimo, il Santo Padre conclude il suo discorso esortando i presenti a
coltivare nei loro cuori i sentimenti del grande, del nobile, del bello, a
disporre i loro spiriti alla generosità, all’atteggiamento di servizio, al bene
e ad educare in ogni occasione l’animo alla pace, alla concordia ed alla
fraternità.
Al termine del discorso, l’Augusto Pontefice imparte ai presenti la
Benedizione Apostolica che desiderava far pervenire a tutte le famiglie, ai
colleghi d’armi e all’intera popolazione argentina.
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