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PELLEGRINAGGIO AL SANTUARIO MARIANO DI NOSTRA SIGNORA DI BONARIA

DISCORSO DEL SANTO PADRE PAOLO VI
AI POVERI DEL QUARTIERE SANT’ELIA

Cagliari, 24 aprile 1970

 

Eccoci al Quartiere S. Elia.

Abbiamo Noi stessi desiderato venire fra voi, abitanti di questo Quartiere, che ci hanno detto essere destinato alla gente bisognosa di tutto.
Qualcuno chiederà: perché, in una giornata così breve e così piena di incontri belli, solenni e piacevoli, il Papa vuol andare anche al Quartiere S. Elia, dove non vi è nulla di interessante da vedere? Rispondiamo: voi sapete che Noi abbiamo il grande e tremendo ufficio di rappresentare -- indegnamente, ma veramente - il Signore, nostro Signore Gesù Cristo; quel Gesù del Vangelo, che attribuì a Se stesso le parole del Profeta Isaia: «(Iddio) mi ha mandato a portare la buona parola all’umile gente» (Luc. 4, 18). Se così ha detto e ha fatto Gesù, Signore e Maestro (Io. 13, 13), dobbiamo fare lo stesso Noi pure: dobbiamo andare a cercare la gente umile e povera anche a Cagliari, come abbiamo fatto anche durante gli altri Nostri viaggi.
Eccoci allora fra voi, abitanti del Quartiere S. Elia, figli e fratelli carissimi. Grazie per la vostra accoglienza.
Noi leggiamo nei vostri occhi un’altra domanda: e adesso, che cosa viene a fare il Papa fra noi? una visita di curiosità? una visita di pubblicità? Che importa a noi d’una visita di pochi minuti e di poche parole?

Ancora rispondiamo, e considerate bene ciò che vi diciamo: Siamo venuti per dimostrare a voi e per dimostrare a tutti che Noi riconosciamo la vostra eguaglianza a confronto di tutti gli altri uomini, anche se questi sono più istruiti e benestanti. Voi siete cittadini con pari diritti a tutti gli altri; la società non vi deve trascurare, né disprezzare. Diciamo di più, voi siete cristiani, siete figli di Dio, siete fratelli nella Chiesa di Cristo; avete eguale dignità! Anzi, voi, proprio perché siete poveri, avete una «eminente dignità» (Cfr. BOSSUET); siete più degli altri meritevoli di rispetto e d’interessamento. Voi, nel Vangelo, siete i preferiti, siete avanti agli altri, i più vicini all’amore di Cristo e al grande dono del suo regno. Siamo venuti perciò per salutarvi, per rendervi onore, per rivendicare nella Chiesa e anche nella società civile il posto degno che a voi spetta, e a riconoscere oltre i vostri bisogni (e quanti ne avete!) i vostri diritti naturali: alla casa sufficiente e decente, al pane e al lavoro, alla scuola e all’assistenza sanitaria, alla partecipazione ad un comune benessere, per voi e specialmente per questi vostri figlioli.
Parole dirà qualcuno: e i fatti?

Rispondiamo: sì, sono parole; ma sono parole buone e vere; e Noi vogliamo credere che esse vi portino almeno qualche conforto, Non è un «fatto» anche il conforto? Non è forse di «parole che vengono dalla bocca di Dio» che vive l’uomo, prima ancora che di pane materiale? (Cfr. Matth. 4, 4) L’ha detto il Signore. E così è, perché voi, Noi lo sappiamo, avete bisogno, innanzi tutto, di essere consolati; avete bisogno d’essere sollevati nell’anima. Non avete voi un’anima? un’anima, che vale più del corpo? un’anima afflitta? un’anima capace di vivere dei tesori più preziosi, quelli dello spirito? i tesori della fede, della preghiera, della bontà?
E poi voi sapete che i «fatti» cominciano dalle parole. Anche i fatti, a cui le vostre penose condizioni vi fanno pensare: i fatti economici, i fatti sociali. Questi fatti, cioè il benessere, degno d’un uomo, derivano dalle parole, cioè dalle idee, dai principi, dai buoni ragionamenti. E pronunciare qui le parole che devono preparare i fatti, che voi desiderate, non è già qualche cosa di positivo? Siamo qui, come dovunque andiamo, come avvocato dei poveri: vi dispiace che Noi siamo il vostro avvocato? e che invochiamo qui da coloro che possono e debbono aiutarvi di fare qualche cosa per voi, di fare di più, di fare bene, di fare presto? Vedete: Noi, perché siamo mandati da Cristo, possediamo una ricchezza particolare, possediamo l’amore. L’amore è una forza. Lo vogliamo infondere a voi questo amore cristiano, per vostro conforto, per vostra unione, per vostra speranza; ma lo vogliamo anche infondere negli altri, cioè i ricchi, i responsabili del bene pubblico, i fratelli ed i ministri della Chiesa: se tutti questi si lasciano penetrare maggiormente dall’amore cristiano, non sarebbero più facilmente e più rapidamente migliorate le vostre sorti? senza odio, senza egoismi, senza rivoluzioni e senza ritardi.

Il dialogo, Noi lo avvertiamo, vuole ancora continuare: perché ci si chiede, il Papa non dà l’esempio? Miei cari: accettiamo anche questa domanda. Il Papa, sì, deve dare l’esempio. Ma il Papa non è ricco, come tanti dicono. Noi abbiamo difficoltà a sostenere le spese per i servizi necessari all’andamento centrale di tutta la Chiesa; e poi abbiamo tante necessità, a cui provvedere, in tutto il mondo, quelle delle missioni, per esempio. Ma tuttavia cerchiamo di fare ciò che possiamo, col cuore staccato dai beni economici, e col cuore attaccato ai bisogni dei poveri e dei sofferenti. Non possiamo fare che poco, purtroppo; ma un segno cerchiamo di dare dappertutto del Nostro buon volere. Anche qui, un segno, un piccolo segno, Noi lasceremo. Ma un altro segno, spirituale questo, un grande segno di fede, di speranza, di amore, in nome di Cristo, Noi vi lasciamo: la Nostra benedizione.

 
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