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DISCORSO DEL SANTO PADRE PAOLO VI
AI PARTECIPANTI ALLA X RASSEGNA INTERNAZIONALE
DI CAPPELLE MUSICALI
Lunedì, 6 aprile 1970
Benvenuti, carissimi figli, benvenuti nella Casa del Padre, ove avete
voluto concludere la Rassegna Internazionale delle Cappelle Musicali, che, come
ogni anno, si è svolta a Loreto, città dell’anima, santuario della Vergine,
luogo ideale per le vostre manifestazioni canore a lode del Signore. Salutiamo
il carissimo Prelato lauretano, Monsignor Aurelio Sabattani, che qui vi ha
accompagnati; salutiamo i vostri valenti Direttori; e cordialmente salutiamo
voi, carissimi figli, che avete allietato la Rassegna, giunta ormai al suo
decimo anniversario, con le vostre esecuzioni, piene di talento e di vera
bellezza. Desideriamo esprimervi il Nostro compiacimento per il vostro
numero: le Cappelle sono venute dai vari Paesi europei. Ma ci rallegriamo
soprattutto con voi perché sapete impiegare le vostre doti musicali e la vostra
preparazione artistica non solo per la soddisfazione vostra e di quanti vi
ascoltano, ma per il servizio della Liturgia; ne fate dunque uno strumento per
la gloria di Dio, una espressione e una professione di fede.
IL NOBILE RILIEVO E L'ALTISSIMO FINE DELLA MUSICA
Voi desiderate di ascoltare la parola del Papa: e questa parola non può
essere che l’eco di quanto la Chiesa - attraverso la Costituzione conciliare
sulla Liturgia, le varie Istruzioni ad essa susseguite, e specialmente quella
sulla Musica Sacra, del 5 marzo 1967 - ha recentemente dichiarato sui rapporti
tra musica e Liturgia, e sul ruolo che voi, come Cappelle musicali, siete
chiamati a svolgere per conferire sempre maggior splendore e devozione alla
celebrazione dei Santi Misteri. Dall’esame di questi documenti, risulta
chiaramente che, anche oggi, il compito che la Chiesa affida alla musica - a chi
la compone e a chi la esegue - è, come è sempre stato, di nobile rilievo, di
altissimo fine: si tratta di esprimere forme di bellezza, che, all’interno della
celebrazione liturgica, accompagnino lo svolgimento dei sacri riti, e rivestano
con la commozione e la fusione del canto le diverse espressioni della preghiera
della Chiesa. Per mezzo della musica, si irradia sulla santa assemblea, radunata
nel nome di Cristo, come lo splendore del volto stesso di Dio; i cuori, aiutati
dalla potenza immateriale dell’arte, si elevano con maggiore facilità
all’incontro purificante e santificante con la realtà luminosa del Sacro, e si
apprestano così a celebrare nelle migliori disposizioni il Mistero della
salvezza, partecipandone intimamente ai frutti.
SERVIZIO INSOSTITUIBILE
Per questo, i citati documenti hanno lasciato libero spazio a ogni tipo di
Cappelle musicali: da quelle maggiori, esistenti presso le grandi Basiliche, le
artistiche Cattedrali, gli storici Monasteri, alle modeste «scholae» delle
chiese minori (Musicam sacram, 19; A.A.S. 59 (1967), p.
306); anzi, perché non manchi in nessuna Liturgia il canto, l’istruzione sulla
Musica sacra ha esortato - qualora non si abbia a disposizione neppure una
piccola «schola» - «che vi siano almeno uno o due cantori a eseguire i canti,
sia pure tra i più semplici, per la partecipazione del popolo, e a guidare e
sostenere opportunamente i fedeli» (Ibid. 21; loc. cit., pp.
306-307). La vostra presenza è dunque richiesta, a tutti i livelli; nulla si
sottrae alla vostra capacità, al vostro gusto, alla vostra buona volontà, anche
fuori delle esecuzioni che vi impegnano globalmente, nell’apporto che ciascuno
può dare alla propria chiesa, alla propria parrocchia. La vostra funzione
continua perciò ad essere preziosa, anzi insostituibile: basti ricordare che la
citata Istruzione ha solennemente affermato che, a seguito delle norme
conciliari sulla riforma liturgica, il ruolo della corale, o della Cappella
musicale, o della «schola cantorum» «è divenuto di ancor maggiore importanza ed
efficacia» (Ibid.. 19; loc. cit., p. 306).
Adempite con gioia, con amore, con rispetto, con dedizione questa missione:
il campo in cui possono muoversi le vostre esecuzioni è vastissimo, perché, se è
auspicabile che tutta l’assemblea partecipi col canto ai sacri riti, è peraltro
realistico considerare che la «schola» ha una funzione di preminenza sul piano
musicale, perché essa sola può offrire una valida esecuzione dei canti più
solenni, come quelli processionali dell’introito, dell’offertorio, della
Comunione, e i versetti del salmo responsoriale. Al tempo stesso non staccatevi
dalle necessità del rito e non trascurate le esigenze del popolo fedele; non
chiudetevi nella, Dio non voglia, narcisistica compiacenza delle vostre
possibilità canore, e delle vostre abilità artistiche, ma sappiate realmente
guidare l’assemblea, come vuole l’Istruzione, animandone il canto, educandone il
gusto, stimolandone a gara la partecipazione attiva. Date solennità, infondete
gaudio, imprimete coesione alle sacre celebrazioni: è questo un servizio
preziosissimo, che voi offrite alla Chiesa, al Clero specialmente, e alle
assemblee solenni; e al quale servizio dovete tendere con tutte le vostre
possibilità. Su questa linea di «servizio» voi saprete certamente indirizzare
anche tutto ciò che riguarda il vostro repertorio: esso è un tesoro inestimabile
di storia, d’arte e di fede, che la Chiesa ha sempre stimato come espressione
d’arte e come componente di vita spirituale.
