The Holy See
back up
Search
riga

DISCORSO DEL SANTO PADRE PAOLO VI
IN OCCASIONE DEL XXV DEL MOVIMENTO
«RINASCITA CRISTIANA»

Sabato, 2 maggio 1970

 

Diletti Figli e Figlie,

Eccovi due Nostre parole, che diano a questa Udienza il significato ed il valore che le competono, quello spirituale. Noi le rivolgiamo, quasi a colloquio diretto, al gruppo principale, per il quale è stata fissata questa Udienza straordinaria; ma esse possono essere ascoltate e raccolte da tutti i gruppi presenti e da ognuno dei nostri visitatori, perché pensiamo che a tutti ed a ciascuno possano convenire.
Dunque: ci è molto gradito, sullo scorcio di questa intensa mattinata, ricevere il numeroso gruppo di partecipanti al Congresso nazionale del Movimento di Rinascita Cristiana. Salutiamo, con voi, i vostri Dirigenti, e le delegazioni e i rappresentanti venuti da varie Nazioni nell’occasione del XXV anniversario di fondazione del vostro Movimento, nell’intento di fraternità cristiana che anima la vostra comune appartenenza al MIAMSI, cioè al «Mouvement International d’Apostolat des Milieux Sociaux Indépendants».
Siamo particolarmente lieti di salutare anche gli aderenti, qui presenti, dei gruppi giovanili di Rinascita Cristiana, i quali, anche se differenziati da una certa indipendenza organizzativa, rappresentano di fatto l’avvenire del vostro Movimento. Desideriamo esprimere loro la nostra fiducia per l’apostolato, ch’essi cercano di compiere, con lucidità e con generosità, nelle varie forme concrete di vita, che i loro membri condividono con l’ambiente dei loro simili.
Ci fa piacere soffermarci, sia pure per brevi istanti, fra di voi, carissimi figli: per dire a voi tutti il Nostro compiacimento, per confidarvi le Nostre speranze, per esprimervi il Nostro augurio.

VENTICINQUE ANNI

1. Compiacimento, anzitutto: perché avete raggiunto un considerevole traguardo; con uno stile semplice, discreto, silenzioso; ma intelligente, ma sollecito, ma pensoso delle realtà nuove della odierna società, per dare loro una risposta concreta e adeguata. Quasi senza farvi notare - e dunque con spirito prettamente evangelico – avete saputo diffondere il vostro ideale, come il lievito nella pasta, conquistando alle finalità del Movimento schiere sempre più ampie di aderenti, tutti convinti, coscienti, generosi. Venticinque anni fa, prendendo l’avvio dalle macerie di un mondo che sembrava crollato dopo la guerra e dopo la sua spaventosa crisi ideologica e spirituale e morale, voi, col coraggio della logica invincibile che parte dal Vangelo e lo vuole applicare fedelmente nella vita sia individuale che sociale, vi siete messi di fronte alle esigenze che l’amara esperienza fatta e il bisogno di vivere più intensamente e lealmente il Cristianesimo ponevano alla vostra coscienza.
Era necessario che il cristiano rinnovasse decisamente se stesso - voi l’avete avvertito chiaramente - liberandosi dai condizionamenti che talora coartano la piena esplicazione della sua vera personalità, per potere quindi rinnovare il mondo dall’interno, contribuendo con umiltà e con tenacia alla sua elevazione. In questo spirito siete andati avanti ispirandovi, d’anno in anno, agli insegnamenti dei nostri Predecessori e nostri, e sforzandovi, dopo il Concilio, di prendere il vostro posto, nella linea della vostra specifica missione, nell’«aggiornamento» della Chiesa. Per questa fedeltà agli appelli della Gerarchia, i quali esigono ad un tempo rispetto della Tradizione, in ciò che essa ha di inalienabile, e altresì audacia per discernere le vie nuove, noi vi ringraziamo profondamente, carissimi figli.

