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PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO
DI SUA SANTITÀ PAOLO VI IN ASIA ORIENTALE, OCEANIA ED AUSTRALIA
CERIMONIA DI BENVENUTO
DISCORSO DEL SANTO
PADRE PAOLO VI
Aeroporto Internazionale di
Dacca,
Pakistan Venerdì, 27
novembre 1970
Vengo a voi come un amico ad amici, come un fratello a fratelli, per dirvi
quanto condivido la vostra pena in questa occasione, quanto mi sento unito alle
famiglie in lutto, quanto vorrei confortarvi con la mia fraterna amicizia.
Vengo a voi come capo della religione cattolica, il cui Fondatore ha fatto
dell’amore fraterno il segno, dal quale sarebbero stati riconosciuti i suoi
discepoli. Vorrei con le mie povere parole esprimervi la profonda compassione e
la volontà di solidarietà, che animano i fedeli cattolici nei vostri riguardi.
Non vengo col prestigio della ricchezza, né con la potenza dei mezzi tecnici;
apprezzo, certo, ed incoraggio i governi e i popoli che, nel mondo intero, si
sono nobilmente mossi per venire in vostro soccorso. La mia partecipazione,
tuttavia, viene dal cuore, perché credo fermamente che noi siamo figli della
stessa famiglia umana. La tristezza che oggi pervade il vostro popolo non deve
volgersi in disperazione: possano queste testimonianze concrete dell’intensa
commozione degli uomini che li spinge a venirvi in aiuto, essere per voi una
luce nell’oscuro periodo che attraversate ed un conforto che vi faccia
riprendere animo e ritrovare la fiducia in un domani migliore. Ai miei
fratelli cattolici, qui presenti, rinnovo l’invito da me lanciato alla notizia
della catastrofe che ha gettato nel dolore questa regione, perché siano accanto
agli uomini di buona volontà che vengono in vostro aiuto. Se le parole che vi
rivolgo hanno qualche eco al di là delle vostre persone, io prego di nuovo i
cattolici, sparsi nel mondo, di voler generosamente far parte dei loro beni a
coloro che hanno tutto perduto.
Ho già chiesto, parimente, all’organizzazione della Caritas Internationalis
e a tutte le Istituzioni cattoliche di soccorso, di indirizzare a servizio delle
vittime della catastrofe le loro iniziative e le loro risorse. Esse siano un
attestato - assai modesto - del grande desiderio mio e dei fedeli cattolici di
alleviare le sofferenze, di sovvenire ai bisogni più urgenti; siano una prova
della nostra comune volontà di associarci al flusso di aiuti internazionali, non
in spirito di competizione, ma per amore fraterno ed in adesione al comandamento
di Gesù Cristo: «Tutto quello che volete che gli altri facciano per voi, fatelo
pure voi egualmente per essi». Presento il mio rispettoso saluto alle
pubbliche Autorità, le quali, nonostante l’attuale sovraccarico di occupazioni,
sono intervenute volentieri a questo incontro. Siano esse assicurate della mia
solidarietà in questa sventura, che colpisce l’intera nazione, e del mio augurio
perché sia rapidamente ed efficacemente trovata la soluzione a tutti gli
innumerevoli problemi che si pongono in questo momento. Prego Dio di
benedire tutte le buone volontà, che si sono commosse al vostro appello.
Assicuro tutti coloro che piangono e tutti coloro che soffrono, quale che sia la
loro religione, della mia supplichevole preghiera a Dio, Signore di tutte le
cose e Padre di tutti gli uomini, perché conceda ad essi il conforto della sua
protezione e la dolcezza del suo amore misericordioso.
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