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PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO
RADIOMESSAGGIO
DEL SANTO PADRE PAOLO VI
Manila, Filippine
1. A voi, milioni senza numero di uomini e donne, Nostri fratelli, abitanti
dell’Asia, questo incrocio di culture antiche e moderne, e specialmente a quelli
tra voi che sono i Nostri figli in Cristo, la Benedizione di Dio, Pace e
Fraternità. UNA GRANDE SPERANZA
2. Rivolgendo a voi, la Nostra parola, non può sfuggirci una considerazione,
tanto ovvia quanto meritevole di essere tenuta ben presente. Il vostro
continente, che si estende dai confini della vecchia Europa e dell’Africa al
Pacifico, coprendo poco meno di un terzo della terra offerto a sede dell’uomo, è
abitato da una popolazione che è più della metà dell’intera umanità. Questo
fatto dà, già da solo, un’idea delle proporzioni dei problemi che si pongono ai
vostri popoli, e insieme dice l’importanza - il peso, diremmo - che l’Asia ha
per il presente e ancor più per il futuro del mondo intero. COMBATTERE LE INGIUSTIZIE Così come sentiamo urgente il dovere di esortare tutti i responsabili a combattere decisamente, ovunque sussistono, le ingiustizie nelle situazioni o nei rapporti dei vari gruppi sociali e a dare sempre più forte impulso, con mente e cuore aperti e con ferma mano, alla promozione umana di tutti i cittadini, prestando particolare attenzione alle necessità e ai diritti dei più poveri e abbandonati fra di essi, dagli operai che aspirano a giusti salari, ai lavoratori delle campagne dove spesso è invocata una saggia riforma agraria.
3. Nel rivolgere queste Nostre esortazioni ci sostiene una grande speranza.
Questa speranza, desideriamo dirvelo, oltre che nell’aiuto di Dio o nell’impegno
responsabile di voi tutti, dai più umili ai più elevati nelle loro funzioni,
riposa nella consapevolezza delle virtù e delle qualità naturali che - pur nelle
molteplici differenze fra popolo e popolo - sono comuni alle vostre stirpi, e
alcune delle quali costituiscono per esse quasi un tratto caratteristico. L' OMBRA DEL MATERIALISMO La scienza e la tecnologia sono prova della conquista dell’ordine materiale da parte dello spirito umano. E tuttavia è all’ombra di queste conquiste che il materialismo si cela e ovunque si applichi su larga scala la tecnologia, ivi cerca pure di insinuarsi il materialismo. Tuttavia, con la visione spirituale che è nella vostra tradizione, col vostro senso di disciplina e di moralità e con l’integrità della vostra vita familiare, voi dovete avere la capacità di opporvi al materialismo, fino ad aiutare la civiltà occidentale a superare i pericoli che il suo stjesso progresso rinserra. 4. Il materialismo, però, con tutte le sue conseguenze negative è soltanto il sintomo esterno di un malessere più profondo che al presente affligge larghi settori dlell’umana famiglia: un indebolimento della fede in Dio, o addirittura la sua perdita totale. E quando l’ateismo diventa militante ed aggressivo, come ha fatto, riesce di ancor più grave pericolo per gli individui e per le nazioni. Tutti i popoli timorati di Dio del vostro continente e i loro leaders religiosi debbono affrontare questo comune pericolo. L’Asia, che ha visto nascere grandi religioni mondiali, non deve soccombere all’ateismo. Noi preghiamo e invitiamo voi tutti a unirvi alla Nostra preghiera, affinché la luce e l’amore di Dio preservino i vostri popoli da simile pericolo.
5. Qui è Nostro dovere dire una parola circa la presenza e l’azione della Chiesa
Cattolica fra di voi. E la diciamo tanto più volentieri da questa ospitale terra
delle Filippine, dove la Chiesa Cattolica è da secoli pienamente a casa propria.