PARALITURGIE CELEBRAZIONI VEGLIE BIBLICHE
Ma non tutto ora è ordinariamente usufruibile. La parte più valida di questo
patrimonio musicale deve rimanere nel repertorio delle Cappelle musicali: a tale
scopo, esso sia adattato alle nuove esigenze liturgiche, o, se ciò non fosse
talora possibile, sia impiegato nelle paraliturgie, nelle celebrazioni della
Parola di Dio, nelle veglie bibliche, ovvero in esecuzioni musicali
straordinarie, staccate dal rito, ecc., come fa saggiamente capire l’Istruzione
(Ibid., 46, 53; loc. cit., pp. 313, 316). Per quanto riguarda il
repertorio nelle lingue nazionali, siamo in alcuni Paesi certamente ai primi
passi, e una sterminata possibilità è offerta ai musicisti, ai compositori, ai
cantori delle future generazioni, nello sforzo di contemperare tutte le risorse
della tecnica musicale delle Cappelle, da una parte, con la facilità dei modi da
proporre al popolo, dall’altra. La genialità degli artisti si è già messa ad
affrontare questi nuovi problemi: a voi mandarne ad esecuzione le produzioni, le
quali, quando rispondono alle norme direttive della Chiesa e alle esigenze
dell’arte, sono da eseguire volonterosamente, allo scopo di dare inizio al
grande lavoro che attende la musica sacra, specialmente quando andrà in vigore
il nuovo Messale romano, con le parti che tanto arricchiranno il patrimonio
liturgico tradizionale. Occorre saper accogliere con umiltà e libertà interiore
quanto è nuovo, staccandosi, se è necessario, da quelle abitudini che si
vorrebbero qualificare come immobile tradizione della Chiesa, ma che tali non
sono: in questo spirito di apertura, di disponibilità, di adattamento si esprime
quel fine ministeriale, a cui, come abbiamo detto, siete chiamati, e che
conferisce alle vostre prestazioni altissimo merito.
Vi accompagna nei vostri sforzi la Nostra affettuosa stima, e il Nostro
cordiale appoggio: il Papa vi ama, perché voi siete l’espressione sensibile
della gioia pasquale, che deve permeare tutti i riti dell’anno liturgico. Siate
irradiatori di gioia, irradiatori di preghiera, irradiatori di bontà: e il
vostro canto salirà a Dio come degna espressione del culto a Lui dovuto, e della
interiore armonia che esso richiede. Adempirete così le splendide parole di S.
Ambrogio di Milano, a cui tanto deve la musica liturgica occidentale: il canto
dei Salmi, egli diceva, «è benedizione del popolo, lode di Dio, celebrazione
dell’assemblea, universale consenso, parola di tutti, voce della Chiesa,
professione canora di fede, devozione piena di prestigio, letizia di libertà,
clamore di giocondità, esultanza di gaudio. Esso mitiga l’irritazione, placa le
ansie, allontana le pene . . . Si canta per gioire, e si impara per credere» (Enarr.
in Ps. 1, 9; PL 14, 968). Sia questo anche il vostro
programma, e vi guidi come una luce mattutina, come una melodia ininterrotta,
fino al possesso di Dio, nell’armonia eterna e nella pienezza di gaudio del suo
Regno celeste, «che solo amore e luce ha per confine» (DANTE, Paradiso,
28, 54); con la Nostra Apostolica Benedizione.
A tous les participants de langue française à tette belle rencontre romaine des
Chapelles musicales, Nous avons grande joie à dire en votre langue: saintes et
joyeuses Paques, avec le souhait que votre chant soit toujours une prière qui
entraîne les âmes à prier sur de la beauté le Christ ressuscité. De tout cœur,
Nous vous encourageons et vous bénissons.
We wish to repeat in English Our affectionate greetings to the choir groups
present at this audience. We want you to realize the great contribution you can
make through your singing for the benefit of the entire Church and We want you
to understand your important role. To all of you Me impart Our Apostolic
Blessing.
Ein herzliches Willkommen gilt auch den Sängerknaben und ihren Dirigenten aus
Deutschland. Wir freuen Uns über euren Besuch bei Uns. Unser Lob gilt eurem
Eifer. Ihr sollt wissen, dass ihr durch eueren Liturgischen Gesang einer
wichtigen Aufgabe dient. Dazu begleiten euch Unsere besten Wünsche und Unser
Apostolischer Segen, in den Wir gern auch alle eure Eltern und Geschwister
daheim miteinschliessen.
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