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DISCORSO DEL SANTO PADRE PAOLO VI
AI PARTECIPANTI AL CONGRESO INTERNAZIONE DI TOSSICOLOGIA

Sabato, 6 settembre 1970 

 

Illustri Signori,

Diamo un cordiale e rispettoso benvenuto a tutti e a ciascuno di voi, convenuti a Roma da vari paesi dell’Europa e dell’America per partecipare al congresso internazionale di Tossicologia che va sotto la denominazione di «Roman International Poison Days», organizzato dall’Associazione «Centro nazionale contro le intossicazioni» e patrocinato dal Ministro italiano della Sanità. Un particolare saluto rivolgiamo al Professor Piero Mazzoni, da Noi stimato, che modera con tanta competenza questo convegno.
La vostra visita risponde ad una Nostra interiore domanda e ad un Nostro intimo desiderio. La domanda: quale titolo abbiamo Noi per interloquire in un Congresso, che tratta di materia scientifica, totalmente estranea alla Nostra competenza? Ed ecco la vostra risposta: noi siamo venuti dal Papa, perché riconosciamo in lui un uomo quant’altri mai votato al servizio degli altri uomini, il «servus servorum Dei», alla cui competenza e alla cui assistenza non sfuggono i nostri problemi scientifici, quando questi toccano la vita umana sotto aspetti morali e spirituali, quali appunto sono alcuni vostri problemi di tossicologia.
E il desiderio: da qualche tempo era Nostro intento che ci fosse offerta occasione di dire Noi pure una parola franca, amorevole e severa insieme, circa la paurosa diffusione di alcuni veleni, che uniscono alla loro perniciosa natura, l’attrattiva di inebrianti emozioni, e costituiscono oggi uno dei pericoli e dei mali più gravi e più minacciosi della nostra generazione; e cioè gli stupefacenti. Questo incontro perciò, mentre ci offre l’opportunità di tributare il Nostro elogio alla vostra scienza, ci stimola ad aggiungere alle vostre conclusioni scientifiche il contributo delle Nostre convinzioni etiche e religiose.

È perciò questo un incontro di cui siamo grati, perché ravvisiamo in voi studiosi altamente versati in materie così importanti e così difficili.
Un farmacologo, infatti, pur dovendo conservare la debita autonomia alla disciplina da lui professata, spazia oggi nei campi più diversi: dalla biologia e dalla fisiologia alle indagini chimiche e chimico-fisiche, tenendo sempre presenti le innumerevoli richieste della clinica e i pressanti problemi posti dalla patologia.
In un quadro così vasto di argomenti, di indagini, di problemi viene a collocarsi una parte particolarmente importante della farmacologia: la tossicologia. Essa, oggi, proprio per le grandi conquiste registrate nei più diversi settori delle scienze biologiche e per le accresciute cognizioni dell’azione farmacodinamica sugli organismi, pone nuovi interrogativi, che si moltiplicano e si fanno più ardui quando provengano dalla nuova branca detta psicofarmacologia. Gli interrogativi, allora, diventano assillanti problemi non soltanto per lo scienziato, che non mai potrà abdicare alla sua dignità di uomo, perché la scienza deve sempre essere al servizio della società umana, ma altresì per il clinico, nell’insonne sollecitudine che deve spingerlo alla cura del malato, e tanto più se questi è ciecamente consenziente alla propria malattia.

Da parte nostra non possiamo che incoraggiarvi a continuare nei vostri studi e nelle vostre ricerche, per la cognizione del vero e per la scoperta di nuovi farmaci che possano prevenire o neutralizzare gli effetti malefici delle sostanze tossiche sì da conferire ai medici sussidi nuovi e nuove tecniche di guarigione.
E poiché in questo contesto voi non potevate non affrontare, come assai lodevolmente avete fatto, il gravissimo problema della droga, consentiteci di esortarvi a porre ogni impegno nelle vostre ricerche scientifiche in questo settore, volte a scoprire i meccanismi biochimici, che danneggiano il corpo e alterano e fiaccano la psiche, e ad approntare nuove tecniche che valgano almeno a sminuirne gli effetti.
Sulla scorta delle vostre conoscenze scientifiche a tutt’oggi acquisite e di quelle a cui vi condurranno i vostri studi e le vostre sperimentazioni, voi potrete inoltre elevare una valida denuncia dei danni, spesso irreparabili, derivanti dall’uso delle droghe, specialmente fra i giovani, per i quali la testimonianza scientifica ha sempre grande valore.

Ben si sa che il ricorso alla droga è la risultante di una serie di cause assai complesse e alle quali sono interessati specialmente i genitori e gli educatori. Ma anche a voi, Signori, spetta un compito di primario rilievo. La vostra voce si levi, alta e autorevole, per portare un avvertimento che muove dalla scienza e dalla coscienza di ciascuno di voi, socialmente impegnati contro i danni che possono incombere alla gioventù, esposta al pericolo di degradarsi nel corpo, nello spirito e nel costume. Ne trarranno ammonimento quanti - per naturale vocazione o per missione responsabilmente assunta - sono tenuti all’educazione della gioventù, ch’è soprattutto azione affettuosa e intelligente per la conquista graduale della vera padronanza di sé, cioè della libertà dei figli di Dio. Il vostro apporto scientifico e la vostra autorità morale potranno inoltre, ove ve ne sia bisogno, sostenere e stimolare ulteriormente i pubblici poteri a condurre senza sosta e con i mezzi appropriati la lotta ingaggiata contro la droga, contro questo che giustamente deve essere considerato uno dei più funesti flagelli dei nostri tempi. Così voi contribuirete alla sanità delle nuove generazioni, sulle quali si fondano le speranze per un avvenire migliore dell’intera società in tutti i campi del vivere civile.
Voi sapete, Signori, che a questo altissimo scopo avete solidale la nostra funzione religiosa e morale di pastori, di educatori e di amici degli uomini, dei giovani specialmente.
Ed è per darvene segno che volentieri vi abbiamo ricevuti, e che diamo alle vostre persone ed ai vostri studi la Nostra incoraggiante Benedizione Apostolica.

                         

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