RESPONSABILITÀ SOCIALI

2. Questo è per noi un grande motivo di speranza.
Ce ne dà fondata ragione il tema del vostro Congresso: «Per una presenza ed un impegno nel mondo di oggi». In questi giorni avete affondato la vostra disamina, con una diagnosi certamente puntuale e acuta, sulla realtà di questo nostro mondo odierno, sulle sue antinomie, sulle sue condizioni. Vi siete chiesti quali interrogativi si pongano, quali preoccupazioni e aspirazioni abbiano gli uomini, i cristiani di oggi, per essere in grado di rispondere loro, di aiutarli a trovare la soluzione giusta, soprattutto per far loro superare quella pericolosa antinomia - indicata da Giovanni XXIII nella Pacem in terris - che oggi si nota nelle istituzioni di ordine temporale, nelle Comunità nazionali di tradizione cristiana, fra l’alto grado raggiunto di perfezione scientifico-tecnica e di efficienza in ordine ai rispettivi fini specifici, e la povertà di fermenti e accenti cristiani. Quel Pontefice ne segnalava lucidamente la causa nella frattura, operatasi nell’animo dei cristiani, «fra la credenza religiosa e l’operare a contenuto temporale»; e invitava pertanto a ricomporre l’«interiore unità», affinché nelle «attività temporali sia pure presente la Fede come faro che illumina e la Carità come forza che vivifica» (Cfr. A.A.S. 55 (1963), p. 297).
In tale paziente lavoro di restaurazione di questa interiore unità compromessa, voi fate anzitutto conto, certamente, dell’azione profonda e incessante della grazia di Dio, il quale opera tutto in tutti; mai voi sapete peraltro che essa deve saldamente inserirsi su tutti quei valori propri, che il vostro ambiente racchiude.

L’UOMO MODERNO A CONTATTO CON CRISTO

Senza tralasciare di guardare in faccia, con estrema chiarezza, alle debolezze e alle deficienze, che possono avere conseguenze tanto più gravi, quanto più grandi sono le responsabilità sociali, voi, al fine di guardare alla realtà con lo sguardo stesso di Dio, dovete in pari tempo discernere le ricchezze, di cui voi e i vostri simili siete i depositari, mettendole sempre di più al servizio della Chiesa e della comunità umana.
3. Il nostro augurio, infine. Ed è questo: lavorate e impegnatevi per rinnovare l’uomo moderno a contatto con Cristo. Abbiamo visto con vera soddisfazione come nel vostro Congresso abbiate fissato la vostra attenzione sulla ricerca dell’uomo nuovo, qual è nel piano di Dio, e quale gli odierni fermenti delineano come l’artefice del domani, l’arbitro di se stesso e del mondo, il dominatore del cosmo. Quest’uomo, non mai come oggi, ha conosciuto, inebriandosene, la sua grandezza, la sua potenza, il suo ardimento, lanciato alla conquista di quanto, in tutti i campi, solo pochi decenni fa sembrava delimitato da barriere invalicabili; egli, peraltro, non mai come oggi, è desolatamente lacerato dalle proprie crisi, dalla propria finitezza e, come dicono, dalla propria incapacità di. comunicare con gli altri, come anche dalle proprie incongruenze interiori, che si traducono all’esterno negli stridenti squilibri, di cui soffre oggi tanta parte dell’umanità. Il Concilio Vaticano II ha tracciato di questa bivalenza dell’uomo di oggi un quadro straordinariamente vivo ed esauriente (Gaudium et spes, 3-10), indicando a quest’uomo che ama e che soffre, che spera e che osa, che si esalta e che si accascia, l’immagine dell’unico Uomo nuovo, destinato a colmare le sue attese, a rispondere ai suoi interrogativi, a portare a compimento le sue aspirazioni: Cristo Gesù, il Salvatore dell’uomo (Cfr. Gaudium et spes, 22).
In questa luce, l’uomo nuovo che voi volete, è colui che, in Cristo, è stato «creato secondo Dio, nella giustizia e santità della verità» (Eph. 4, 24); è colui che, rigenerato nel Battesimo e aperto agli influssi dello Spirito, cerca di essere nel mondo il testimone delle realtà escatologiche, e non per questo meno impegnato a portare quelle terrene al dovuto livello di giustizia, di onestà, di equilibrio, infondendovi quell’amore che solo in Cristo ha l’origine e il modello. Non stancatevi di operare per questo altissimo fine: vi è necessaria a tale scopo una ricca vita spirituale, una sincera ricerca di autenticità cristiana, un rigoroso impegno di donazione, una instancabile e non mai delusa volontà di apostolato.

COMUNIONE DI GRAZIA

«Rinascita cristiana» dice, per noi, tutto questo: perché il mondo non potrà essere rinnovato se i figli consapevoli della Chiesa non saranno essi, per primi, a rinascere ogni giorno in novità di vita, nella comunione della grazia e della liturgia, nell’intimo contatto con Dio, nella carità verso i fratelli, aperti alla brezza dello Spirito, secondo la parola del Salvatore: «Nessuno, se non nasce da acqua e da Spirito, può entrare nel regno di Dio. Ciò che è nato dalla carne P carne, ciò che è nato dallo Spirito è spirito . .. Il vento soffia dove vuole; tu senti la sua voce, ma non sai da quale parte venga e dove vada. Così è di ognuno che è nato dallo Spirito» (Io. 3, 5-8).
Vi incoraggiamo a questo compito esaltante, e oggi tanto necessario, e vi assicuriamo, con la nostra benevolenza, il particolare ricordo nella preghiera, affinché il Signore assecondi la vostra attività, come ha fatto finora, e trovi in voi qualificati collaboratori della chiesa per la salvezza del mondo. Con la Nostra Apostolica Benedizione.

