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PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO
DISCORSO DEL SANTO PADRE PAOLO VI
Manila, Filippine
Cari Figli e Figlie,
abbiamo voluto dedicare a voi, nonostante l’intenso Nostro programma, alcuni
istanti per un incontro speciale. A motivo del vostro impegno d’apostolato,
nella grande varietà delle sue forme, voi siete, per la Chiesa, oggetto di una
particolare attenzione. Animati dalla grazia del battesimo e della cresima e,
per alcuni, del matrimonio, voi avete risposto all’invito di Dio che domanda a
ogni cristiano di essere «un testimonio e in pari tempo un vivo strumento della
stessa missione della Chiesa» (Apostolicam
actuositatem, 2). Sia lode a Dio per questa grande grazia! Che l’animo
vostro sia incoraggiato a perseverare nel vostro impegno, «a modo di fermento,
col vigore del vostro spirito cristiano» (Lumen
gentium, 33). VITA DI FEDE Una certa tendenza vorrebbe limitare la nostra fede ad alcuni atti religiosi. Noi sappiamo quanto i cristiani delle Filippine amino, legittimamente, le manifestazioni esteriori della loro fede. Voi tuttavia non ignorate che è necessario andare più avanti; la vostra fede deve rischiararsi alla luce dello studio della Sacra Scrittura, dell’insegnamento della Chiesa e particolarmente delle direttive dell’ultimo Concilio; essa, infine, per divenire una testimonianza capace di sospingere gli uomini verso Dio, deve tradursi in concreto nella vostra vita. I laici impegnati nell’apostolato, proprio perché cristiani, devono essere i cittadini migliori, i più onesti, i più solleciti del bene comune, e «né la cura della famiglia né gli altri impegni secolari devono essere estranei alla loro spiritualità» (Ibid., 4). VITA DI SPERANZA L’Asia, il continente più popolato del globo, è in movimento. Milioni e milioni di uomini aspirano oggi a migliori condizioni di vita ed inoltre, all’appagamento delle loro inquietudini religiose profonde, che significano sete di Dio. Gli ostacoli immensi che rallentano o impediscono il loro cammino verso questo sviluppo integrale, rischiano di ingenerare sentimenti di disperazione. «I laici devono assumere come loro compito proprio l’instaurazione dell’ordine temporale, dichiara ancora il Concilio. Come cittadini, devono cooperare con gli altri cittadini secondo la loro specifica competenza e sotto la propria responsabilità, e cercare dappertutto e in ogni cosa la giustizia del regno di Dio» (Apostolicam actuositatem, 7). Come potranno raggiungere questa mèta, se non saranno condotti dalla Speranza, dalla certezza fondata sulla forza e sull’aiuto di Dio? Le lentezze, le difficoltà, gli insuccessi non arrivano a far vacillare né a indurre alla ribellione colui che è animato da questa certezza, data dall’alto. VITA DI CARITÀ
L’amore di Dio è inseparabile - insegna Gesù Cristo - dall’amore del prossimo.
L’apostolo deve essere assetato di una carità sempre più vera, più universale.
Il suo amore per i fratelli, specialmente per i più debolii e i più poveri, sarà
ben radicato nell’amore che Dio ha per tutti, particolarmente «per i più piccoli
tra i suoli» (Cfr. Matth. 25, 40). L’amore a Dio non è un’assicurazione
per se stessi: è un’esigenza da partecipare. Il laico impegnato sarà spinto
dalla carità a studiare le situazioni concrete dei suoi fratelli, a essere ricco
di inventiva nell’applicare le soluzioni, preoccupato nel far fiorire i valori
reali .- artistici, intellettuali, religiosi - della cultura del suo popolo.
Assimilata la dottrina della Chiesa, sarà fedele all’obiettivo di ogni autentico
apostolato sociale: un umanesimo aperto ai valori dello spirito e a Dio che ne è
la sorgente (Cfr.
Populorum progressio, 42); terrà presente «che la legge fondamentale
della umana perfezione, e perciò anche della trasformazione del mondo, è il
nuovo comandamento della carità» (Gaudium
et spes, 38). Conservando rapporti di confidenza con la gerarchia, alla
cui opera di apostolato voi date la vostra collaborazione con docilità e nel
dialogo, mettendo a frutto la vostra particobare esperienza, consapevoli di
essere chiamati a santificare il mondo nell’esercizio stesso dei doveri del
vostro stato, voi lavorerete insieme con gli uomini di buona volontà a edificare
una città fraterna, dove l’uomo sia rispettato nella sua dignità unica di
creatura fatta «a somiglianza di Dio» e dove la vita - personale, familiare e
sociale - possa essere ordinata a Gesù Cristo, «termine della storia umana» (Gaudium
et spes, 45; cfr. Apostolicam actuositatem, 20; Gaudium et spes,
40-45).
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