Non solo qui, ma in tutte le vostre Nazioni la Chiesa si sente di casa. Ciò che
essa ha da portare anche a voi, il Messaggio di Cristo, cioè, non imposto ma
annunciato con aperta e fraterna parola, offerto alla conoscenza e alla
meditazione della vostra coscienza, non è tale da ,annullare o diminuire in
alcun modo i valori culturali e spirituali che costituiscono vostro prezioso
retaggio. PER I POPOLI SUI QUALI GRAVA LA TRAGEDIA DELLA GUERRA Infatti la Chiesa, in forza della sua essenziale cattolicità, non può essere estranea ad alcuna nazione o popolo; essa è tenuta ad incarnarsi in ogni clima, cultura e razza. Ovunque essa sia, deve affondare le sue radici nel suolo spirituale e culturale del luogo e assimilare ogni valore genuino. I Nostri Predecessori, il Concilio Vaticano II e Noi stessi non solo abbliamo incoraggiato questo movimento, ma ne abbiamo indicato le necessarie direttive. Così, mentre si preserva la ricchezza culturale e l’individualità di ciascuna nazione, la Chiesa Cattolica potrà comunicare a tutte le altre quanto c’è di universale valore in ciascuna di esse, per il comune arricchimento. Cristo e il Suo messaggio hanno certamente un fascino divino che l’Oriente, profondamente religioso, è in grado di apprezzare. La vostra fede e la vostra carità, effondendosi nelle attività della vostra vita quotidiana, possono rendere questo messaggio, e Cristo stesso, visibili e accetti ai vostri connazionali, come a nessuna predicazionme è dato di fare. 6. Questa missione di portare Cristo e la Sua Chiesa vicino agli uomini dell’Asia non appartiene soltanto alla Gerarchia, ai sacerdoti, ai religiosi ed alle religiose, ma a ciascuno di voi, Nostri diletti Figli Cattolici delle varie Nazioni, alle quali ci stiamo rivolgendo. Insieme, voi formate il Popolo di Dio. Insieme voi dovete manifestare il Cristo agli altri. Sull’esempio di Cristo, che è passato facendo del bene (Cfr. Act. 10, 39), i cristiani sono i migliori amici dell’uomo, e la loro fede deve spingerli a lavorare per la santificazione del mondo (Cfr. Lumen gentium, 31) ed a mettersi alla testa di questo indispensabile movimento di solidarietà fraterna, che deve portare a tutti gli esseri umani la soddisfazione delle loro necessità di pane, di impiego, di alloggio, di educazione e la risposta alle loro aspirazioni, alla responsabilità, alla libertà, alla giustizia, alle virtù morali, in una parola, ad un «umanesimo integrale» (Populorum progressio, 42). 7. Non possiamo por termine a queste Nostre parole senza rivolgere un saluto accorato e particolarmente affettuoso ai popoli del vostro Continente, sui quali ancora grava la tragedia della guerra. Il Nostro cuore è oppresso al pensiero delle migliaia di vittime dei conflitti in corso, degli orfani e delle vedove rimasti abbandonati, delle case e dei villaggi distrutti, dei campi devastati, degli odii disseminati ed esplodenti spesso, ancor oggi, in azioni di guerra, così come di terrorismo, alle quali sono esposti anche tanti innocenti indifesi. Noi non abbiamo cessato e non cesseremo di elevare la Nostra voce, in pubblico e nei Nostri incontri con uomini responsabili, perché siano instancabilmente ricercate, con sapiente e tenace buona volontà, le vie per sospendere le ostilità e giungere infine ad una giusta ed onorevole pace, che assicuri tranquillità, libertà e possibilità di una esistenza serena e degna a tutte le popolazioni interessate. Questo appello, questa implorazione, Noi vogliamo anche qui solennemente rinnovare. E a quanti soffrono, a quanti si sforzano di lenire le loro sofferenze, a quanti operano in favore della pace, i Nostri voti più sinceri. 8. Così come di cuore rinnoviamo l’espressione della Nostra profonda partecipazione al lutto gravissimo che proprio in queste ultime settimane ha colpito un grande e caro Paese, il Pakistan, vittima di una catastrofe naturale quali forse non se ne ricordano nei secoli a noi vicini. 9. A tutti, infine, i popoli dell’Asia, ai loro Capi di Stato e governanti, che rispettosamente salutiamo, invocando dall’alto saggezza, volontà e forze sufficienti a garantire il felice e rapido sviluppo delle rispettive Nazioni di questo intero Continente; ai Capi delle religioni dell’Asia e ai loro fedeli, Noi diciamo la Nostra stima per il senso religioso, che essi coltivano con tanta cura per il benessere dei loro fratelli. Ai Nostri figli cattolici, che ancora una volta ricordiamo con affetto paterno, il Nostro augurio e la Nostra Benedizione.
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