La parrocchia prima comunità ecclesiale

Dobbiamo poi un particolare saluto al gruppo di visitatori Bresciani, provenienti dalla Parrocchia di S. Giovanni Evangelista, dove ha sede la dimora della nostra Famiglia, dalla Parrocchia perciò che è stata e che ancora vogliamo considerare la «nostra Parrocchia» cittadina, tanti sono i ricordi che ad essa ci legano, tanto il bene che noi personalmente ne ricevemmo, tanto è il valore delle memorie storiche e delle opere d’arte che la distinguono, e tanto consolanti sono le notizie dell’attività pastorale, che ivi si svolge e che si sta rinnovando. Il gruppo è principalmente composto dagli oratoriani dell’antico, benemerito, modesto ma ora restaurato e ringiovanito Oratorio parrocchiale di S. Elisabetta, situato nell’ambito della Parrocchia medesima, e da noi tante volte visitato negli anni lontani della nostra giovinezza. Esso celebra il 150° anniversario della sua Fondazione.
È pertanto con particolare affezione, osiamo dire predilezione che noi salutiamo i Fedeli della nostra comunità parrocchiale, e ringraziamo il caro e zelante Prevosto, i Dirigenti antichi e nuovi dell’oratorio, il Consiglio Parrocchiale, e le Famiglie a noi legate da vincoli di parentela e di amicizia.
Vorremmo avere maggior tempo e migliore per trattenerci con loro, ma sappiano questi carissimi visitatori che siamo molto sensibili e molto riconoscenti per il piacere, tanto vivo e tanto spirituale che ci procura la loro visita.
E vorremmo loro dire come questo incontro ci fa apprezzare, possiamo dire per una cordiale esperienza personale, il significato della «Chiesa locale», che il Concilio ha onorato con particolare menzione, tanto a livello diocesano, quanto a livello parrocchiale (Cfr. Lumen gentium, 23, 28; SacrosanctumConcilium, 42, etc.).

Ricordiamo, fra tante, una parola sola, su l’aspetto comunitario e originario della Parrocchia; dice infatti il Concilio: «La Parrocchia offre un luminoso esempio di apostolato comunitario, fondendo insieme tutte le differenze umane che vi si trovano e inserendole nell’universalità della Chiesa» (Apostolicam actuositatem, 10). La Parrocchia inserisce il fedele nel Corpo mistico di Cristo; la Parrocchia è la prima comunità ecclesiale; la Parrocchia è la prima famiglia spirituale qualificata; la Parrocchia è la prima scuola della fede, della preghiera e del costume cristiano; la Parrocchia è il primo campo della carità ecclesiale; la Parrocchia è il primo organo dell’azione pastorale e sociale. Merita il culto, la difesa, l’affezione dei Fedeli; e se anche essa non può esaurire tutta l’attività oggi richiesta per l’apostolato e per la cultura del Popolo cristiano è sempre tuttavia organo indispensabile di primaria importanza nelle strutture vitali della Chiesa.
Tanto più convinti diciamo questo elogio della Parrocchia, quanto più chiaro ne vediamo il merito in questa nostra Parrocchia, alla quale dobbiamo oggi la riconoscenza di questa visita con il dono ch’essa ci porta, - pensate! - una reliquia di San Gaudenzio, Vescovo di Brescia, alla fine del IV secolo, pellegrino in Terra Santa, consacrato Vescovo da S. Ambrogio, Padre della Chiesa, e sepolto appunto nella Chiesa di San Giovanni Evangelista, che allora si chiamava «Concilium Sanctorum» per le reliquie ivi custodite e portate dalla Palestina. Ecco allora perché abbiamo il cuore a questa Parrocchia e perché invochiamo su di essa e sul suo Oratorio con la Nostra Benedizione quella di Dio.

We reserve a special greeting for the group of supporters of the «National Association for Mental Health» from the United States. As We welcome you this morning, We express Our admiration for your charitable activities in this most important and worthy field. We pray that you may be successful in your efforts to bring assistance and happiness to your fellow-man. We invoke upon you all the abundant blessings of God.

                       

top