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DISCORSO DI PAOLO VI AI MEMBRI DEL PONTIFICIO SEMINARIO LOMBARDO
Sabato, 7 dicembre 1968
Il Santo Padre
inizia la familiare conversazione con un ringraziamento ai presenti. La loro
visita era vivamente desiderata, tanto più che le incombenze quotidiane del
governo della Chiesa l’avevano fatta differire di qualche tempo. In compenso
essa viene a cadere nella festa liturgica di Sant’Ambrogio, al quale, come a san
Carlo, si richiama il Seminario Lombardo: e perciò circostanza quanto mai
appropriata e cara.
Molti ricordi si affacciano alla mente del Santo Padre: quelli del suo soggiorno
come alunno nello stesso Seminario Lombardo, con le amicizie sacerdotali che ne
erano scaturite; e quello del suo ministero pastorale nell’arcidiocesi
mediolanense. Sua Santità confida ai presenti di aver celebrato, al mattino, la
Santa Messa nel rito ambrosiano, applicandola per loro e per l’arcidiocesi,
quasi a rinnovare nel rito i legami di spirituale affetto che lo vincolano alle
istituzioni che fanno capo al Santo Vescovo.
Di lui, come di san Carlo del resto, il Santo Padre sottolinea la caratteristica
di un profondo e preminente amore alla Chiesa, espresso nella vita e negli
scritti, così che sant’Ambrogio può essere chiamato soprattutto Dottore e
Vescovo della Chiesa. Rievocando un commento di Ambrogio al brano evangelico
della pesca miracolosa, ecco la bellissima espressione usata dal Santo: «Venerunt
ad Petrum, id est ad Ecclesiam», per sottolineare la forza con cui il Pastore di
Milano ha costantemente unito il concetto di fedeltà alla Chiesa a quello di
fedeltà alla roccia che è suo fondamento, Pietro e il Sommo Pontefice suo
successore, Vicario di Cristo.
Addentrandosi nella conversazione, il Santo Padre dischiude il suo animo ai
presenti, sviluppando due concetti: «Ciò che Noi vediamo in voi e ciò che voi
vedete in Noi».
Prima di tutto la loro presenza a Roma. Benedite il Signore, per essere a Roma!
Quale mistero si proietta davanti a noi, quando diciamo Roma! È vero, aggiunge
Paolo VI, c’è chi da Roma trae motivo di negligenza e malumore; ma grazie a Dio
c’è anche chi sa vedere l’immenso bene che si irradia da questa città e
ne assorbe lo spirito cristiano e cattolico, con una impronta indelebile. Questo
dovranno fare gli alunni del Seminario Lombardo, prolungando la tradizione, non
mai venuta meno, nei suoi lunghi anni di esistenza.
Inoltre questi alunni sono a Roma alle prese con i libri, sono studenti. Anche
di questo bisogna benedire il Signore. Il tempo dello studio è una occasione
unica nella vita. Più tardi, gli impegni di ministero costringeranno ad
attingere a fonti di seconda mano, a ritagliare faticati intervalli di tempo per
un aggiornamento che serva di appoggio immediato all’attività pastorale. Felice
il tempo, quando ci si può dedicare a quel «silenzio» di cui parla S. Ambrogio
nel De Officiis: il silenzio dell’applicazione intellettuale. Silenzio
ricco e pieno. Sappiano gli alunni del Lombardo raccogliersi e studiare. C’è chi
va dicendo che studiare non è più necessario: si contesta questa nota
fondamentale. Ma vale sempre, invece, la parola di Pascal: «travailler à bien
penser». Bisogna lavorare a pensare bene, bisogna allenarsi col tirocinio degli
studi a rendere abituale questa ginnastica dello spirito. Infine la metà degli
alunni sono già sacerdoti, già ministri della Grazia e della Parola. Il Santo
Padre vede in loro dei sacerdoti che servono la Chiesa e li invita ad essere
Ministri di Dio con pienezza. Amare la scienza, ma votarsi alla carità. Guardare
la Chiesa, capire l’istante storico e spirituale che la Chiesa sta attraversando
e sentirsene stimolati a un impegno profondo di fedeltà e di servizio.
Passando alla seconda considerazione, l’Augusto Pontefice ripete la domanda:
«Che cosa vedete nel Papa?». E risponde: Signum contradictionis: un segno
di contestazione. La Chiesa attraversa, oggi, un momento di inquietudine. Taluni
si esercitano nell’autocritica, si direbbe perfino nell’autodemolizione. È come
un rivolgimento interiore acuto e complesso, che nessuno si sarebbe atteso dopo
il Concilio. Si pensava a una fioritura, a un’espansione serena dei concetti
maturati nella grande assise conciliare. C’è anche questo aspetto nella Chiesa,
c’è la fioritura. Ma poiché «bonum ex integra causa, malum ex quocumque
defectu» , si viene a notare maggiormente l’aspetto doloroso. La Chiesa
viene colpita pure da chi ne fa parte: allora vi lasceremo leggere fino in fondo
al Nostro animo e intravedere i due sentimenti che ci stanno nel cuore, davanti
a questo tumulto che tocca la Chiesa e, com’è logico, si ripercuote soprattutto
sul Papa. Un sentimento di gioia, per essere fatti degni di soffrire per il nome
di Gesù. Le prove sono difficili e talvolta dure. Ma la realtà del nostro
sacerdozio ci fa benedire il Signore di queste prove. Il cristiano conosce la
gioia che sgorga dalla prova. È la certezza di essere col Signore, di camminare
nella sua via, di verificare in sé la realizzazione delle sue predizioni e delle
sue promesse, anche se dure per la nostra natura di esseri umani. E un
sentimento di grande confidenza e fiducia. Tanti si aspettano dal Papa gesti
clamorosi, interventi energici e decisivi. Il Papa non ritiene di dover seguire
altra linea che non sia quella della confidenza in Gesù Cristo, a cui preme la
sua Chiesa più che non a qualunque altro. Sarà Lui a sedare la tempesta. Quante
volte il Maestro ha ripetuto: «Confidite in Deum. Creditis in Deum, et in me
credite!». Il Papa sarà il primo ad eseguire questo comando del Signore e ad
abbandonarsi, senza ambascia o inopportune ansie, al gioco misterioso della
invisibile ma certissima assistenza di Gesù alla sua Chiesa.
Non si tratta di un’attesa sterile o inerte: bensì di attesa vigile nella
preghiera. È questa la condizione, che Gesù stesso ha scelto per noi, affinché
Egli possa operare in pienezza, Anche il Papa ha bisogno di essere aiutato con
la preghiera. Per questo gli alunni del Seminario Lombardo si impegneranno ad
esserGli accanto e ad aiutarlo con preghiere quotidiane. Il Santo Padre, a sua
volta, promette ai presenti il ricordo nella sua preghiera; e con toccanti
espressioni di sentita paternità li benedice.
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