DISCORSO DI PAOLO VI AI MEMBRI DEL CONSIGLIO GENERALE DELLA PONTIFICIA
COMMISSIONE PER L'AMERICA LATINA
Mercoledì, 14 febbraio 1968
Siamo lieti di porgere il benvenuto ai Membri del Consiglio Generale della
Pontificia Commissione per l’America Latina. L’incontro di oggi evoca alla
Nostra memoria quello in cui, fin dai primi giorni del Nostro Pontificato,
esprimemmo l’intendimento di valorizzare la Pontificia Commissione per l’America
Latina, nella quale ravvisammo «un efficace organismo provvidenzialmente voluto» dal Nostro venerato Predecessore Pio XII per la ripresa cattolica del grande
Continente. Un convergere di forze attorno alla Pontificia Commissione non tardò
a suggerirci l’idea ch’essa potesse completarsi con un organismo che coordinasse
lavoro ed iniziative di tutti. È il Consiglio che voi componete e che ormai da
più di quattro anni continua a dare una risposta alle perentorie esigenze della
solidarietà di tutta la Chiesa per un settore nel quale premono gravi ed
urgenti bisogni. In questo fatto vediamo interpretati ed attuati quegli
insegnamenti e quei suggerimenti del Concilio Vaticano II, che con ripetuta
insistenza domandano una stretta collaborazione in seno alla Chiesa universale.
L'impegno d'una collaborazione
Quella che voi prestate è una collaborazione che unisce tanta parte
dell’Episcopato della Chiesa e, con l’Episcopato, le altamente benemerite
Famiglie Religiose. È una collaborazione che verifica in pieno il significato di
questa parola: un lavoro compiuto insieme per un identico intento. Ci
compiacciamo oggi di vederla particolarmente impegnata attorno ad un problema
della massima importanza per le sorti della Chiesa nell’America Latina: quello
del personale apostolico - sacerdoti diocesani, religiosi, religiose, laici -
che dall’Europa e dall’America Settentrionale passa a servire la Chiesa
nell’America Latina; e degli ecclesiastici di questo Continente che si recano a
completare la propria formazione nell’Europa o nell’America Settentrionale.
I suoi risultati e le su premure
È da aggiungere che specialmente il movimento del personale apostolico che si
sta sviluppando verso l’America Latina domanda considerazione anche per le
notevoli proporzioni con cui si presenta. Qui la Nostra voce dovrebbe levarsi
dal tono pacato di questi semplici rilievi a quello più fervido dell’elogio per
quanti hanno raccolto l’appello implorante della Chiesa; per voi, venerabili
Fratelli, e per gli organismi episcopali da voi presieduti, che li hanno
validamente aiutati ad attuare le loro generose aspirazioni. L’elogio non
potrebbe andar disgiunto da un inno di lode all’Altissimo che ha ispirato tanto
buon volere. Benediciamo, dunque, il Signore davanti alla sollecitudine, da voi
mostrata, che nulla vada perduto, nulla sia trascurato o mortificato di quanto
costituisce il contributo, attuale e potenziale, che anime apostoliche possono
recare nell’America Latina per la causa della Chiesa.
Ben sappiamo che, sulla via di una zelante quanto illuminata collaborazione, voi
avete creato le strutture e fatto ricorso alle formule più valide per assicurare
la maggior efficacia possibile all’aiuto che, mediante il vostro clero, andate
prestando. Ai seminari appositamente istituiti, ai centri e ai corsi di
preparazione, è da aggiungere l’iniziativa - nel mese scorso attuata per la
seconda volta - di una Settimana Europea, allo scopo di raccogliere
sacerdoti, religiosi, religiose e laici in procinto di partire per l’America
Latina, unendoli nello studio e nella preghiera in un clima di carità fraterna,
sicché l’incontro si trasforma in una fervida pentecoste, dopo la quale gli
apostoli si avviano al compimento della propria missione. Altrettanto bene
conosciamo le cure che voi dedicate all’assistenza di coloro che sono già
passati nel nuovo campo di apostolato.
Vivo sentiamo altresì il dovere di ringraziarvi per quanto voi andate facendo
mediante un molteplice, generoso aiuto economico che ha un peso di non piccolo
rilievo per la soluzione di tanti problemi. Intendiamo ridire qui
l’apprezzamento più volte espresso.
Il contributo dei singoli Vescovi
Voi non potete essere soli nel vostro lavoro; sicché la Nostra esortazione si
rivolge a quanti in qualsiasi misura sono chiamati a sostenerlo e ad estenderlo.
Preziosa sarà soprattutto la collaborazione dei singoli vescovi. Ad essi incombe
il dovere di favorire e di promuovere un reclutamento di candidati che si
adegui, quanto più possibile, alle esigenze dell’aiuto che la Chiesa
nell’America Latina invoca. Ci auguriamo che più grande si faccia il numero
delle diocesi pronte a passare dalla fase del superfluo a quella del sacrificio.
I vescovi non hanno da restare paghi di quanto i rispettivi organismi nazionali
tanto lodevolmente fanno. Il vescovo e tutta la comunità cristiana possono
guardare con orgoglio al loro personale lontano per un più ampio e arduo
servizio della Chiesa, considerandolo come una avanguardia da sostenere
generosamente, anche col preparare l’invio di altri che sostituiscano quanti,
compiuto il loro servizio, ritorneranno alla diocesi di origine.
Il discorso si svolge anche al vescovo latinoamericano che riceve un sacerdote;
le sue responsabilità vengono ad intrecciarsi con quelle del vescovo che glielo
ha offerto. Tanto utile è un contatto frequente tra i due presuli, per il buon
successo e per il sostegno morale del sacerdote, che, nelle nuove condizioni in
cui si trova a svolgere il proprio ministero, incontra non di rado difficoltà.
Per tal modo si farà meglio operante l’animazione profonda che ha da reggere il
sacerdote, staccatosi, sia pur temporaneamente, dalla propria diocesi per
rispondere ad una vera vocazione.
Per gli ecclesiastici latinoamericani
Analoghe considerazioni valgono per l’altro aspetto del problema che vi ha
occupato in questi giorni: quello degli ecclesiastici latinoamericani che si
portano nell’Europa o nell’America Settentrionale per prepararsi ad una
particolare qualificazione scientifica o pastorale che meglio li abiliti al
ministero sacro nei loro paesi. Anche qui una collaborazione tra Episcopati e
tra Famiglie Religiose potrà recare aiuto a molti e perciò alla Chiesa che su di
essi ripone grandi speranze.
L’Apostolica Benedizione, che di cuore vi impartiamo, valga come espressione
della Nostra gratitudine per quanto fate, e sia insieme pegno dell’assistenza
divina per l’attività apostolica cui vi siete consacrati. Scenda essa abbondante
anche sui vostri collaboratori; su tutti i membri degli Episcopati dell’America
e dell’Europa; su quanti - sacerdoti, seminaristi, religiosi, religiose e laici
- lavorano o s’apprestano a lavorare nella Chiesa e per la Chiesa, nell’America
Latina.
|