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DISCORSO DI PAOLO VI AI
NETTURBINI DI FIRENZE
Domenica, 8 settembre 1968
Diletti figli di Firenze, cari Netturbini,
che ravvivate nel Nostro animo il mai spento ricordo di un Natale non lontano,
vissuto insieme, nella sofferenza, ma anche nella fede, nell’amore, nella
speranza; e che Ci fate pensare ad una Firenze sempre più bella, rinnovantesi
ogni giorno nello splendore del suo magnifico volto anche per merito, certo non
piccolo, della vostra quotidiana fatica: voi siete i benvenuti!
Vi raccogliete attorno al Vicario di Cristo per testimoniarGli la vostra filiale
incondizionata adesione; e Noi siamo lieti di potervi contemplare così numerosi
e fraternamente uniti, con occhio paterno e sentimenti di sincera commozione e
gratitudine.
Desideriamo stringervi cordialmente la mano e rendere onore al vostro nome e al
vostro servizio. Il vostro lavoro è essenziale e necessario, come le cose
importanti a cui si è spesso disattenti: l’aria, l’acqua, la luce del sole. Un
servizio pubblico: del quale, cioè, non potrebbe fare a meno la città,
intesa non solo come complesso di edifici, di strade, di piazze, di giardini, ma
anche come ordinato sistema di civile convivenza, ispirato ad alti valori umani.
Quando si parla di «nettezza urbana», o si usa il nome, familiare e
simpaticamente modesto, di «Netturbini», si coglie piuttosto l’aspetto immediato
del vostro servizio a vantaggio dell’urbe: aspetto che non può certo
essere trascurato, rispondendo a ben precise e fondamentali esigenze, senza la
cui soddisfazione la stessa urbanità e civiltà - sintesi degli
accennati valori - sarebbero gravemente pregiudicate. Ma il vostro servizio
contribuisce alla urbanità e alla civiltà anche in maniera più diretta,
promovendo il decoro, il buon gusto, l’armonia, il limpido assetto delle cose e
dell’ambiente che fanno cornice alla nostra vita: valori, pure questi, che
aiutano l’uomo ad essere più uomo, realizzandosi in maniera confacente alla
propria dignità.
Sappiamo che la visione della nobiltà del vostro servizio può essere offuscata
dalla pesantezza e dalla monotonia delle prestazioni; dal dover realisticamente
conoscere, della città, anche le macchie e le rughe. Senza dire di altri
problemi che possono interessare la vostra categoria e le vostre care famiglie.
Il Papa, peraltro, confida che le Sue precedenti parole, intese a mettere in
luce quel personaggio importante che è il Netturbino, vi riescano di aiuto per
superare, appunto, tali difficoltà; per rafforzarvi nella coscienza della vostra
missione; per ottenervi, sempre, da parte di tutti, la riconoscenza, il
rispetto, la collaborazione che ben meritate.
Ma c’è di più. La vostra appartenenza alle ACLI, che non possiamo non
sottolineare con vivo compiacimento, Ci assicura che il vostro servizio è
animato dallo spirito cristiano; e pertanto, quanto maggior onore e quanto
maggior conforto ve ne deriva!
In detto spirito, le stesse dimensioni temporali della vostra attività sono sì
assunte e fatte proprie dall’ordine della grazia, ma ne vengono anche completate
e superate. Ed una luce ed una forza nuova scendono, in particolare, sui vostri
sacrifici, giacché lo spirito cristiano, mentre dà energico impulso alla
promozione della città terrena e del benessere temporale, fa al tempo stesso
ricordare che, non avendo quaggiù stabile dimora, invano cerca l’uomo una
soluzione vera e integrale ai propri problemi, se prescinde dal mistero del
Regno eterno.
Vogliate accogliere, diletti figli, questi pensieri; ritornarci sopra con la
vostra meditazione; servirvene anche nel vostro generoso e illuminato
apostolato.
E vi accompagni la Nostra Benedizione, che di gran cuore impartiamo a voi e alle
vostre famiglie, propiziatrice dei più eletti doni del Cielo.
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